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27/11/14

GELFISH "Hungry"

EP, Independent
(2014)

Sono sempre stato attratto dalle formazioni che pensano solo a fare musica. Del come, del perchè e del quando se ne fregano. E' per questo che ho sempre ammirato molto di più quei musicisti con batterie scarne e chitarre di poco valore, che però riescono a catturarti con la le loro note, con il loro tocco e la loro passione e fantasia, piuttosto che sboroni con drum-kit larghi come una piscina.
Il mondo è pieno di perfezionisti, di gente che ti dice come vanno fatte le cose, di quale strumento devi usare o di quale sia il miglior splash per batteria. E onestamente a volte si hanno le palle piene di questi discorsi.

I Gelfish da Pescara sono un quartetto, nato come trio di voce-batteria-basso, che ha successivamente incorporato la chitarra nel loro tessuto sonoro. Per me nulla di strano; quando si crea una amalgama giusta che sia il basso a creare i riff o la chitarra non c'è differenza. L'importante è dire qualcosa, e i Gelfish lo fanno, eccome. La tendenza ad essere una band bass-oriented è rimasta, e si può sentire benissimo nella impostazione dei brani, nel ruolo scarno e marginale della chitarra, ma non per questo inutile. I Gelfish sono la classica band imprevedibile, capace di passare da una irruenza quasi punk a una impostazione ragionata e un po' sbilenca, sincopata, schizoide.

Questa band fondamentalmente suona uno stile unico, ma se proprio volessimo trovare dei punti di contatto, sappiate che attingono tanto dalla vecchia scena indie, sia da quello che oggi chiamiamo stoner rock, sia dall'alternative in genere. La voce intona strofe e ritornelli che sanno di punk rancido, mentre la batteria svolge un ruolo importante nel dare dinamica e colore a delle strutture che di primo impatto sembrano semplicistiche, ma che non lo sono affatto. Senza arrivare a vette che definire sperimentali sarebbe troppo, questi Gelfish comunque a modo loro sperimentano, perchè una proposta come la loro è difficile da trovare in giro. La personalità è tutto per loro immagino, così come il soddisfare unicamente la loro pulsione nel tirare fuori la musica che più gli garba e nei modi a loro più consoni.

E' in dischi, seppur brevi, come questo "Hungry", che si scorge l'animo del vero musicista, e non di colui che fa il musicista con la mentalità da impiegato. Se la musica è libera espressione ed arte, i Gelfish fanno musica, e su questo non si discute. Hanno anche una cura dei suoni non disprezzabile, che riesce a far apparire come del tutto normale il fatto che il basso sia il fattore predominante, senza creare particolari stupori, se non in positivo. 
Direi che questa band potrebbe rivelarsi una ottima promessa, in quanto in dieci anni di onorata carriera di recensore (e 20 da musicista, ma questo non importa), difficilmente rimango piacevolmente stupito e catturato dal sound di una band come in questo caso. I Gelfish sono una boccata di ossigeno in un mondo musicale che sta affogando sempre di più sotto schemi ed etichette. Intanto mi metto in attesa per il full-length, ma per ora dico solo: bravi!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
VOTO: 78/100

Tracklist:
1. Inside the everything 4:22
2. No Powers No Responsability 5:03
3.  Night of the living dead 5:11
4. Arkham Asylum 6:21

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