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Lapis Niger "Fuckin' God Cult"

Full-length, Slava Satan Records, 2010
Genere: Black Metal

Tornano i romani Lapis Niger, ed è il caso di dire: finalmente. Sono cinque gli anni che separano questo “Fuckin' God Cult” dal precedente disco in studio della band, quel “New Order of Chaos” che mi aveva piacevolmente colpito.
La proposta dei Nostri tendenzialmente è rimasta invariata, black metal classico era prima e tale è rimasto, ma ci sono piccole sfumature in questo nuovo album che vanno comunque sottolineate. Il songwriting si è fatto leggermente meno lineare ed ha assunto tinte ancora più scure, e questo poggia su una produzione che definirei semplicemente glaciale. Le chitarre hanno il suono della morte, godono di una distorsione e di un sound che probabilmente abbiamo già sentito altrove, ma che risultano perfette per il messaggio degli attuali Lapis Niger. Su questa intelaiatura si ergono autentici manifesti di odio e misantropia, a partire dalla opener “Lex Talionis” che segue una intro davvero suggestiva (“Vastatio Incipit”).

Impressiona la cattiveria dei Lapis Niger, perché non è una cattiveria “di facciata”: non siamo di fronte al solito disco fatto tutto di blast-beat “a cascata” e ai soliti suoni fintamente retrò o, di contro, iper pompati. Qui si respira una forte aria di spontaneità, e se è vero che anche i Nostri non scherzano quando c’è da calcare il piede sull’acceleratore, è anche palese che quando decidono di rallentare, risultano comunque affamati di vendetta e diretti col loro intento malvagio. I rallentamenti infatti presenti in questo disco sono raggelanti, perché non forzati, ma semplicemente sono messi al posto giusto e non smorzano affatto il “tiro” della band.

Non credo che si possa rimanere indifferenti ad autentici inni al black metal, quello fottutamente vero e intransigente, contenuto in song come “Signum Quartum” o “The Dirty Cross”, tanto per citarne qualcuna a caso. Non c’è pace, non c’è salvezza, non c’è pietà: i Lapis Niger continuano a vomitare odio per trentacinque minuti, dando solo qualche piccola tregua, che appare tale solo per qualche lieve “frenata” nel drumming, ma non di certo per le atmosfere, che rimangono tese e mortifere dall’inizio fino alla fine. Fine che è affidata alla strumentale “Visum Vastitatis”, fatta di note dilatate e soffocanti che possono ricondurre a qualche influenza drone/ambient.

Prendete i Darkthrone di “Under a Funeral Moon”, lo spirito dei primi Celtic Frost, iniettategli ancora un po’ di primordiale violenza nella sezione ritmica, aggiungete un gusto per il riffing semplice ma allo stesso tempo deviato e dissonante e avrete una idea abbastanza fedele di ciò che è contenuto in questo “Fuckin' God Cult”.
Pochi altri giri di parole. Vi piace il black metal? Pensate di aver capito cosa è il vero black metal e siete stufi di trovare plastica nella plastica in ogni cd che acquistate? Allora comprate questo disco e poche storie.

Recensione a cura di: Kosmos Reversum
Voto: 77/100

Tracklist:
1. Vastatio Incipit 02:13
2. Lex Talionis 04:02
3. Fuckin' god Cult 05:33
4. Signum Quartum 03:03
5. The Dirty Cross 02:54
6. Days Of Eclipse 04:45
7. Human Sunset 03:29
8. Omega 04:28
9. Visum Vastitatis 05:01

Total playing time 35:28

http://www.lapisniger.it/
http://www.myspace.com/lapisniger

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