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28/01/15

A2ATHOT - Gestalt

Full-length, Built2Kill Records/Nadir Music
(2015)

One man band italiana questa degli A2athot (pronuncia “Azathot"), che dopo un full-length omonimo autoprodotto del 2012 e un ep, “Trust Your Ear”, uscito nel 2013, arrivano ai giorni nostri con la pubblicazione di questo “Gestalt”, che esce per Built2Kill Records e, a quanto ho capito, rimasterizzato da Tommy Talamanca nei Nadir Studios. La proposta di A2athot è inquadrabile grossomodo come un industrial metal che abbraccia però anche umori dark, new wave, psichedelici e vagamente noise. I riferimenti a band come Depeche Mode, Anathema, Nine Inch Nails, Pink Floyd, Neurosis e altri ancora si fondono abbastanza bene dando vita ad un disco claustrofobico, strisciante e asettico, ma con un buon occhio per il lato melodico-atmosferico. La voce è quasi sempre tenuta su tonalità basse, talvolta quasi sussurrate, i ritmi sono quasi sempre lenti e forgiati su basi elettroniche, le chitarre hanno un ruolo più di rifinitura piuttosto che essere vere e proprie protagoniste, anche se talvolta i riff si fanno più pesanti e oserei dire “robotici”.

La struttura dei brani è molto dilatata e dipinge scenari talvolta sognanti, talvolta lugubri, ma è percepibile sempre un sottofondo di tensione, come se anche la calma fosse solo momentanea o comunque compromessa da un malessere che ha basi solide. Avrei personalmente preferito un prodotto più variegato, perlomeno sotto l’aspetto ritmico, con episodi magari un po’ più ritmati e veloci, ma dalla vita non si può volere tutto, e brani dal grande impatto emotivo come “Hiding in a glass house”, “Cutting Knives”, e soprattutto le inquietanti “Maybe it’s notup to us” e "Blanket" (quest'ultima con richiami ai The Cure di "Pornography"), a mio parere dimostrano che questo musicista ha davvero qualcosa da dire, e se lo ha fatto in questa precisa maniera era perché questo era il suo obiettivo. Se dobbiamo premiare il talento e l’audacia, questo album merita una valutazione molto positiva, mentre sotto l’aspetto compositivo forse c’è ancora qualcosina da poter sviluppare meglio, per rendere il tutto ancora più efficace e trascinante, e perché no, di più ampia fruibilità (ma questo dipende anche dal volere dell'artista in questione).

Un disco in definitiva interessante questo “Gestalt”, che perlomeno dimostra che qualcuno ha ancora il coraggio di osare e di non fermarsi sempre e solo su uno stile unico e popolare. Il disco infatti, pur muovendosi in generale su basi electro-industrial (e quindi ipoteticamente di larga presa), si dimostra ostico e di non facile assimilazione, forse perché ingloba anche altri stili come il doom e l’avanguardia, che si ritagliano spazi importanti. Era facile quindi cadere nel tranello del “malloppone” senza capo né coda, ma fortunatamente non è questo il caso degli A2athot. Opera sicuramente con un suo perché e che rivela il suo valore con il crescere degli ascolti.

Recensione a cura di: Sergio Vinci “Kosmos Reversum” 
VOTO: 70/100

Tracklist:
 1. Intro 01:53
2. Wrong Way 04:24
3. Hic Et Nunc 04:21
4. Is This Brutal? 03:51
5. Cutting Knives 09:03
6. Hiding In A Glass House 06:52
7. Maybe It's Not Up To Us 04:07
8. (M) 13:29
9. Blanket (feat. Garo on violins) 05:28
DURATA TOTALE: 54:25

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