05/05/12

Sick Tamburo “A.I.U.T.O”

Full-length, La Tempesta Dischi (2011)
Genere: Alternative/Rock

Spesso si va alla ricerca di dischi che abbiano un’anima, che facciano emozionare, che ricreino il nostro malessere, quello che non raccontiamo per mille ragioni, fino ad arrivare al nostro lato oscuro, spiccato più o meno a seconda delle persone. Ebbene, tutto questo non sempre è legato al metal che trattiamo di solito su questo sito, e in special modo al metal estremo. Questo disco dei Sick Tamburo ne è la pura dimostrazione.

Cosa c’è di davvero differente ad esempio tra un disco dei Lifelover e questo dei Sick Tamburo? Per me quasi nessuna, si cibano entrambe le bands dello stesso alone morboso, cupo, dello stesso gusto cinico e deviato che ognuno di noi ama mettere in atto in continuazione. Ed è proprio da questo che nasce il titolo di questo album, “A.I.U.T.O”, che può essere letto per esteso come “Altamente Irritanti Umani Tecniche Ossessive”. In pratica il disco parla in generale di disagio psichico, di errori e abitudini dolorose e pericolose che l’essere umano compie anche verso se stesso ma che, nonostante vengano riconosciute come negative e distruttive, vengono ripetute quasi con sadico gusto. In pratica ci nutriamo di questo masochismo e a un certo punto arriva un urlo, esternazione del limite raggiunto, il più basso e chiediamo “A.I.U.T.O”.

I Sick Tamburo per chi non lo sapesse sono in pratica i 2/3 dei Prozac+, ovvero il chitarrista Gianmaria Accusani (qui chiamato Mr. Man) ed Elisabetta Imelio (Boom Girl), qui passata alla voce come ruolo primario al posto del consueto ruolo di bassista che ricopriva nella precedente band. Dopo un esordio discreto ma non trascendentale intitolato semplicemente “Sick Tamburo”, uscito nel 2009, tornano nel 2011 con questo nuovo capitolo, “A.I.U.T.O”.
Sin dal vecchio album potevamo notare che l’impalcatura musicale dei Nostri era ancora abbastanza attaccata allo stile Prozac+, ma le chitarre si facevano più dure, i riff meno melodici e più quadrati, le ritmiche molto rigide e martellanti, e la parte dell’elettronica si ritagliava un piccolo ma importante spazio. Quindi riassumendo molta meno melodia rispetto ai Prozac+, a favore di uno stile meccanico, condito dalla voce di Elisabetta, quasi monocorde, molto meno varia rispetto a quella di Eva Poles (che in questi giorni esce con il suo debutto solista “Duramadre”). Ecco, la mancanza di Eva, soprattutto nel primo album secondo me era un po’ evidente e penalizzante se si facevano paragoni coi Prozac+, ma questo nuovo capitolo sopperisce in gran parte a questa perdita.

Ormai i Sick Tamburo hanno intrapreso una loro linea, adesso coerente e decisa, che magari appariva ancora acerba nel debutto, e certe scelte ormai non sembrano più esperimenti ma sono diventati il trademark della band. Ma “A.I.U.T.O” è molto di più. E’ semplicemente ciò che noi teniamo chiuso in un cassetto oscuro, contenente i nostri demoni personali, le nostre paranoie, le nostre abitudini malate, le nostre dipendenze, la nostra disperazione. Perché al di là delle ritmiche incalzanti, delle chitarre ribassate e compresse e di una melodia che ritorna in questo disco ad essere più protagonista, dietro questo disco si respira tanto malessere, inquietudine, depressione e ansia. 

Credo che, come nel caso dei Prozac+, dentro ai Sick Tamburo ci sia molto del mondo interiore di Accusani, da sempre songwriter e autore anche dei testi sin dal primo disco dei Prozac+. In effetti Eva cantava semplicemente dei testi non scritti da lei, ma da Gianmaria, al contrario di quello che pensano tanti…E magari sono quei tanti che hanno sempre snobbato i Prozac+ perché si limitavano a conoscerne solo due o tre brani famosi, etichettandoli poi come gruppo pop punk per ragazzini…Ed anche lì c’era un grande errore di fondo. Perché il seme del malessere che oggi percepiamo in Sick Tamburo scorreva già nelle vene musicali di quella band, così come nei testi, sempre tristi, banalmente parlando. Quanti hanno “cagato” l’ultimo capitolo dei Prozac+ (ad oggi, dato che non si è capito se il gruppo sia definitivamente sciolto o meno) a nome “Gioia Nera”(2004)? Disco a mio avviso bellissimo, commovente, intriso già di umori dark (se non dark-wave), di elettronica a piccole dosi, e appariva molto maturo.

Ed è da li secondo me che si approda all’oggi. “A.I.U.T.O” ha delle canzoni toccanti quanto macabre, ma bisogna prestare solo un po’ di attenzione, quella dote che ormai in un’epoca in cui tutto è veloce e in cui tutti hanno ragione solo se urlano, sta venendo a mancare. Sulla musica c’è poco da dire, Gianmaria Accusani è da sempre un chitarrista non eccelso e non credo gliene importi, ma un compositore DOC, che ha da dire molte cose, e queste cose sono il suo universo fatto di disagio di cui parlavo qualche riga sopra. Con semplici mezzi lui e i suoi compagni confezionano un disco in cui ci sono delle vere perle di emotività. Canzoni come “In fondo Al Mare”, “E So Che Sai Che Un Giorno”, “Con le Tue mani sporche” e “ La mia mano sola” sono puri affreschi di solitudine, di estrema sensibilità che porta allo sconforto, e sanno di mal di vivere in maniera pazzesca. Note e parole sono coltellate per chi prova emozioni simili, perché sembra che a volte loro parlino proprio di te (di me). La voce di Gianmaria in due di questi brani appare finalmente calzante rispetto a quando compariva ogni tanto nei dischi dei Prozac+. Perché oltre a parlare di situazioni tremendamente vere, riesce anche ad essere gradevole e soprattutto a emozionare. A tutto questo aggiungete che il disco oltre ad “accarezzare” con pezzi meno spinti, riparte poi sempre con delle belle mazzate di puro rock energico (“La mia stanza”, “Finchè tu sei qua”, “Si muore di AIDS nel 2003”, “La Danza”, “Televisione Pericolosa”) e finisce con la paranoica e asfissiante “Aiuto Tamburo”, che non può non rimembrare certi Cure, anche l’uso del flanger nella chitarra è molto simile a quello usato dalla band di Robert Smith nei suoi dischi più cupi (e belli per me). Inoltre anche lo stile di Elisabetta, seppur sempre molto "secco e conciso" come nel precedente disco, si apre talvolta a buone varianti che donano dinamicità e melodia ai pezzi.

Che dire, ascolto tonnellate di musica, metal in prevalenza, ma il 2011 è segnato dai Sick Tamburo, così come il 2012, dato che il disco sta reggendo alla grande il tempo. A molti non piaceranno, e magari per partito preso…Io dico solo che questo album ha un’anima grande proprio come il mare citato nella prima canzone del disco. Grazie Sick Tamburo per avermi fatto emozionare così tanto ma…A volte certe cose fa male sentirsele dire anche se sai che sono sempre lì e che forse te le porterai dietro tutta la vita.
Questo non è un semplice disco: è sincerità, cuore, fragilità. Quanti dischi così belli e veri circolano attualmente? Applausi.

Recensione a cura di: Sergio Vinci “Kosmos Reversum
VOTO: 85/100

Tracklist:
1. In Fondo al Mare
2. La Mia Stanza
3. E So Che Sai Che Un Giorno
4. Finché Tu Sei Qua
5. La Canzone del Rumore
6. Si Muore di AIDS nel 2023
7. Con Le Tue Mani Sporche
8. Magra
9. La Danza
10. La Mia Mano Sola
11. Televisione Pericolosa
12. Aiuto Tamburo

www.myspace.com/sicktamburo

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