10/11/17

AQUIVER "Frames" (Recensione)

Full-length, Square Heads
(2017)

Il 13 ottobre è uscito il primo lavoro in studio degli Aquiver, una band Italiana i cui membri provengono da diverse formazioni dello scenario metal nazionale, come Trick Or Treat, What A Funk, Damned Spring Fragantia e Never Alone. “Frames”, il nome dell’album, rappresenta appieno l’intenzione della band, un melting pot di idee differenti, con un approccio moderno e dinamico.
L’idea del gruppo pare sia quella di somigliare al sound dei 30 Second to Mars, Pierce The Veil unito metalcore tipo Bring Me The Horizon e per raggiungere questo scopo hanno fatto mixare il disco a New York da Dan Korneff (già al lavoro con Breaking Benjamin, Paramore, Pierce The Veil, Papa Roach, My Chemical Romance). 

"Frames" nasce e si evolve durante tutto l’anno, periodo in cui la band ha sperimentato molto, anche a livello personale, riversando poi queste emozioni nella musica e nei testi dell’album; risulta quindi una raccolta del loro vissuto. Per questo motivo il disco risulta estremamente vario, da un brano all’altro l’ambientazione cambia drasticamente. Il titolo vuole dare l’idea di tante cornici atte ad includere ogni singola emozione e a fare parte di un'immagine complessa formata da tante sfaccettature, l’unione appunto delle diverse esperienze degli artisti che hanno portato alla creazione dei vari brani, singoli “frame” che insieme formano l’album. 

L’idea di base non è male e in alcune tracce il risultato è ottimo, come nei casi di “Fall From Grace” e “Downfall”, al contrario altri brani risultano talmente diversi da sembrare un'altra band, ammazzando l’atmosfera globale che dovrebbe creare la tracklist di un disco. Mi riferisco in particolare a “Save Your Day” che inizia con sonorità elettroniche (ricordano molto i 30 Seciond To Mars) e un basso enorme che scandisce la ritmica, stile che apprezzo moltissimo; inizialmente la cosa mi piace, ma quando il brano entra nel vivo ed esplode nel ritornello sono obbligato a ricredermi. Tonalità scontate e niente più che orecchiabili, ricordano le boyband di inizio 2000…sinceramente non mi dice nulla di chè, anzi, contribuisce solamente a smorzare la grinta caricata dalle precedenti tracce. 
Discorso analogo si può fare per la decima traccia “The One”; il brano non è eccessivamente pesante ma durante la strofa è in grado di smuovere l’atmosfera, tuttavia il ritornello, composto da chiari cori e lunghe note di tastiera, ammoscia troppo il sound del brano creando un ambientazione fin troppo calma e rilassata. Fortunatamente sono capaci di riscattarsi con altri brani che invece meritano, come Downfall, molto più aggressiva anche nel ritornello, e che risulta piuttosto scuro in frequenza, a causa della combinazione tra linea melodica seguita dal basso accostata a un enorme chitarra e una cassa, gonfia ma che grazie all’equalizzazione ricca in fascia medio alta, fa sobbalzare l’ascoltatore. 

Per “CaSo”, brano il cui video clip ha preceduto la pubblicazione di “Frames”, strofa e bridge sono molto aggressivi ma il ritornello risulta nuovamente troppo rilassato, stile Second to Mars. 
In conclusione le varie sezioni dei brani non sono per niente male nel loro genere, ritengo però che inserire nello stesso brano generi diversi a seconda della sezione in cui ci si trova sia molto spiazzante, questa l’unica enorme pecca del disco. 

Recensione a cura di: Alessandro "Frix" Friggi
Voto: 60/100

Tracklist:
01. Absence Rebound
02. CaSo
03. Save Your Day
04. Drawing Circles
05. Fall From Grace
06. Downfall
07. No More Words
08. A Million Red Lights
09. Moving Emotions
10. The One
11. Empty Space

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