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lunedì 21 maggio 2018

HADEON "Sunrise" (Recensione)

Full-length, Independent
(2017)


Qualunque sia la vostra idea in merito, io continuo a sostenere che nulla avviene per caso. Né il trovare un cd di “Octavarium” dei Dream Theater a prezzo stracciatissimo e comprarlo, vincendo l'iniziale scetticismo, né trovarsi contestualmente a recensire i friulani Hadeon, anche stavolta con quel filo di scetticismo derivante dalla lettura della bio, della durata dei brani e dell'ascolto dei primissimi secondi di “Sunrise”, loro disco di esordio.

Gli Hadeon sono nati a Udine nel 2014 e descrivono il proprio sound come influenzato dalle varie incarnazioni del progressive che si sono succedute nei decenni – non usano proprio quest'espressione, ma i blasonati nomi che citano aderiscono ovviamente al quadro da me presentato. Una precisazione non di poco conto, perché descrive un fattore facilmente verificabile: gli Hadeon si collocano esattamente al crocicchio tra la scuola dei Dream Theater, quella di Genesis e Marillion, e quella rappresentata di volta in volta da King Crimson e Porcupine Tree. Dai primi ereditano la passione per le melodie aperte e il taglio esplicitamente “metal” del lavoro (nonché un'innegabile affinità tra la timbrica vocale di Federico Driutti e quella di James Labrie – astenersi dunque detrattori del singer canadese), dal secondo gruppo di influenze mutuano il discorso “concettuale” e la teatralità, mentre è lo spirito di Fripp e Wilson a ispirare il piglio sperimentale che anima determinate scelte del quintetto. Che, per sua stessa ammissione, sacrifica quasi completamente la forma canzone alla scelta alternativa di un flusso continuo nel quale dipanare le sette tracce incluse: una scelta coraggiosa che potrà fare la felicità di molti aficionados del genere. 

Altra precisazione: il quintetto friulano dispone ovviamente di una tecnica musicale elevata e sopra la media, ma non si perde mai in spigolosità alla Sieges Even o tirate funamboliche nello stile dei Liquid Tension Experiment; questo sia per onorare i due terzi delle influenze che emergono nella loro musica, sia per adeguare la stessa alle esigenze del raffinato concept presentato in “Sunrise”, incentrato sui drammi dell'uomo moderno e progressivamente pervaso da una sempre maggiore aura di tristezza, man mano che i brani scorrono. 

Vi invito caldamente ad addentrarvi nell'universo degli Hadeon, che su “Chaotic Picture” pagano il giusto dazio alla carica hard'n'heavy dei primi lavori di Queensryche e Dream Theater (sì, proprio “When Dream And Day Unite”...), dedicando l'arzigogolo epico di “I, Divided” ai fasti dei Symphony X e indulgendo piacevolmente sulle suggestioni orientali care agli ultimi Orphaned Land con “Never Thought”. L'ovvia sintesi è costituita dalla title track, una suite finale di dieci minuti e passa, che scorre caleidoscopica fino alla catarsi finale, esaltando appieno le qualità della coppia di asce Floreani / Flumiani. 

Insomma, in barba alle mie perplessità iniziali, quello di “Awakening” è senz'altro un ascolto piacevole, che presenta forse come unico neo l'assenza di un qualsivoglia leitmotiv che permetta di orientarsi attraverso il già citato “flusso continuo”. Per farla breve: il distacco dalla forma canzone è una scelta stilistica vera e propria, ma immagino che abbia ampi margini di evoluzione, e a questo punto sono proprio curioso di conoscere le prossime mosse del quintetto. Ah, dimenticavo... “Octavarium” è davvero un signor disco: bella (ri)scoperta! 

Recensione a cura di: schwarzfranz 
Voto: 82/100

Tracklist:
1.Thoughts 'n' Sparks 05:50 
2.Chaotic Picture 06:50 
3.I, Divided 08:50 
4.Never Thought 04:20 
5.Lightline 06:45 
6.Hopeless Dance 06:32 
7.Sunrise 10:35 

DURATA TOTALE: 49:42

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