La vita in presa diretta: STORM{O} (Intervista)


1) Ascoltando Finis Terrae si percepisce un suono molto live. Come è stato registrato?
Registriamo da sempre tutto in presa diretta, ci piace l’idea che il disco possa essere fedele all’esecuzione live e possa in qualche modo riprodurla. Credo che Icio abbia fatto un ottimo lavoro con quest’album che risulta all’ascolto molto naturale e diretto.

2) Ho avuto l’impressione che la voce sia stata mixata più bassa rispetto alla base musicale. Non pensate che così il vostro messaggio possa non essere compreso appieno?
Le voci non sono in primo piano perchè non è un disco pop, inoltre mi piaceva l’idea di dare meno importanza al testo in fase di ascolto rendendo il tutto più omogeneo e compatto. Se poi a chi ascolta interessa sapere cosa dico è facile reperire i testi on line o nei dischi sia in italiano che in inglese.


3) Qual è la ragione che vi ha spinto a cantare in italiano? La trovo una scelta coraggiosa, vista l’ attitudine esterofila degli italiani. Non credete che questo possa essere un limite per raggiungere una platea più ampia?
Quando ho iniziato a suonare con gli STORM{O} ero un adolescente che faceva ciò che gli piaceva con i propri amici, sicuramente non pensavo ad un possibile pubblico addirittura fuori nazione. Il carattere della band si è formato in maniera spontanea e non credo abbia senso modificarlo per cercare di essere apprezzati da più persone. 

4) Sono curioso di sapere come nascono i vostri pezzi. Affrontate prima i temi da trattare o arrivano spontaneamente quando c’è una base musicale strutturata? Qual è il messaggio che volete far arrivare con i vostri testi a chi vi ascolta?
Io mi occupo solo di testi e voci, anche perchè non so suonare niente quindi farei fatica a fare altro. Solitamente metto la mia parte quando il pezzo è già praticamente strutturato per intero. Comunque di base partiamo dai riff di chitarra e su quelli costruiamo il resto.

5) Quali sono i vostri riferimenti musicali? Ci sono band italiane che in qualche modo vi hanno influenzato?
Credo che abbiamo riferimenti musicali piuttosto variegati e questo è sicuramente un bene. Personalmente posso dirti che il lavoro che hanno fatto sulle voci i Verdena in "Endkadenz" mi ha particolarmente colpito e da lì ho iniziato a voler sperimentare con effetti vari. Il risultato è sicuramente molto differente anche per necessità relative al genere musicale ma sicuramente quel disco ha influenzato il mio approccio alla voce per quest’ultimo album.

6) Oramai siete in giro da un po’ di anni. Mi fate un resoconto della vostra esperienza live in giro per lo stivale? Quali sono i locali più caldi e accoglienti?
È capitato davvero poche volte di fare esperienze negative in giro per l’Italia, fortunatamente questi anni in giro ci hanno regalato un buon numero di amici su cui possiamo contare e molti affezionati che rendono i concerti momenti molto piacevoli.

7) Qual è la vostra audience? Avete degli appassionati “tipo”, oppure credete che la vostra musica possa interessate ad un pubblico eterogeneo?
Credo che la nostra musica non sia per dei nazi del cazzo, per chi discrimina in base a genere, orientamento, provenienza e condizione sociale. Qualunque altra persona abbia voglia di ascoltarci è benvenuta nell’audience, che effettivamente e fortunatamente è molto variegata.

8) Che responso vi aspettate da "Finis Terrae" (sia in termini di critiche che di vendite)?
La mia politica è molto terra terra in questo ambito; se ti piace ascoltalo, se no passa oltre. Se vuoi comprarlo grazie mille, il tuo gesto è importante, ci fa molto piacere e ci aiuterà ad andare avanti in futuro.

9) Come riuscite a coniugare la vostra vita privata con gli impegni della band, soprattutto quando si parla di tournee?
Suonare non è una cosa che sta fuori dalla vita “normale”, fa a tutti gli effetti parte della nostra routine quotidiana e della nostra vita privata ed è giusto che sia così, se no sarebbe come andare a giocare a bocce la domenica e potremmo tranquillamente smettere di farlo.

10) Progetti per il futuro?
Fare altri dischi, poi altri tour e poi dei lavori del cazzo per sopravvivere nei buchi, poi altri dischi ed altri tour. Insomma andare avanti un passettino alla volta come abbiamo sempre fatto.

Intervista a cura di John Preck

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