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domenica 18 ottobre 2015

SLAYER - Repentless

Full-length, Nuclear Blast Records 
(2015)

Sei anni sono un lasso di tempo relativamente lungo nella vita reale. C'è chi si sposa, chi cambia città, chi ha dei figli e così via. Un lustro più uno fa davvero la differenza anche in campo musicale; bands che arrivano all'apice, fanno il botto e poi si sciolgono, senza aver lasciato nulla se non detriti. Ma nel tardo medioevo digitale che stiamo vivendo, sei anni sono secoli.
In sei anni siamo passati dal dvd al blue ray, da hard disk capienti a pianure sconfinate di tera-byte e mostruose quantità di dati si son accumulati in massive storage come mai si sarebbe pensato in passato di poter stoccare. Questo per farvi capire che il tempo passa, per molti non in maniera rilevante, per altri invece fin troppo velocemente. E velocemente Jeff Henemman, colonna spesso portante del suono Slayer ci ha lasciati, passando purtroppo i cancelli a sud del paradiso, lasciando un vuoto rilevante per chi segue la band di Los Angeles fin dagli esordi. Un pò come me, insomma. 

Dall'ascolto di questo ultimo lavoro “Repentless”, io ho tratto due considerazioni, che mi riservo usare come premessa per meglio farvi capire il resto dell'elaborato. Punto primo, “Repentless” è un atto di forza! Un modo per dire che la Corazzata Slayer è ancora in grado di far male. Una dichiarazione di intenti volta a far capire che sono sempre loro e che è a loro che bisogna far riferimento quando si parla e si intende un certo modo di fare musica estrema e che, nonostante i 30 e passa anni di carriera, sono ancora delle perfette ed oliate macchine da guerra! Punto due: minimizzare le perdite! La separazione dal quinto membro Rick Rubin e la sua Def Jam, il licenziamento di Dave Lombardo senza meglio specificati motivi, salvo menzionare i soldi e la solita, trita e ritrita incompatibilità artistica e la scomparsa improvvisa di Jeff Henneman, hanno contaminato in maniera irreversibile la solidità della suddetta corazzata e credo che come tutti cambiamenti, i più refrattari ad essi sono proprio i diretti interessati. Questo per farvi capire che il parto di “Repentless”non è certo stato indolore e la Corazzata, al momento, non naviga in buone acque, ma temo che siano proprio i loro capitani i primi a non accorgersene.

Musicalmente parlando l'album si apre con un intro arpeggiata “Delusions of Saviour” che vuole essere l'incipit alla title-track dell'album “Repentless”, forse il miglior pezzo dell'opera, già secondo me un classico del repertorio Slayer. Traccia veloce, incazzata e che fa piacere ascoltare. La seconda traccia, “Take Control”, è un buon pezzo, niente di miracoloso ma che scorre bene e ci da speranza, che con la terza , “Vices”, una mid-tempo, che ricorda però fin troppo sonorità già abusate in casa Slayer, un che di già sentito, insomma. “Cast the First Stone” e “When the Stillness Comes” sono concettualmente il lato più morboso dello Slayer sound. La prima con rimandi old style, soprattutto nelle armonie e la seconda che lentamente si avvolge su stessa con arpeggi e malati e voce sofferta, nello stile che ci piace del combo di L.A. . E Fin qui, diciamo che tutto quadra. Ma da “Chasing Death” le cose si complicano un pò. La canzone è un alquanto anonima, con riffs che non convincono e che suona decisamente forzata. “Implode” parte in sordina per poi schiacciare sull'acceleratore e resta anch'essa una delle migliori del lotto. “Piano Wire” suppongo debba avere un suo perché, ma sinceramente non sono riuscito a coglierlo; si arrampica su se stessa con un Araya che sembra poco convinto di cosa veramente cantarci sopra. “Atrocity Vendor”, per quanto veloce e ritmata, suona già sentita milioni di volte. Non è da buttare, ma la struttura che alterna riffs in power chord e giri aperti, mi lascia francamente perplesso. ”You Against You” è punkeggiante e mi sembra un riempitivo di qualche b-side, giusto per fare minutaggio. Si spera che forse dal vivo riusciranno a renderla almeno coinvolgente. Chiude il tutto “Pride in Prejudice”. Solitamente, i pezzi in chiusura nei lavori degli Slayer sono quelli più evocativi del lotto, ma Il pezzo in questione risulta relativamente zoppicante, non malvagio, ma decisamente anonimo anche se sempre e comunque nel loro stile distintivo.

Ammetto che dopo ripetuti ascolti è stata dura arrivare fino alla fine. I pregi di “Repentless” sono i suoni, bilanciatissimi nelle ritmiche, una solistica che grazie a Gary Holt risulta di altissimo livello ed una cover sleeve album che, come sempre, rende la band iconograficamente identificabili a milioni di chilometri! I difetti invece abbondano, purtroppo! L'aver dato in mano a Kerry King tutto o quasi l'apparato creativo ne limita molto il potenziale espressivo. Le poche tracce scritte da Henneman sono state rimaneggiate in quanto solo proto-idee e quindi giocoforza rielaborate e ri-arrangiate. Paul Bostaph dietro le pelli è si bravo, ma sempre e comunque un gregario prezzolato che fa il suo compitino a volte senza neanche troppa fantasia. Ed in ultimo, un Tom Araya che ormai non canta più, latra spesso a caso su dei pezzi che da un punto di vista tecnico, sono ormai ridotti all'osso. 
Perdonate, se potete, l'inclemenza, ma se vi foste capitato in mano un disco così e non ci fosse stato il logo Slayer in copertina, come vi sareste comportati? Sareste stati in grado avere la stessa obiettività e di poterlo ascoltare senza poi giudicarlo negativamente? Io ci ho provato, per rispetto verso chi gli Slayer li ha ascoltati, amati, spesso criticati, ma sempre e comunque apprezzati. Ci auguriamo che questo lavoro resti una sorta di assestamento, visto i guai che ha dovuto subire la Corazzata Slayer in questi anni. Del resto, però, sarebbe stato più onesto ammettere la propria debolezza e ponderare maggiormente alcune dichiarazioni che davano inaffondabile e sempre pronta alla pugna la suddetta nave. Ma in questo tardo medioevo digitale, gli imperi virtuali vanno e vengono e le corazzate, quando affondano nell'oceano di dati, fanno poco rumore e nulla più resta di loro, se non lo sbiadito ricordo di ciò che erano.... .

Recensione di: D666
Voto: 65/100

Tracklist:

1 .Delusions of Saviour 01:55
2. Repentless 03:20
3. Take Control 03:14
4. Vices 03:32
5. Cast the First Stone 03:43
6. When the Stillness Comes 04:21
7. Chasing Death 03:45
8. Implode 03:49
9. Piano 02:49
10. Atrocity Vendor 02:55
11. You Against You 04:21 
12. Pride in Prejudice 04:14

DURATA TOTALE: 41:58

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