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domenica 18 ottobre 2015

ARCHITECTS OF CHAOZ - The League Of Shadows

Full-length, Metalville Records
(2015)

E' successo l'impossibile: Paul Di'Anno ha pubblicato un disco di inediti. E Paul Di'anno non solo ha pubblicato un album di soli inediti, ma ha sfornato un disco di roccioso heavy metal, e pure di gran qualità. 
Ma non ci crederete mai: il disco degli Architects Of Chaos, a mio avviso, surclassa gli ultimi 20 anni di Iron Maiden. Come dicevo, sembra impossibile, ma è la realtà. Non so se il nostro "Paolo" ha fatto qualche "magaria", non so se ha avuto solo fortuna nel trovare una band che scrivesse della gran musica, tutto può essere.
Ma il discorso è che anche la sua ugola d'oro è in gran parte tornata ad essere delle migliori, ha abbandonato velleità moderniste e growl in gran quantità per tornare su registri canonicamente heavy metal, con tutti gli acuti connessi, oltre che alla solita calda timbrica a cui ci aveva abituato il nostro leggendario primo cantante degli Iron Maiden sui loro primi, immortali album.

Non vorrei troppo insistere su questa solfa, ma è innegabile che nessuno avrebbe scommesso un centesimo su quanto ho appena scritto. Mi viene da pensare quindi che il Paul Di'Anno annoiato che abbiamo visto innumerevoli volte sul palco da solista o con svariati monicker, ci ha presi un po' tutti in giro. In realtà ha campato per decenni su brani che sapeva gli avrebbero dato il pane, ma che non sentiva più suoi, o perlomeno li recitava con una sorte di amolre-odio. D'altronde come biasimarlo: ci sta anche che sia stato cacciato per vari problemi di dipendenze, ma quei primi due album degli Iron maiden sono delle gemme dove la sua voce è protagonista e ha marchiato a fuoco quelle incredibili canzoni. Quindi quelle canzoni sono anche, se non soprattutto, sue. Tutti sappiamo che Dickinson tecnicamente è (o era?) più dotato, ma a mio avviso quella espressività i Maiden non l'hanno più ritrovata nè in Dickinson nè tantomeno in Bayley, un altro che, una volta scaricato dalla nave (o dall'aereo), da solista ha fatto ottime cose, ma che ovviamente nessuno ha cagato di striscio. Brutta malattia la "maidenite", pare essere una patologia che ha colpito per primo Harris, ma che poi si sia diffusa a macchia d'olio a quasi tutti i fan dei Maiden, i quali continuano a vedere dei dischi e una band inesistenti. Una brutta bestia molto simile alla schizofrenia, solo meno pericolosa per la società, ma difficile da debellare.

A parte tutto ciò, questo album è una bella palata di metallo fuso e purissimo, nella migliore tradizione della NWOBHM, ma con qualche accenno power, speed e thrash metal. Ma di base è uno schiaffo heavy metal suonato alla grande, cantato alla perfezione e prodotto secondo i moderni standard del metal sound, quindi chitarre belle piene e potenti e batteria con grande spinta soprattutto sui suoni di cassa.
L'apertura è affidata alla strabordante "Rejected", una staffilata potentissima dove tutto appare chiaro: heavy metal di qualità e la voce di Paul in grande spolvero sia su tonalità basse che in sorprendenti acuti halfordiani. Più cadenzata e pesante si presenta "How Many Times", mentre "Horsemen" da subito riprende qualcosa dal suono dei primi album degli Iron Maiden, soprattutto per l'uso delle chitarre e per un approccio veloce e quasi punkeggiante. Si tratta, già nel giro di tre canzoni, di uno degli episodi più validi di questo album, e fa venire un po' di nostalgia per tanti ricordi che la Vergine di Ferro ha lasciato nei nostri cuori, parlo perlomeno della prima parte di carriera e più nello specifico, proprio degli album con Paul alla voce.
Arriviamo alla semi ballad, "Switched Off (Released)", sorretta da una bella interpretazione di Paul, che risulta emozionante e malinconico. Buoni gli spunti aggressivi del brano che sfociano poi in una vera e propria cavalcata ai limiti del thrash metal, con chitarre stoppate e begli assoli a confezionare il tutto.
"Erase The World" si apre massiccia per poi proseguire lanciata e diretta, doppia cassa in risalto e ottime armonizzazioni di chitarra. Ecco, questo è un altro degli episodi migliori del lotto, perchè fondamentalmente è la summa di tutto ciò che potrebbe volere un fan dall'heavy metal e anche per chi, come me, deve prendere dosi alte di anfetamine per calarsi gli ultimi album degli Iron Maiden. Vogliamo continuare dicendo che questo è un ottimo album, se non si fosse capito? Ok, andate al brano successivo, "Dead Eyes", altra gemma molto preziosa che ha melodie di voce ficcanti e memorizzabili all'istante e un buon tiro, ma senza che perda di vista la melodia.

Arrivati quindi già a più di metà disco, la sorpresa è tanta, ma lo è ancora di più se ascoltiamo per bene la voce di Paul Di'Anno. A tratti sembra essere tornato indietro di 30 anni sebbene abbia mantenuto qualche tentazione moderna, ma oggi appare rinvigorito, forse perchè sa bene quale è il valore di questi brani, o forse perchè si era stufato di prendere in giro la gente storpiando (per me volutamente) i brani degli Iron Maiden dal vivo. O forse un insieme di cose, ma è il risultato che conta!
Dopo la buona ma canonica "Architects of Chaoz", si riparte a motori spianati con "When Murder Comes to Town", episodio decisamente gradevole ma tutto sommato non eclatante, se non fosse per dei bei cambi di tempo e relative accelerazioni e decelerazioni di batteria. In questo caso Paul non convince appieno, mettendo troppi registri di voce in un solo pezzo e quindi perdendosi un po'. A conti fatti, rimane comunque una bella mazzata anche questa, solo meno ispirata rispetto ad altre. Piglio moderno nelle chitarre di "Obsidian Black", ma interpretazione vocale classicissima, per un episodio che vive di luci ed ombre e non conclude come potrebbe. Da apprezzare comunque la volontà della band di esplorare territori più attuali, anche se già sentiti. Promossa anche "You've Been Kissed by the Wings of the Angel of Death", veloce, fulminea, senza troppi fronzoli e con accenno power nel ritornello. Molto bello il riff portante, che rimanda a qualcosa dei Maiden periodo "Powerslave". Ottimo brano, con in chiusura belle chitarre soliste e grandi chorus!

Prima di chiudere con la bella cover di "Soldier of Fortune" dei Deep Purple (con un Paul Di'anno a dir poco commovente), gli Architects of Chaoz piazzano l'ennesima zampata della tigre (ferita, nel caso di Di'Anno), con "Apache Falls", ottimo pezzo in up tempo, riff portante carichissimo e ritornello che quasi ci riporta in mente alcune cose dei Sanctuary (ma anche Nevermore). 
Conclusione. Quando meno te lo aspetti, la tigre torna a ruggire. Paul Di'Anno forse verrà snobbato nuovamente (paradossalmente anche da coloro che amano e hanno amato i primi due album dei Maiden), ma è innegabile che, problemi di salute e dipendenze a parte, questo personaggio ha partorito con questa band un album notevole. Non il capolavoro del secolo, ma un disco che, permettetemi di dirlo, manda a casa per primi gli Iron Maidem freschi di stampa con un album decisamente noioso e sottotono, ma farà impallidire tanti giovani e vecchi musicisti heavy metal, e parlo a di heavy metal come genere specifico.
Un disco potente, fiero, melodico e drammatico se si pensa alla vita piena di insidie di Di'Anno, un personaggio controverso ma che ha sofferto e che ha subito la maledizione e l'ambizione di Harris, che rimane un grande songwriter e business man, ma non di certo un esempio di umanità e sensibilità.
Poco importa, stavolta hai vinto tu Paul, e anche con ampio margine. La vendetta è un piatto che va servito freddo!

Recensione di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 79/100

Tracklist:
1. Rejected 03:50  
2. How Many Times 04:12 
3. Horsemen 04:06 
4. Switched Off (Released) 06:54 
5. Erase the World 04:23 
6. Dead Eyes 04:42 
7. Architects of Chaoz 05:04 
8. When Murder Comes to Town 04:29 
9. Obsidian Black 03:56 
10. You've Been Kissed by the Wings of the Angel of Death 03:29 
11. Apache Falls 06:42 
12. Soldier of Fortune (Deep Purple Cover) 

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