THE GHOST NEXT DOOR "A Feast For The Sixth Sense" (Recensione)


Full-length, Ripple Music 
(2019) 

Sì, possiamo considerarli stoner/doom, ma solo nell'accezione allargata del genere. Sono sicuramente figli legittimi di Tony Iommi, di quel modo di scrivere riff quadrati ma ipnotici, posati ma severi, ma nella scala di metallitudine del genere si pongono decisamente al livello più elevato di gestibilità. Non siamo di certo di fronte ad un doom spinto e catacombale, così come anche le spinte lisergiche dello stoner sono contenute, ed in questo senso la copertina – davvero bellissima per resa grafica e cromatica – potrebbe sembrare un po' ingannevole. La band guidata dall'ex Skinlab Gary Wendt ha molto in comune con la scena alternative metal degli anni novanta, non solo per un timbro vocale che richiama spesso il più noto David Draiman, ma anche per le scelte stilistiche, che risentono davvero tanto di certi toni crepuscolari alla Tool e certi tappeti alla Deftones. 

Ma non temete, gente di fede metallica, perché anche se il livello di saturazione del loro distorsore non è proprio al massimo, ed anche se c'è ben poco della Bay Area che fu (giusto qualche accenno in “Fodder for the meat grinder”), questo secondo lavoro “A feast...” rimane comunque davvero un album roccioso nel riffing, con un arrangiamento ritmico che deve più di qualcosa anche ai fondamentali della NWOBHM (twin guitars su tutto), e con un andamento di stampo vagamente progressivo che non mancherà di allietare i palati di chi ama la raffinatezza sonora. Sì, perché anche se il genere è spesso e volentieri associato ad una certa rozzezza estetica – ciò detto in senso tutt'altro che spregiativo – il quartetto a stelle e strisce opta invece per un approccio molto attento ed a tratti sofisticato; progressive dicevamo, ma non nel senso di ipertecnico e compiaciuto, quanto di eclettico, specialmente negli arrangiamenti ritmici. 

Forse il livello qualitativo si perde un po' nella seconda metà del disco, forse sono solo le nostre orecchie che si fanno un po' prendere dal tedio, ma questo lavoro rimane comunque di sicuro interesse per tutti coloro che non si pongono troppi problemi di genere e badano solo al lato puramente compositivo: simili a tanti, identici a nessuno.

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 74/100

Tracklist:
01. Deadworld
02. Fodder For The Meat Grinder
03. Doubt
04. Event Horizon
05. American Nightmare
06. Behind The Mask
07. LCD
08. I Am Become Death
09. The Sacrifice Person
10. Stop Here On Red

DURATA TOTALE: 53:52 

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