27/09/16

BOLGIA DI MALACODA "La Forza Vindice Della Ragione" (Review)

Full-length, Independent 
(2016)

A neanche tre anni dal loro EP di esordio, eccoci di nuovo alle prese con gli istrionici e danteschi Bolgia Di Malacoda, gruppo che arriva dalla Maremma Toscana più profonda, ossia Grosseto. Le caratteristiche principali del gruppo sono la voce di Ferus, che ricorda, e speriamo nessuno me ne voglia, il De Andrè più struggente e del primo Pelù, col suo andare davvero teatrale e variopinto (se mi passate il termine), decisamente molto ispirata e che conduce e guida il gruppo su coordinate sullo stile dei primi Litfiba (quelli dei demo, quindi new wave, bagnati nel primo dark inglese e non quelli smaccatamente commerciali), con pezzi come “Nel dubbio vedo nero” e “Introspettiva d’ottobre", quindi nel pieno degli stilemi del rock sperimentale italiano. Certo se olessi fare il figo (hahaha) potrei descriverli post rock e/o black metal scandinavo e farei, probabilmente, la mia porca figura! E' chiaro che detto così sembra decisamente assurdo, ma il gruppo riesce a prendere questi spunti ed ispirazioni e riesce a creare un suo particolare suono mantenendo attivo il contrasto fra la voce e le chitarre. Lo so, e mi ripeto, non hanno un suono metallico al 100%, ma se ce l'hanno, forse, è nello spirito. Come poc'anzi dicevo le chitarre sono la parte più metallica dell’album, ricordandomi paradossalemnte gli Slayer di “Diabolus in musica”.

Un gruppo molto caldo, quasi luciferino, i nostri Boglia Di Malacoda. Si sente un qualcosa di pestifero e sexy, quasi teatro del grottesco. Ed è lì che si trova il pezzo più vicino ai miei gusti metallici, ossia la tosta “Bimba mia”! Una proposta quindi che si basa su chitarre sguaiate del duo Pacciani e Papi, sicuramente la parte più metallara dell'insieme, molto affascinanti, che ti prendono e ti portano nei primi anni ’80 con ritmiche ossessive, ipnotiche che ti ammaliano e ti portano su sonorità folli, come il sapore orientalaleggiante e schizoide di “Malacoda”, oppure nel manifesto sonoro del gruppo, “Un metro da decebalo”, dove le varie anime e sfaccettaure del gruppo che coesistono escono finalmente allo scoperto! Lo so, non è forse un gruppo adatto ad un pubblico prettamente metal, ma percepire i sapori alla Capossela, quello più teatrale e sanguigno nel pezzo in questione, a me piace eccome! Per usare un paradosso, è come se gli ultimi trent’anni di musica rock italiana venissero condensati e compressi tutti qui!

Da sentire pure “Attent’al prete” dove la boria sarcastica dei toscanacci esce in tutto il suo splendore! Colpisce comunque il titolo dell’album, dove viene citato persino Il Carducci, ed addirittura mettere in musica il suo “Inno a Satana”. Diciamo quindi che qua o si è massacrati e si finisce negli inferni, oppure si sale come una stella luminosa brillante ma mooolto luciferina! E spero proprio che risplendano presto!

Recensione a cura di: Ivano "Bata" Invernizzi 
Voto: 75/100
 
Tracklist:
1. Inno A Satana
2. Nel Dubbio Vedo Nero
3. Malacoda
4. Bimba Mia
5. Adremoida
6. A Un Metro Dal Decebalo
7. Attent'al Prete
8. Introspettiva D'Ottobre
9. Così Passa La Gloria Del Mondo
10. Le Lune Storte
 

1 commento:

  1. ai piu attenti non sara sfuggito su you tube il video dell'inno a Satana estratto da una poesia del carducci https://www.youtube.com/watch?v=00hp6nsc-zY

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