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14/11/16

TRE CHIODI "Murmure" (Recensione)

Full-length, Overdub Recordings
(2016)

Stoner, grunge, alternative, psichedelia. Tutti questi generi fusi in un suono che è in continuo movimento, che non si pone barriere, ma cerca di esprimersi con personalità e umore in bilico tra rabbia e voglia di non conformarsi a nulla. I pezzi stessi che compongono questo album si discostano abbastanza dalla classica forma canzone, per svilupparsi sempre su terreni inediti in cui la lingua italiana calza a pennello, in quanto esalta con dei testi caustici e diretti l'ispirazione dei Nostri, dettata dalla curiosità di indagare la materia della quale è composto il corpo umano. E' per questo che ogni brano prende il nome e l'ispirazione da una parte del nostro corpo.

Tra sferzate di chitarra taglienti rimembranti il buon grunge d'annata, si erge la voce di Enrico (chitarra e voce), che si esprime su tonalità alte, a volte a-melodiche, a volte narrate, sempre comunque tesa e venata di disagio, criticità e riflessione. I brani tra loro si presentano eterogenei e potremmo arrivare a definire il tutto come una sorta di crossover, ovvero l'unione di più stili, che si compattano tra loro per darci un sound di difficile catalogazione, in cui è possibile sentire influenze molto disparate: dai Nirvana ai System of a Down, ai Coheed and Cambria, ai Marlene Kuntz, agli At The Drive In, ai Verdena, ai Perl Jam, ai Kyuss e altri ancora.
Insomma, i riferimenti potrebbero essere ancora molti, ma credo abbiate capito che questa band è adatta solo per coloro che dal rock ricercano originalità e sperimentazione. Come accennavo, c'è in particolare un elemento che si erge come più partcolare fra tutti, ovvero la voce del cantante chitarrista Enrico. Le sue vocals sono peculiari e le metriche non si palesano mai in qualcosa di veramente orecchiabile. Questo genere di voce andava molto in voga negli anni Novanta in Italia, in acts come i già citati Marlene Kunts o Afterhours, anche se nel caso dei Tre Chiodi la lezione dei Verdena è stata ugualmente importante. Personalmente credo che una voce più centrata su una maggiore fruibilità "melodica", e non continuamente alla ricerca della particolarità con la mano volta all'intellettualità, sarebbe stata migliore e avrebbe reso i brani più accattivanti. Su questo aspetto credo che la band dovrebbe lavorare, anche se mi rendo conto che scelte di questo tipo siano state magari ponderate accuratamente e che difficilmente verranno stravolte.

Un disco quindi in generale non male questo dei Tre Chiodi, che pecca un po' in compattezza, nel senso che spesso la voglia di sperimentare porta la band a perdersi e a non ritrovare sempre il fulcro del discorso musicale da cui era partita. In ogni caso questo è un disco adatto per chiunque cerchi un sound non stereotipato e che guardi senza paura a delle soluzioni musicali impervie ma accattivanti. 
Alla lunga potremo sapere se l'audacia dei Tre Chiodi li ripagherà in questo senso, ma per ora la band rimane sospesa in un limbo non del tutto definito e in "attesa di giudizio".

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 62/100

Tracklist:
1. Trago
2. Lingua
3. Anche
4. Cuore
5. Denti
6. vertebra
7. Orbite
8. Colon
9. Capelli

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