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mercoledì 27 giugno 2018

PERPETUAL NIGHT "Anâtman" (Recensione)


Full-length, WormHoleDeath
(2018)

Band proveniente da Granada (Spagna), che approda al primo full-length della propria carriera per la attivissima WormHoleDeath. Quello che ci troviamo ad ascoltare in questo "Anâtman" è un death metal melodico e fortemente malinconico, dove la band cerca di esprimere la propria proposta in un indovinato connubio tra il genere preponderante che ho menzionato e piccole incursioni in territori cari a band come Paradise Lost et similia.

La canzone in apertura dimostra appieno questo concetto, e si muove lentamente e con classe, mentre con la seconda traccia, "Wild", entriamo nel vivo dell'opera, con tempi veloci e riffing più serrato a base di chitarre gemelle che si muovono bene sia in fase ritmica che di arrangiamento. Con la terza traccia, "The Howling", la band torna a farsi tentare maggiormente dalla malinconia, e infatti abbiamo di fronte un episodio dove spesso le chitarre si fanno più leggere, acustiche, e la voce femminile dona ancora più dolcezza al tutto. Un brano interessante che potrebbe aprire nuove strade per la band in futuro, anche se non tutto sembra essere messo a fuoco al meglio e a volte si ha la sensazione di ascoltare qualcosa di buono sì, ma leggermente prevedibile e scontato. "Nothing Remains" si apre con un riff davvero buono, quasi arabeggiante, e presto si erge un muro sonoro davvero ben costruito. Riff di chitarra groovy e una batteria che pesta a dovere fanno di questo pezzo uno degli highlight della scaletta. Molto azzeccati anche i ritornelli e applausi a tutta la band per aver costruito un pezzo di assoluto valore!

Le restanti canzoni ripetono questa formula, sempre in bilico tra spallate di death melodico alternate a momenti più riflessivi, e dove emerge sempre la tendenza a costruire qualcosa che risulti sia potente e sia ricco di pathos e malinconia. La voce si esprime in un buon growl, ma la parte del leone in questo album è fatta dalle chitarre, mai avare di soluzioni vincenti, e la batteria è anche un buon elemento su cui la band fa affidamento. Un episodio come "Raindrops", coi suoi sette minuti di durata circa, probabilmente è ciò di meglio che possiamo trovare in chiusura di scaletta, ma dove la band davvero arriva davvero a sfiorare il death-gothic metal, quasi abbandonando del tutto il melodic death.
Non è un disco perfetto questo, ha diverse cose che non sembrano completamente sviluppate, e quindi a volte si ha l'impressione che certi passaggi siano un po' slegati tra loro, ma in generale possiamo parlare di un buon disco, ben suonato, ben prodotto e con diversi brani davvero godibili al suo interno, e tutti godono di buona classe, ottimo senso melodico e propensione all'introspezione. Aspettiamo i prossimi sviluppi, ma per adesso la valutazione è sicuramente positiva, essendo questo "Anâtman" un debutto. Staremo a vedere!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 68/100

Tracklist:
1. Anâtman 07:57
2. Wild 05:18
3. The Howling 06:12 
4. Nothing Remains 05:39 
5. His Darkness 04:54 
6. Raindrops 07:04 
7. Unpronounced Words 04:43 
8. Absence of Reality 05:26 

DURATA TOTALE: 47:13

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