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giovedì 14 aprile 2016

LUCIFER’S HAMMER - Beyond The Omens (Review)

Full Lenght - Shadow Kingdom Rec.
(2016)

“Be aware that this isn't pantomime: Lucifer's Hammer are the real deal”. Così recita un passo delle note di presentazione di “Beyond The Omens”, full length di debutto dei cileni Lucifer’s Hammer che segue il demo professionale prodotto nel 2013 dalla stessa etichetta, la Shadow Kingdom.Ovvio che il mestiere della label è quello di vendere il prodotto, mentre il “mio” è quello di verificarne l’autenticità (per quanto possibile) quindi lo scetticismo è sempre d’obbligo, sulle prime. Dunque?


È presto detto: i Lucifer’s Hammer mi sono stati simpatici sin dal primo ascolto, proprio perché non scevri da piccoli difetti che li rendono – se possibile – ancora più “veri” e genuini, e che di sicuro allontanano lo spettro della band costruita “a tavolino”.

Devo anche dire che il nome mi aveva ampiamente tratto in inganno, facendomi pensare ai Warlord e ad un qualche combo dedito al verbo dello US Metal nell’emisfero australe. Invece, pezzi come l’opener “The Hammer of the Gods” o “Dying” puzzano di Angel Witch lontano un miglio (complice un timbro vocale in qualche modo reminiscente di Kevin Heybourne), con il riffing che si mantiene secco e “in your face” e le sezioni di chitarra solista che ricordano molto i primissimi Iron Maiden. Dunque, buona parte del “peso” della band sembra scivolare verso la NWOBHM, sebbene l’altra sponda dell’Atlantico faccia capolino nei ritmi marziali di “Shinning Blade” [sic], vicini all’operato della produzione solista di Ronnie James Dio, nella scanzonata “Nightmares” o magari nel proto-speed di “Black Mysteries”, di chiara derivazione teutonica ma con importanti echi di Riot e Warlord.

Così, “Beyond The Omens” si snoda in otto tracce per circa quaranta minuti che faranno la gioia degli appassionati di certe sonorità “di passaggio”, toccando a suo modo alcuni picchi su “Lucifer’s Hammer” – le cui potenti rullate accompagnano un susseguirsi di assoli maideniano fino al midollo – o sulla title track conclusiva – densa di quell’epicità un po’ datata e senza fronzoli che animava i pionieri britannici del genere e che forse si è persa un po’ per strada nel corso degli anni che si sono susseguiti nel fatidico decennio. Ecco, dato che quello appena menzionato per me non è affatto un difetto (tuttavia, invito i modernisti a stare lontani…) non resta che puntare il dito sulle linee vocali di Hades, che in più punti appaiono come il punto debole della proposta, aderendo in pieno agli stilemi della NWOBHM a scapito magari di una maggiore incisività. Un piccolo particolare, su cui si spera la band lavorerà in futuro: per ora, godetevi questo bel dischetto che ricomincia proprio dove i grandi si erano fermati, a testimonianza del grande fermento underground che anima proprio quelle che sono considerate le “periferie” dell’heavy…


Recensione a cura di: schwarzfranz
Voto: 80/100


Tracklist:
01. The Hammer of the Gods
02. Lucifer's Hammer
03. Dying
04. Shinning Blade
05. Black Mysteries
06. Nightmares
07. Warriors
08. Beyond the Omens




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