22/10/17

SAMAEL "Hegemony" (Recensione)

Full-length, Napalm Records 
(2017)
 
E' praticamente dal 1999 che ogni uscita dei Samael è accompagnata da un forte sentimento di delusione. Non che abbiano mai scritto un disco veramente brutto o fatto qualcosa di disdicevole, ma mai nessun lavoro è più riuscito anche solo ad avvicinarsi a quell'immenso capolavoro che è “Passage”, una vera e propria pietra miliare nell'evoluzione del genere. I Samael sono sempre stati definiti come un gruppo black metal, e questa definizione calza ancora a pennello; ma lo sono sempre stati a modo loro, molto più legati alla first wave del genere in quella che, a ragion veduta, è una personalissima reinterpretazione dei seminali lavori dei Celtic Frost.
 
Questo “Hegemony” risulta essere il disco stilisticamente più vicino a “Passage” di qualsiasi cosa mai fatta dal 1996 ad oggi, meno eterodosso nelle sue scelte stilistiche ma nemmeno un ritorno alle asperità degli esordi che fu “Above”. Quindi troviamo specialmente mid-tempos, caratterizzati da riff quadrati e glaciali, la cui marzialità è amplificata dal continuo e costante ricorso a tappeti di tastiera che, nel loro mimare dinamiche sinfoniche, non fanno nulla per nascondere la loro sinteticità. Cattivi come sempre, con la voce di Vorph che gracchia come ci piace, ma oramai costantemente dediti a tematiche più solari e positive di quanto non accadesse all'inizio. La band svizzera è anni luce lontana dal satanismo cattivo ed antagonista che li caratterizzava all'inizio e che è diventato il cliché intramontabile del black contemporaneo, preferendo un approccio più esoterico e filosofico – in fondo, è dai tempi di “Shining Kingdom” che predicano l'introspezione come mezzo per trovare la serenità e l'armonia.

E però, come dicevamo in apertura, “Hegemony” è anche una mezza delusione, perché, come quasi tutti i dischi che lo hanno preceduto, non regge ai ripetuti ascolti. Personalissimo, a tratti sinceramente artistico, ma alla lunga – ed è questo che porta ad un capolavoro – annoia un po', soprattutto nella seconda metà. Brani come “Hegemony”, “Samael” o “Black Supremacy” colpiscono da subito, “Red planet”, “Rite of renewal” e Angel of wrath” crescono molto, ma appunto la ciccia è quasi tutta concentrata nella prima metà del disco e, man mano che si prosegue, si ha la netta impressione di un calo – sensazione, questa, che ha accompagnato spesso i loro lavori fin dall'epoca di “Eternal”.
Un disco eccellente, purché ci si rassegni che, come spesso capita, tempi migliori non torneranno più.

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 77/100
 
Tracklist:
1. Hegemony 03:47
2. Samael 03:59
3. Angel of Wrath 03:31
4. Rite of Renewal 04:31
5. Red Planet 03:58
6. Black Supremacy 03:51
7. Murder or Suicide 04:03
8. This World 03:43
9. Against All Enemies 04:31
10. Land of the Living 04:05
11. Dictate of Transparency 03:58
12. Helter Skelter 03:27
13. Storm of Fire 04:12

DURATA TOTALE: 51:36
 

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