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lunedì 30 novembre 2015

ZAIBATSU - Zero

Full-length, Spingitori Records
(2015)

Bel disco davvero questo degli Zaibatsu! Un lavoro che riesce ad evocare il meglio del rock alternativo degli ultimi venti anni, muovendosi tra stoner e vaghi retaggi grunge, ma dove tutto assume connotati particolari, come cercherò di spiegare. L'aspetto davvero interessante di quest'opera è che sembra di trovarsi di fronte ad una band che si diverte a jammare in sala prove, lasciando fluire le idee nella maniera più naturale possibile. Tutto questo permette da un lato di avere a che fare con un lotto di pezzi spontanei, freschi, ma allo stesso tempo mai banali e abbastanza strutturati.
L'influenza delle band in cui ha militato e milita Josh Homme è evidente, anche nell'uso di una voce che rimane leggermente in disparte ma che ricorda da vicino, a livello di timbrica e metriche, quella di formazioni come Kyuss o Queens Of The Stone Age. 

Se volessimo evidenziare una differenza abbastanza palese rispetto alle band citate poco fa e al loro relativo approccio alla musica, potremmo dire che gli Zaibatsu appaiono meno lineari ed hanno una propensione a tempi di batteria più contorti, e questo si riflette nelle strutture dei brani, che presentano in generale un gran bel tiro, ma che grazie ad una sezione ritmica varia e imprevedibile, riescono a colpire e soprattutto a non stufare. Sono frequenti dei break e delle ripartenze, delle fasi in cui la band quasi tocca terreni direi "sperimentali", vicini a certe cose definibili come "post-rock" (ma anche "post-metal"). Le atmosfere a volte si fanno rarefatte e la band si avvicina per certi versi a cose più progressive (anche se loro si definiscono prEgressive Rock), non tanto da intendere come genere musicale in sè, ma per l'andamento di alcuni brani che si presenta in divenire, e dove gli Zaibatsu sono abili nell'inserire elementi man mano che il pezzo si sviluppa, non accontentandosi assolutamente di limitarsi a formule di facile assimilazione, ma cercando una via personale e tutto sommato anche un po' contorta. 
I riff di chitarra infatti molte volte appaiono "spigolosi", la batteria ha una impostazione quasi "jazzata", e questo crea un sali e scendi di emozioni e colori molto interessanti.

In dischi come questi è difficile consigliare dei brani in particolare, perchè a mio avviso bisogna prendere l'opera nel suo insieme, proprio perchè la musica va al di là della forma canzone, ma cerca di fluire libera e senza troppe limitazioni. Come dicevo in apertura, dischi come questi non sono facilmente classificabili, e l'unica definizione che mi viene in mente per descrivere la musica degli Zaibatsu, è quella di jam session eseguita però con grande consapevolezza di quello che si vuole ottenere, e questo costituisce il punto forte di questo "Zero". Un disco difficile, sfaccettato, atmosferico e a tratti frammentario, ma in cui tutto alla fine combacia. 
Non era compito facile ma questi tre ragazzi romani ci sono riusciti, quindi non rimane che aspettare ulteriori sviluppi, ma i segnali sono più che incoraggianti.

Recensione di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 72/100

Tracklist:

1. Plastic Machine Head
2. Oppenhaimer’s Sister
3. Chemtrails
4. Mantra 3P
5. Pirates
6. Gnomes
7. Technocracy
8. Abac
9. Starless
10. Collateral Language

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