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giovedì 11 febbraio 2016

ABYSMAL GRIEF - Strange Rites of Evil

Full-length, Terror from Hell Records
(2015)

Benvenuti al funerale! Tornano i genovesi Abysmal Grief e tornano più oscuri che mai, carichi di nere sonorità e funeree visioni. "Strange rites of evil" è il titolo di questa loro ultima fatica uscita per la vercellese Terror from Hell Records. Chi già li conosce non si aspetti nulla di nuovo, questo album è la giusta continuazione del precedente "Feretri", quindi Doom Metal ossessivo accompagnato come sempre dall'organo, strumento non di secondo piano per quest'opera.

L'iniziale "Nomen Omen" apre il cancello del cimitero e ci invita a proseguire lungo la stradina di sottile ghiaia per dieci minuti poi ad un certo punto mentre si è tutti riuniti dietro al feretro si apre "Strange Rites of Evil" title-track che ci fa sentire il ritornello più nero di sempre dove Labes C. Necrothytus ci delizia con la sua soave vocina proveniente da dentro la bara e, lo possiamo immaginare, mentre urla a tutti i presenti: "Devoted to strange rite...".
Proseguendo nell'ascolto ci si imbatte in "Cemetery" (guarda caso, siam quasi a metà album e già ci troviamo dentro al cimitero) song molto più anni '70 inizialmente supportata da chitarre che con la loro cavalcata lentissima non fanno altro che far accrescere l'ansia e il disagio. C'è pure lo spazio per una cover ed è "Child of Darkness" degli americani Bedemon, song già nell'originale tetra che i nostri non fanno che rendere ancora più oscura (per chi non lo sapesse è una canzone di metà anni '70 molto vicina alle sonorità dei Black Sabbath).
"Radix Malorum", ossessiva nel songwriting con il suo riff perpetuo ci riunisce per l'ultimo saluto alla salma mentre il becchino comincia a riempire la fossa. Siamo pronti per abbandonare il cimitero e assaporare l'ultima canzone "Dressed in Black Cloaks" che a mio avviso può essere il punto di vista del morto e non degli astanti, l'intro della canzone ci fa sentire distanti dal mondo terreno, attoniti, spaesati ma ancora inconsapevoli, cosa che poi diventa una certezza quando inizia la vera canzone, è soltanto una lunga discesa (13 minuti) verso l'oscurità più assoluta, song lentissima, pesante, un "dolore abissale".

Per tutti gli amanti del doom questo è un album da prendere, inserire nel lettore, spegnere la luce e premere play, gli altri ne stiano alla larga! Un ultimo appunto: nel mio player tutte le canzoni durano i loro svariati minuti, più 13 secondi . Scelta casuale o vi è qualche significato nascosto? Non lo sapremo mai, d'altronde anche la musica è uno "Strange Rites of Evil".

Recensione a cura di: L.Skarn
Voto: 78/100

Tracklist:
1. Nomen Omen 10:12
2. Strange Rites of Evil 07:12
3. Cemetery 05:12
4. Child of Darkness (Bedemon cover) 05:12
5. Radix Malorum 06:12
6. Dressed in Black Cloaks 13:12

DURATA TOTALE: 47:12

SITO UFFICIALE

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