VOID MONUMENT "Posthumous Imprecation" (Recensione)
Full-length, Blood Harvest
(2026)
Interessante debutto per i Void Monument autori di un death metal feroce, dai tratti brutali. Formatisi nel 2020 questi musicisti russi hanno impiegato un po' per arrivare all’esordio e questo ha sicuramente permesso di definire e rifinire il loro sound. Già a partire dall’iniziale “Epitome Of Fear” si delineano i tratti essenziali di una proposta che viaggia su velocità sostenute senza rinunciare ai classici rallentamenti, tutto con uno stile che richiama irrimediabilmente l’epoca d’oro del genere, ossia gli anni novanta.
Il death metal a dire il vero non ha mai avuto un calo di produzioni e oggi il panorama musicale estremo brulica di band che danno il loro contributo a questo genere nelle sue tante varianti e da ogni parte del globo. E’ piacevole l’intro in stile orrorifico che ci introduce molto bene alla musica che andremo ad ascoltare. L’elemento che esalta in questa proposta è l’uso delle tastiere come in “Devilish Prophecies” che riescono a far esaltare certe parti con un suono sinistro che aumenta il grado di oscurità . E’ un peccato allo stesso tempo che la band non abbia osato di più con questo strumento, perché avrebbe di certo aumentato il livello e la qualità finale.
Un consiglio per le produzioni future, osate di più con le tastiere per aumentare le potenzialità della vostra musica. “Posthumous Imprecation” si avvale di una buona produzione che permette alla musica di uscire fuori in modo definito, manca un po' di marciume, di contro ci troviamo di fronte a un suono un po' freddo. Gli strumenti emergono tutti perfettamente, la voce growl di K. Svart è profonda e riesce a trasmettere un certo grado di alienazione (“Ascent To The Crucifixion”). I Void Monument suonano un death metal classico, costruito con tutti i crismi del genere, risultando convincenti nella loro formula, costruendo riff articolati su cui si staglia un drumming potente e quadrato (“Decapitate The Saints”).
Devastante l’attacco di “Invocation”, un terremoto che fa vibrare la terra, per poi svilupparsi sui consueti binari death metal. “Posthumous Imprecation” è un interessante esordio che ci giunge dalle terre fredde russe e ci presenta una band ben strutturata che suona una musica molto quadrata che procede dritta come un T-34 senza incontrare ostacoli che ne possano rallentare l’andatura.
Recensione a cura di John Preck
Voto: 77/100
Tracklist:
1. Intro
2. Epitome of Fear
3. Devilish Prophecies
4. Decapitate the Saints
5. Ascent to the Crucifixion
6. Invocation
7. The Sign of Blasphemy
8. Father of Sin
4. Decapitate the Saints
5. Ascent to the Crucifixion
6. Invocation
7. The Sign of Blasphemy
8. Father of Sin
Line-up:
Kreator - Vocals, Guitars
Ivan - Bass
Bestial Barlog - Drums
P. Doom - Guitars
Oleg Malleus - Vocals
Web:
Deezer
Spotify
YouTube

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