24/05/17

CLUSTERSUN "Surfacing To Breathe" (Recensione)

Full-length, Seahorse Recordings
(2017)

I Clustersun si formano nel 2013 a Catania. Con il primo singolo autoprodotto Be Vegetal guadagnano subito l’attenzione di Dave Allison della indie label americana Custom Made Music, che inserisce il brano nella compilation CMM Summer Sampler. Danno quindi alle stampe con Seahorse Recordings il primo LP Out Of Your Ego (2014), con ottimi riscontri di pubblico e critica. L’album viene supportato da un tour che porta la band etnea sin negli Stati Uniti (con date a New York, Boston, Philadelphia e altre località della East Coast), consacrandola tra le realtà più interessanti della nuova scena shoegaze internazionale.

Il disco è aperto da "Raw Nerve", un pezzo in cui dark e shoegaze si intrecciano per un risultato davvero sorprendente. Voci quasi spettrali si uniscono a un tessuto sonoro vischioso e vagamente minaccioso. "Antagonize Me" è sorretta da ritmi incalzanti di batteria e atmosfere sempre abbastanza cupe. Le chitarre e le voci sono quasi stravolte dall'ampio uso di effetti, e il tutto crea una amalgama decisamente atmosferica e misteriosa.
Si prosegue con "Lonely Moon", che è una rappresentazione meno cupa della band, ma direi che con questo brano si toccano vette di emozionalità altissime. Il tessuto creato dalle tastiere sorregge l'ottimo lavoro degli altri strumenti. Bellissima!
Difficile mantenere i livelli altissimi finora raggiunti, e infatti abbiamo un piccolo calo qualitativo nella buona, ma a mio avviso inconcludente "The Whirling Dervish", dove la band alterna una prima parte di canzone riflessiva ad un finale più "movimentato". Non male comunque anche questo brano, ma come dicevo non al livello dei tre precedenti.

Si riprende quota con "Don’t Let The Weigh of Your Soul Drag You Down", una strumentale sognante e molto particolare, dove la band tocca ancora più da vicino i territori puramente sgoegaze, con percussioni quasi tribali nella parte iniziale del brano (in realtà si tratta di semplici tom di batteria). I piatti pian piano crescono, il ride si arricchisce di altri rintocchi sui crash e il brano prende il volo. Ecco che arriviamo alla titletrack, "Surfacing to Breathe", più dura e ritmata, a cui segue "Emotional Painkiller", aperta da un basso distorto da un effetto flanger, e con gli altri musicisti che forse vogliono mettere un po' di The Cure dei primi anni Ottanta nel loro sound.
"Event Horizon" chiude il disco all'insegna di un sound che nella parte iniziale sembra addirittura voglia toccare la dark-cold wave. Davvero suggestiva questa canzone, che mi ha ricordato un artista italiano quasi sconosciuto, a capo del progetto Words and Actions, ma in questo caso vi è molta più melodia tra i solchi del brano, lasciando però serpeggiare un senso di inquietudine abbastanza marcato.

L'influenza di band come The Cure, Bauhaus, Slowdive, My Bloody Valentine,  The Jesus And Mary Chain, The Brian Jonestowne Massacre, Spiritualized, e altri ancora è presente in questo disco, ma dobbiamo dare atto ai Clustersun di aver realizzato un lavoro di spessore emotivo notevole, dove una musicalità apparentemente criptica si rivela invece come arma vincente di un sound personale, toccante e non convenzionale. Complimenti vivi, perchè la musica è emozioni, e questa band ne regala in grandi quantità.

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 85/100

Tracklist:
1. Raw Nerve
2. Antagonize Me
3. Lonely Moon
4. The Whirling Dervish
5. Don’t Let The Weigh of Your Soul Drag You Down
6. Surfacing To Breathe
7. Emotional Painkiller
8. Event Horizon

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