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martedì 12 aprile 2016

NEAR - Own Sun (Review)

Full-length, De Tenebrarum Principio
(2016)

I Near appartengono alla cosidetta “Scena Dolomitica”, un microcosmo che ha sede nella zona che parte da Belluno e Bolzano per arrivare a toccare il Südtirol, e che ha come rappresentati maggiori acst del calibro di Tenebrae in Perpetuum, Beatrik e Lorn ,ma anche Moriar e Chelmno. Il concetto di fondo che sta alla base di questo movimento vero e proprio è una profonda appartenenza al territorio, con il conseguente bisogno intrinseco di sentire il costante attaccamento alle proprie origini e tradizioni, sia culturali che storico – folkloristiche.
I Near, in questo senso, restano un nucleo che si rifà volutamente al Black Metal degli anni 90 come sonorità, per poi riprendere appunto il fil-rouge della suddetta scena e concettualmente sviluppare a livello lirico la devozione agli elementi naturali e al senso di isolamento sia fisico che sociale che l'appartenenza alla loro terra d'origine sviluppa in sè, anche da un punto di vista oscuro e spirituale. Le sei tracce hanno una durata media abbastanza alta e questo rende la proposta dei Near di non facile assimilazione nell'immediato. Fra tutte le tracce in questione, un paio mi hanno colpito particolarmente: “The Weight of Life”, possente pezzo cadenzato ed atmosferico, in cui i Near danno il meglio di sé, sviluppando arpeggi distorti e glaciali e ammantando il loro corposo sound di sconfinata disperazione e l'ultima violentissima “The Eternal Light of Illusion”, in cui si ha la summa di tutto ciò che è stato espresso nell'album, Black Metal ruvido, glaciale e Old-School sviluppato in maniera furente e varia, alternando velocità a momenti di dolorosa riflessione.

Da un punto di vista di suoni, siamo alla sufficienza; la batteria spesso scompare ad alte velocità, risultando di difficile interpretazione, le chitarre sono sferraglianti e molto alte di timbro, il che rende il lavoro sì Raw e in linea con il genere, ma che sulla lunga distanza risulta un po' stancante a livello uditivo. Il basso è presente e corposo, ma anch'esso ha dei leggeri problemi di dinamica e quindi risulta difficile comprenderlo appieno. La voce è il punto forte dei Near e si amalgama perfettamente con l'insieme e risulta vincente in quanto aggressiva, piena e corposa, quindi ricca di phatos quando serve e velenosa nel resto dell'inciso. 
Mi è stato fatto notare, in tempi non sospetti, che c'è una bella differenza da una produzione brutta ed una produzione grezza; sono d'accordo in linea di massima e ritengo che certi album o generi, necessitino della dovuta “sporcizia” per funzionare ed evocare il giusto feeling che ne necessita l'ascolto. Ma è anche vero che ci sono dei punti su cui non si può passare sopra, tra cui il principio di far sentire al meglio ogni singolo strumento, e non doverlo scavare tra dinamiche e range impazziti e distorti del lavoro. Non è questo il caso dei Near, in quanto per fortuna si è lavorato comunque per rendere la proposta udibile e appunto grezza quanto basta, ma secondo me una maggiore cura su certi aspetti avrebbe reso il risultato finale di maggior pregio e spessore. 
In definitiva un lavoro, questo “Own Sun” che è valido su alcuni punti, ma mi lascia un po' perplesso su altri, ma che farà la gioia di chi vuole un album Black Metal diretto, violento, evocativo e di vecchia scuola. Resta anche un buon inizio per chi vuole esplorare l'interessante “Scena Dolomitica” con un valido biglietto da visita.

Recensione a cura di D666 
VOTO 65/100

Tracklist: 
01. Old Springs of Astral Matter 6:53 
02. Invoking the Night 8:34 
03. The Weight of Life 7:12 
04. The Hidden Side of Mankind 4:26 
05. The Eyes of the Ancient Trees 4:11 
06. The Eternal Light of Illusion 8:26

DURATA TOTALE: 39:42 

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