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HASTUR "The Black River" (Recensione)

Full-length, Black Tears Of Death
(2016)
 
Gli Hastur sono una band genovese in attività dal 1993 e in cui militò a suo tempo il noto singer Trevor, poi approdato alla corte dei Sadist. Dopo tante vicissitudini che sembravano aver gambizzato i Nostri lasciandoli fermi all'ep del 1997, "Dance Macabre", ritornano inaspettatamente sulla scena con il qui presente, ottimo, "The Black River", stampato da Black Tears Of Death, in cui possiamo ritrovare solo il batterista Hayzmann a rappresentare la line up originale, affiancato dal chitarrista Docdeath, il bassista Grinder ed il cantante-chitarrista Napalm.

Sin dalle prime battute, questo "The Black River" appare come un disco di thrash-death-black molto compatto, in verità molto più affine al death metal rispetto agli altri due generi che ho citato, sebbene per il web queste band venga spesso etichettata come "black metal". A parte questo, il lotto di canzoni qui racchiuse è di primissimo livello, con tecnica adeguata al genere, riff spaccacollo, batteria quasi sempre sparata in tempi su 2/4, e una voce gutturale ma non impastata, che mi ha un po' ricordato l'operato del buon Glen Benton dei Deicide. Ecco, se prendete ad esempio un album come "Scars of the Crucifix" proprio dei Deicide, potrete avere una vaga idea di cosa suonano questi Hastur, ma il tutto amalgamato con spunti sia provenienti dal death metal di act come Vader o Dismember, e una spruzzata di thrash e black primordiali affini a gente come primi Kreator, Bathory, Sodom, Possessed ecc.
Ogni pezzo è una mazzata tra capo e collo: a partire dalla devastante title-track "Black River" fino ad arrivare alla conclusiva "Purgatory", la band picchia senza sosta. Come dicevo, il loro è un genere c he mescola a pari merito death, black e thrash, e questo lo si può notare in generale nella costruzione dei brani, che a volte sono sparati ad alta velocità ma raramente in blast beat, e a volte si lanciano in piccoli spiragli più rallentati. Questo consente all'album di avere respiro e di presentarsi sì compatto, ma anche discretamente vario, non annoiando.

Pezzi migliori o peggiori per il sottoscritto non ce ne sono, in quanto parliamo di un bel disco che presenta buoni spunti sparsi per tutte le tracce, e quindi consiglio caldamente l'acquisto di questo album a chiunque voglia qualcosa di estremo in linea con gli anni Ottanta e Novanta. 
Per quelli che pretendono novità e sperimentazione, direi che questo disco non fa per loro. Bel colpo!

Recensione a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"
Voto: 75/100

Tracklist:
1. Black River 05:42
2. Consumer of Souls 03:59
3. Infamous 04:16
4. Possessed 05:25
5. The Clock of Evil 05:18
6. Hate Christians 04:28
7. Brain Buried 04:02
8. Prisoners of Christ 05:35
9. Purgatory 03:36  

DURATA TOTALE: 42:21

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