MALEVOLENT CREATION "The 13th Beast" (Recensione)


Full-length, Century Media Records 
(2019)

Non avete certo bisogno di me, per sapere che in questo nuovo lavoro della band a stelle e strisce non troverete né influenze sinfoniche, né contrappunti jazz. Non hanno fatto niente di sperimentale nei dodici dischi precedenti, figuratevi se poteva cambiare qualcosa con questo “The 13th Beast”, disco dal titolo tutt'altro che sibillino e che sin dalla copertina si sforza di rassicurare (come se ce ne fosse bisogno!) i propri estimatori di quello che andranno ad ascoltare: del puro ed incontaminato brutal death metal floridiano, di quello diretto e con forti influenze thrash che amano propinarci dal seminale “The 10 Commandments” (io però gli ho sempre preferito “Retribution”). 

Nemmeno la presenza di una formazione del tutto rinnovata, con il solo Phil Fasciana superstite della line-up originale, è servita ad apportare novità: in questo caso per fortuna, considerato che la band si è sempre avvalsa di musicisti di classe, ed i nuovi (specialmente il bassista) non fanno rimpiangere nessuno. Tranne, ovviamente, il nuovo vocalist Lee Wollenschlaeger (che minchia di nome, è la prima volta che sono costretto a fare copia incolla!) che, nonostante sia bravazzo, non arriva di certo al fascino sguaiato del compianto Brett Hoffman. Rispetto al vocalist precedente Lee ha un approccio meno vario e più classicamente growl: è efficace, ma non basta, e questo è il primo punto di demerito del disco. 

Secondo punto di demerito: dal punto di vista strettamente compositivo, “The 13th Beast” non colpisce come i dischi che lo hanno preceduto negli ultimi dieci anni. Non dico che ci sia un abisso rispetto a “Dead Man's Path” o “Invidious Dominion”, questo no, ma mentre quei due dischi mi avevano sollazzato alla grande fin da subito, questo nuovo lavoro stenta un po' a partire, ed anche se dopo ripetuti ascolti mostra un songwriting perfettamente funzionante e delle strutture del tutto rodate, sembra mancare la scintilla – e non penso che sia colpa dei nuovi arrivati, quanto di una parziale mancanza di ispirazione di Phil “imperatore del tremolo picking” Fasciana. 

Che poi si tratta sempre di un lavoro decisamente sopra la media, i Malevolent Creation sono dei leaders, non dei followers, ed è anche normale che, ad una certa età, non si possa sempre andare a pieni giri. 

Recensione a cura di: Fulvio Ermete
Voto: 73/100

Tracklist:

1. End the Torture 05:16
2. Mandatory Butchery 04:14
3. Agony for the Chosen 03:39
4. Canvas of Flesh 04:28
5. Born of Pain 06:51
6. The Beast Awakened 03:49
7. Decimated 04:33
8. Bleed Us Free 03:13
9. Knife at Hand 03:56
10. Trapped Inside 03:56
11. Release the Soul 05:31

DURATA TOTALE: 49:26

LINKS:
Bandcamp

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