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NO MAN EYES - Cosmogony (Review)

Full-length, Diamonds Prod.
(2016)

Dinanzi a un lavoro come “Cosmogony” personalmente non riesco ad esprimere un giudizio univoco, a meno di scadere in estremismi e proclami che apparirebbero fuori luogo. Questo perché da un lato abbiamo un quartetto con intenti concettuali di un certo spessore, che lascerebbero intendere una ricerca atmosferica degna di questo nome – parlo dell’argomento dell’album, legato a tematiche spaziali e “futuristiche” – accompagnata in effetti da un apporto tecnico invidiabile da parte dei singoli strumentisti.
Dall’altro, a mio parere manca più di qualcosa nell’alchimia generale dei No Man Eyes, quel quid che farebbe non gridare al miracolo, ma almeno collocare “Cosmogony” nel novero dei dischi power/prog da ascoltare, quanto meno. 

Sarà il fatto che la timbrica vocale di Fabio Carmotti non incontra i miei gusti, ma l’ascolto di questo disco è proprio uno di quei casi in cui mi sono detto: “no, non sta succedendo per davvero”. E invece sì, succede. Succede che la band affida l’incipit ad un’invocazione come “Lord” mostrando il fianco al confronto con i Rhapsody Of Fire di Fabio Lione (ricordate “Symphony Of Enchanted Lands”? Proprio “quei” Rhapsody!) e i risultati sono impietosi. Poi, dalla successiva “Dreamsland” i No Man Eyes prendono tutta una serie di influenze di per sé degne di rispetto come i Symphony X, il prog più estremo e l’Yngwie Malmsteen più epico, e le mescolano insieme in modo azzardato. Capita di inserire una variazione modernista, un passaggio ultratecnico che suona come il classico cavolo a merenda, ed ecco che la frittata è fatta. In realtà, non è che i No Man Eyes non siano in grado di creare melodie in grado di attirare l’attenzione… è che hanno la capacità di soffocare ognuno degli intenti melodici di cui sopra con eccessive dosi di estremismo tecnico, come se portare avanti il compitino fosse l’obiettivo primario, con particolare riferimento all’operato della sezione ritmica. Passi dunque il riff che sembra preso direttamente da “The Phantom of The Opera” di Lloyd Webber nel bel mezzo di “Huracàn” (poi ripreso su “The Death You Need”), passi persino quell’irruenza nell’incipit di “Bound To Doom” che eravamo abituati ad ascoltare in certo black metal derivativo dei Cradle Of Filth, ma ci deve pur essere un limite ad un calderone che mette insieme le ritmiche serrata di scuola Hansen/Weikath con le solite vocals simil-profonde che non raggiungono il punto, che non lasciano all’ascoltatore un passaggio che sia memorizzabile, una melodia che faccia intravedere uno spiraglio. 

E sì che le capacità tecniche ci sarebbero eccome, con chitarra e tastiera che si inseguono nello stile della mitica Rising Force, quando non sono troppo impegnate a volgere il suddetto compitino dei tempi spezzati. Ecco che su “Blossoms Of Creation” fa capolino il Petrucci più muscolare e “panterizzato” degli anni 2000, con una ritmica che però ha ben poco della verve creativa dei maestri di Long Island. L’ennesima dimostrazione palese che la tecnica non è tutto nella vita? Ok, ho conosciuto personalmente più di qualcuno che – orfano dei Sieges Even e mai pago dei Dream Theater – avrebbe pagato per lo spuntare come funghi di band come i No Man Eyes, in modo da giustificare la propria passione segreta per i Blind Guardian con un innesto di maggior tecnica nei propri ascolti. Ma quelli erano gli anni ‘90 e oggi si ha l’impressione di essere fuori tempo massimo, tanto che si giunge a “How Come My Faith Has Gone” con l’impressione che l’accozzaglia sia tanta, passando dagli intrecci prog metal più intricati agli sprazzi melodici più inefficaci. Il difetto più grosso di “Cosmogony” resta comunque la mancanza di incisività delle composizioni, cui si accompagna una non sufficiente organicità tra le varie componenti; un plauso va comunque all’operato del chitarrista Andrew Spane, quello sì efficace e in qualsiasi frangente, in grado di offrire respiro alle composizioni. Per ora, un po’ poco per gridare al miracolo…

Recensione a cura di: schwarzfranz

Voto: 50/100

Tracklist:
1. Lord
2. Dreamland 03:34 
3. Huracan 04:41 
4. Bound to Doom 04:29 
5. Spiders 04:39 
6. Blossoms of Creation 05:21 
7. All the Fears 03:58 
8. How Come 04:03 
9. The Death You Need 03:49 
10. Cosmogony 03:06 
11. Children of War 03:27 

DURATA TOTALE: 42:06

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