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mercoledì 16 marzo 2016

MEN OF MAYHEM - Inner Freedom (Review)

Full-length, Independent
(2016) 

I Men of Mayhem sono formati da quattro elementi che a loro volta militano in altri progetti (del torinese), si sono riuniti per portare del sano stoner nelle vostre case, nelle vostre auto, ma soprattutto nelle vostre orecchie; eh sì perché I Men of Mayhem hanno sviluppato un sound orientato allo Stoner Rock che incorpora vari elementi al suo interno, più o meno correlati tra loro come il Blues e la psichedelia. Mantengono un approccio sempre diretto e aggressivo, caratterizzato da un riffing colmo di fuzz che vi lascerà sperduti in un deserto americano. Il debut album intitolato "Inner Freedom" è uscito a febbraio, è composto da nove tracce di cui una, è la cover di "Green Machine" dei più noti Kyuss.
Dopo un paio di ascolti mi son reso conto che il gruppo ha qualche qualità che potrebbe valorizzare, cioè la capacità di risultare trascinanti senza essere troppo pesanti nel suono, come ad esempio nella prima traccia “Observe the Law” nella quale i nostri sprigionano una grinta assai travolgente. Le successive “Liar” e “Salvation” sono molto “rock” come approccio, caratterizzate da ritmiche comunque essenziali e dirette. Atmosfere più aggressive si possono ascoltare in “Undead Army”, dove il riffing grezzo e fuzzoso è onnipresente; anche il doom si può percepire grazie ai rallentamenti, che vengono naturali mentre si suona in questo modo. Buono l’assolo, di matrice blues e senza troppi fronzoli dentro. In “Inner Freedom” i nostri si rifanno alla scuola dei Kyuss, e ci portano un mare di sabbia e di grinta. Il brano è costruito su una semplice ma efficace ritmica dal sapore doom/stoner, dove i riff fuzzosi ci faranno scuotere la testa a tempo. Buon pezzo che riporta in quegli anni novanta, almeno come sensazione personale.

La sesta traccia “The Fighter” include un po’ tutte le caratteristiche doom/stoner e rock che gli Uomini del Caos incorporano nel proprio stile. Brano movimentato dove anche le parti soliste hanno uno spessore e le ritmiche risultano intriganti, poiché hanno come compito quello di farci esaltare e “sballare”. Bel pezzo che coinvolgerà più fasce d’ascoltatori. Stessa storia per la successiva “Cold Damnation”, con l’unica differenza sostanziale che questa è costruita più su un giro blues adagiato su ritmica shuffle, per rendere l’idea. Nella penultima canzone “Magyar Queen”, i nostri abbandonano i classici schemi stoner, per rifarsi di più ad un Rock/Blues alla Soundgarden dei primi periodi, dove anche il doom dei Sabbath si incrocia con i riff più ignoranti e grezzi dell’Hard Rock. Avremo una sezione più spedita, caratterizzata da un riffing più “Heavy Rock” nello stile dei Black Sabbath di "Master of Reality", infognato ma deciso. L’ultima traccia è la cover di "Green Machine" dei Kyuss, riadattata (quanto possibile) nello stile più “grezzo” dei nostri. 
Spero di aver colto la vostra attenzione! Alla prossima, stay Rock!

Recensione a cura di: Matteo "Doommaster" Perazzoni
Voto: 75/10 

Tracklist:
1. Observe The Law 03:26
2. Liar 02:46
3. Salvation 03:56
4. Undead Army 03:03
5. Inner Freedom 03:48
6. The Fighter 02:58
7. Cold Damnation 03:23
8. Magyar Queen 04:31
9. Green Machine (Kyuss cover). 03:51

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