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giovedì 14 giugno 2018

EVERSIN "Armageddon Genesi" (Recensione)

Full-length, My Kingdom Music
(2018)

Gli Eversin sono sempre stati un passo avanti. Anche agli inizi, quando il loro sound era per certi versi ancora da limare e da arricchire di qualche elemento caratterizzante in più, hanno sempre portato avanti un discorso personale che non può non collocarli tra le band più creative del panorama metal italiano, e non solo. Arrivati al quarto album, con questo "Armageddon Genesi", la formazione siciliana sforna un monolite di cemento armato tradotto in musica, un elaborato e potentissimo concentrato di oscurità e suoni deraglianti che vi sconquasserà le membra e la mente.
Provate ad immaginare un ipotetico connubio tra il metal moderno di band come Fear Factory e Meshuggah, unite questo ad una buona dose dI Slayer degli anni Novanta e aggiungete ancora qualche vago influsso alla Nevermore...Ecco che più o meno avrete una idea del qui presente "Armageddon Genesi", disco quasi inattaccabile, arcigno e dirompente, dove dietro le quinte troviamo una band capace di distruggere tutto con intelligenza e personalità.

Quindi si parte con la intro intitolata "A Dying God Walks The Earth", per proseguire con "Legions", dove la band subito mette in mostra le sue affilate armi da thrasher fuori dagli schemi, allestendo un sound moderno e ficcante, dal feeling epico, apocalittico, negativo. Da subito notiamo la voce filtrata di Angelo Ferrante, cantante dalla timbrica asciutta e ruvida, e dal tono a metà tra l'urlato e il declamatorio. E da qui in poi la discesa in mondi in rovina prende il via, con un episodio stratosferico come "Jornada Del Muerto" che spazza via tutto con una sezione ritmica letteralmente paurosa, carica di groove, con un lavoro di batteria ad opera di Danilo Ficicchia che mette in atto pattern brutali che si poggiano sull'incessante lavoro di basso di Ignazio Nicastro. Credetemi, un brano che fa crepare i muri! Molto valida si presenta anche "Soulgrinder", un po' più contenuta in fatto di violenza, ma che è pur sempre un pugno in faccia. Ospite in questo brano, Ralph Santolla (Deicide, Death, Obituary, Iced Earth, ecc.), purtroppo mancato di recente (RIP). E si prosegue in questo magma folle di urla e chitarre ribassate, con la pesantissima "Havoc Suprem", dove la sezione ritmica detta nuovamente legge, con degli stoppati di chitarra e doppia cassa spacca-collo. 
Praticamente finora ho analizzato la prima parte dell'album, ma senza star qui ad elencare anche ogni singolo brano della seconda parte, posso solo affermare che tutto quello di cui si è parlato finora, viene confermato dai restanti brani, che si presentano sempre compatti e convincenti. Per alcuni versi potremmo anche citare un altro paio di influenze che ho riscontrato in questa band. Per l'alone apocalittico, soprattutto, possiamo accostare gli Eversin a un'altra band italiana storica, ovvero i Braidamage, che col loro ultimo "The Downfall" hanno realizzato un qualcosa che per stile e attitudine si può avvicinare a questo ultimo album degli Eversin, a cui aggiungerei qualcosa dei Testament anni Novanta, Grip Inc., e poi certi Kreator di dischi come "Renewal", ma anche qualcosa di "Cause For Conflict". La title-track "Armageddon Genesi" vede la partecipazione di Lee Wollenschlaeger (Malevolent Creation), che col suo growl opprimente crea ancora più brutalità del solito. Idea azzeccata anche quella di far convivere il suo growl con l'ugola disperata di Ferrante. 

Il cerchio si chiude con ‘To The Gates Of The Abyss’, dove bellissimi arpeggi dissonanti ma melodici di chitarra aprono un brano dalla lunghezza piuttosto elevata. Subito dopo sembra quasi di sentire i Korn del loro capolavoro "Issues", ma questo per quanto riguarda il sound pesante ed opprimente delle chitarre, mentre la voce rimane "compassata" nel suo stile solito, con qualche incursione nello scream. Il brano prosegue il suo cammino con piglio severo ed oscuro, non sale mai troppo di velocità, e questo serve ad aumentarne il suo alone malsano e velenoso, con nuovi innesti di effettistica sulla voce di Angelo Ferrante.
In conclusione, un disco che conferma la validità e la personalità di questa band, che probabilmente risulterà per qualcuno un po' ostica, dato l'approccio un po' particolare e "criptico" che loro attuano per la loro proposta musicale, ma che ha grandi qualità che faranno la gioia di ogni thrasher che ama sperimentazione, groove e rottura dei soliti clichè. 

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 78/100

Tracklist:
1. A Dying God Walks the Earth 01:17 
2. Legions 04:15 
3. Jornada del muerto 04:15 
4. Soulgrinder 04:39 (feat. Ralph Santolla)
5. Havoc Supreme 05:38 
6. Where Angels Die 05:30 
7. Seven Heads 05:10 
8. Armageddon Genesi 06:32 (feat. Lee Wollenschlaeger)
9. To the Gates of the Abyss 09:02 

DURATA TOTALE: 46:18 

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