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giovedì 14 aprile 2016

DESOLATOR - Spawn of Misanthropy (Review)

EP – Independent 
(2016)

Perfetta aderenza ai canoni del genere. Atmosfere marcescenti. Impatto sonoro terremotante. Ecco tre delle principali caratteristiche di “Spawn of Misanthropy” EP di purissimo Death Metal vecchia scuola marchiato Desolator, band svedese in attività dal 2009 e giunta ora, agli albori del 2016, alla sua seconda uscita discografica dopo un primo full-lenght nel 2013.


A livello di produzione, c’è da dire che i suoni sono nitidi e potenti, d’impatto come ci si aspetta da una band di questo genere e con qualche anno di esperienza alle spalle, ma le chitarre soliste sono davvero troppo, troppo sacrificate. La resa finale resta godibile, ma molte armonizzazioni, e gli assoli stessi, rischiano di perdersi nel muro sonoro, e questo è un peccato.

Dopo in brevissimo intro parlato, ecco “Illusions of Grandeur” calare su di noi. Doppio pedale a tappeto, riff tritaossa e le chitarre zanzarose della coppia Joakim Rudemyr/Stefan Nordström sono gli ingredienti principali della opener, deliziata da un piacevole assolo sorretto dagli interessanti spunti batteristici di Victor Parri. Segue la ben più feroce e tecnica “The Faceless God”, brano blastato che risente di influenze chiaramente behemothiane anche nel testo. Un bel pezzo, ma che non riesce a lasciare un segno tale da non essere spazzato via dall’incedere marziale dell’intro di “Sectarian Breeed”, che sfocia invece in una stimolante strofa atmosferica prima di evolversi ulteriormente, tra assalti all’arma bianca e rallentamenti a metà tra Nile e Vader.

Chiude questo EP la lunga “Dark Epitaph” (ben 8 minuti per lei), che parte lenta, cadenzata, amareggiata. Nonostante i bpm bassissimi, questa canzone riesce a mantenere una intensità rarissima per tutta la sua lunga durata, aggiungendo un approccio Doom-Death e sollevando quindi le sorti di un EP che, per quanto bello, piacevole e ben fatto, mancava forse di un tocco personale. Una conclusione davvero di classe, non c’è che dire.

Si tratta comunque di un lavoro destinato agli estimatori del genere, ma che dagli stessi non potrà che essere apprezzato: nulla di nuovo, ma perlomeno fatto come si deve!

Recensione a cura di Venconus
Voto: 72/100

Tracklist:
01. Illusions of Grandeur  05:12
02. The Faceless God  04:05
03. Sectarian Breed  05:39
04. Dark Epitaph  08:01
Durata totale: 22:57


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