PANTERA "Cowboys From Hell" (Recensione)


Full-length, Atco Records
(1990)

Riconosciuto quasi all’unanimità come l’album di debutto, Cowboys from Hell è indubbiamente uno degli album più influenti ed importanti della storia della musica metal tutta, il punto di svolta nella storia di una band che da semplice realtà speed/heavy metal di "nicchia" negli anni ’80 improvvisamente si trasforma in quella che probabilmente è la maggiore realtà nell’ambito metal, per così dire, moderno.

Curiosa la storia dei quattro cowboys texani arrivati all’alba dei nineties con già quattro full (ad oggi pressochè introvabili) alle spalle ma di cui solo l’ultimo (Power Metal del 1988) con il nuovo singer Paul Anselmo piuttosto pittoresco e per certi versi "grottesco" nei panni del classico glamster tipico del periodo (e come non citare anche il gigantesco Darrell poco a suo agio con paillettes e lustrini).
Fatto sta che repentinamente i nostri abbandonano capelli cotonati e si disfano di ogni immagine patinata e glam, imbracciando casse di Jack Daniel’s e creando qualcosa di probabilmente impensabile a quei tempi…
La proposta di base parte dal classico sound thrash metal tanto in voga in quegli anni ma non accontentandosi di quanto già fatto da altri in passato i quattro inventano un’interpretazione nuova, ultra-moderna ed incredibilmente groove di un suono che ormai sembrava dover tramontare con le nuove leve più impegnate ad abbandonarsi nel dolore esistenziale del nascente movimento grunge.
Nulla di tutto questo, e Cowboys from Hell rimarrà stampato per sempre nella storia della musica metal e non solo. Un suono nuovo, fresco, chitarre stoppate, ripartenze improvvise e tanto tanto groove, effetti vari e soprattutto una sezione ritmica travolgente… un sound forgiato da ogni singolo strumentista, sia che si parli del chitarrismo nuovo di Dimebag Darrell (R.I.P.) tanto quanto della sezione ritmica guidata dal duo Vinnie Paul–Rex Brown fino ad arrivare alle vocals abrasive e "schizzate" di Phil Anselmo che diventerà col tempo una vera e propria icona e non solo per i suoi eccessi.

La title-track che apre l’album in questione è un vero e proprio "inno"… Quanti metallari avranno ascoltato e riascoltato questa canzone in vita loro? Quante generazioni di nuovi musicisti avrà forgiato un "must" simile? Difficile dirlo con precisione, ma tra stop improvvisi, ripartenze al vetriolo ed una dose travolgente di groove rimane probabilmente l’episodio più riconoscibile dell’intero album che contiene al suo interno altre gemme che assurgono inevitabilmente al ruolo di vere e proprie "hits" del calibro di Psycho Holiday, di Heresy ma anche dell’altro classicissimo Cemetery Gates una spettacolare cavalcata introdotta da un arpeggio e dal cantato soffuso di Anselmo che sfocia in una progressione ed in un’improvvisa esplosione chitarristica che praticamente farà scuola per tante altre bands che adotteranno la stessa struttura peraltro poi riproposta dagli stessi Pantera in altri storici brani quali This Love (singolone del successivo Vulgar Display of Power del 1992).

Ancora acerbo rispetto a quanto i texani ci abitueranno in futuro, Cowboys from Hell rimane insomma un masterpiece di assoluta bellezza, un lavoro semplicemente fondamentale ed uno dei "classici" del metal che rappresentò a suo tempo il primo "vero" full di una band totalmente cambiata rispetto a qualche anno prima quando tre musicisti ebbero la fortuna (ma fors’anche la bravura) di incontrare il front-man ideale per mettere in pratica tutta la classe e tutta la maestria di chi, nel corso degli anni, ha fatto scuola!

Recensione a cura di Luca Di Simone
Voto: 90/100

Tracklist:
1. Cowboys from Hell 04:07
2. Primal Concrete Sledge 02:13
3. Psycho Holiday 05:19
4. Heresy 04:47
5. Cemetery Gates 07:03
6. Domination 05:04
7. Shattered 03:22
8. Clash with Reality 05:16
9. Medicine Man 05:15
10. Message in Blood 05:10
11. The Sleep 05:47
12. The Art of Shredding 04:20
DURATA TOTALE: 57:43

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