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L’AGONIA DEL METALLO ITALIANO: considerazioni di due veterani qualunque


PRIMO ARTICOLO A CURA DI "JOHN PRECK" (musicista veterano)
Sono anni che mi pongo delle domande. Sono anni che cerco risposte. L’argomento è il Metal. Nello specifico il metal in Italia. Il metal per le band italiane. Il metal per il metallaro italiano. Detta così sembra un’accozzaglia di frasi senza senso. Proverò a fare ordine per esprimere le mie perplessità. Da una vita, se trent’anni di ascolti si possono considerare tali, ascolto, suono e supporto la scena. Supportare per il sottoscritto significa acquistare album, riviste di settore, merchandising delle band di riferimento e andare ai concerti. Tutto questo, andando oltre i soliti quattro nomi di riferimento della scena. Se supporti i soliti quattro nomi, per me non supporti la scena. Da tutto questo tempo seguo le evoluzioni, ma soprattutto le involuzioni di un genere che vive in un profondo stato di agonia. Eppure potrebbe sembrare il contrario. Basterebbe guardare i siti di settore, ma soprattutto le uscite che inflazionano il genere. Ma questa è l’apparenza. 

Nella realtà dei fatti, quando andiamo a scavare a fondo, scopriamo che i cd di queste band hanno una vendita pari a zero, se si escludono amici, parenti e fidanzate. Se proviamo ad andare ad un concerto, ci sono le solite facce, ma l’affluenza, tolti i soliti nomi, raggruppa un numero sparuto di persone. Tra questo numero esiguo di persone, vedremo come al solito una forte predominanza di sesso maschile, con l’età dei partecipanti che va dai quaranta in su. Sotto i quaranta troveremo un numero davvero esiguo di appassionati. Sotto i trenta bisogna andarli a stanare e non è detto che se ne trovino. Il primo problema che la musica metal deve affrontare oggi è la mancanza di ricambio generazionale. I giovani oggi guardano altrove, il metal non è più considerata musica trasgressiva. I giovani di oggi vivono in un presente totalmente dematerializzato. La musica metal che si basa su un determinato immaginario fatto di ricerca delle immagini e di contatto fisico, ha la prima difficoltà nell’entrare nelle fasce giovanili in cui non vige alcuna cultura dell’immagine e della profondità. Il giovane contemporaneo è cresciuto in un sistema in cui vige lo scarso contatto con il mondo materiale e che va alla ricerca di una musica semplice e priva di messaggi, da lasciare nel sottofondo per non essere ascoltata. Oggi non interessa la musica, interessa l’evento. L’evento porta verso altri lidi. L’evento metal è per pochi. A parte i soliti quattro nomi. Mi chiedo se ci sia una medicina per tamponare questa emorragia. La cerchia è sempre più ristretta, ma le bands sono sempre di più. Qualcosa non torna. 

Basta scrivere per una webzine metal per capire il numero esorbitante di uscite mensili. Le bands italiane sono tante e questo è un bene. Purtroppo i locali per suonare diminuiscono di anno in anno e gli ascoltatori sono sempre meno. E qui subentra la terribile legge di mercato della domanda ed offerta. Oggi se non ci si appoggia ad un’agenzia è difficile essere considerati dalle webzine ed essere recensiti. Ancora più difficile avere la possibilità di riuscire a suonare dal vivo. Nella cerchia sempre più ristretta di metallari, le proposte che ci vengono propinate non si basano sulla qualità della musica e dello spettacolo proposto, ma da quanto si è disposti a pagare. Più la band per cui apri è famosa più paghi. Lo spettatore ignaro si troverà ad ascoltare una band che il più delle volte propone qualcosa di assolutamente scadente e ci si chiede ma come avranno fatto ad arrivare lassù? Pay to play. Pagare per suonare è un concetto terribile. Una volta era il contrario. Stesso discorso vale per le pubblicazioni ma qui ci si può sempre arrangiare con l’autoproduzione. Purtroppo il mondo metal italiano è sempre stato di nicchia. Oggi i numeri parlano chiaro. Il metal italiano è in agonia. La passione per questo genere favoloso è rimasto appannaggio di pochissimi. In questo miserabile mondo, molti provano a nutrirsi divorando una carcassa in putrefazione. Non vedo luce in fondo al tunnel. 

John Preck




SECONDO ARTICOLO A CURA DI SERGIO VINCI (musicista, recensore, label owner, caporedattore di questo sito ecc).
Mi piacerebbe dire che ciò che ha scritto il mio collega sia tutta spazzatura, che è il solito rompicoglioni di turno, il solito vecchio che non vede l'ora di dire quanto le cose prima fossero migliori e diverse. E invece, mi duole davvero dirlo, pur se il suo articolo lo trovi troppo d'impeto, troppo scritto di pancia, alla fine la maggior parte dei concetti espressi sono veri, o comunque meritevoli di essere analizzati con calma. In particolare se parliamo di metal italiano, il tutto assume connotati davvero particolari e nefasti. In primo luogo partiamo da un concetto, tralasciando per un attimo le varie leggi di mercato, internet ecc. Com'è possibile che in passato abbiamo avuto alcune eccellenze in ambito sia punk-hardcore che metal, che tanti ci invidiano, e siamo ancora al palo? Voglio dire, basti nominare, a partire dagli anni Ottanta (fino ai primi Novanta), band come Negazione, Vanadium, Raw Power, Strana Officina, Extrema, Sadist, Schizo, Bulldozer, Jester Beast, Necrodeath e tanti altri "di seconda fascia" (Broken Glazz, Alligator, ecc.), per capire che noi le cose le facevamo bene già parecchi decenni fa. Non sono rare le interviste ad artisti del calibro di Mille Petrozza o Phil Anselmo in cui questi super artisti nominano qualche nome italiano fra quelli che ho citato fra le loro influenze principali. E non sono gli unici. Volendo possiamo estendere anche il discorso al progressive rock, e allora andiamo a nozze.

Certo, in passato, magari rispetto ad altri Paesi, abbiamo un po' ritardato ad avere delle produzioni al passo coi tempi, dei suoni professionali che magari in altri Paesi sono arrivati prima. Ma anche questo non porta al punto della questione principale. Perchè? Facendo un esempio su tutti, se pensiamo al Brasile e alla sua poverissima scena, possiamo vedere che già verso la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, aveva già dei nomi noti in tutto il mondo, come Viper, Angra, Sepultura, Ratos De Porao ed altri ancora. Incredibile anche vedere come band quali i Sepultura già nell'87 erano molto noti e sfornavano un disco che come produzione non aveva nulla da invidiare al resto del mondo, tale "Schizophrenia". E non parliamo del successivo "Beneath The Remains"...In Italia, se parliamo di produzioni degne di questo nome, dobbiamo aspettare ancora qualche anno, ed andare perlomeno al 93, con la pubblicazione di "Tension At The Seams" dei già citati Extrema, ma volendo essere pignoli anch'esso non era particolarmente curato, e dovremo aspettare il successivo "The Positive Pressure" (Of Injustice) per parlare di disco davvero ben prodotto. Certo, non che prima facesse tutto schifo a livello di suoni, ma dobbiamo andare più nell'ambito dell'hard and heavy, piuttosto che nell'ambito del metal, e soprattutto del metal estremo, e non a caso nominavo i Sepultura. E' come se da noi, dall'heavy in su (thrash, black, death, punk-hardcore) tutto sia stato trattato troppo distrattamente in sede di consolle. Evidentemente pochissimi produttori avevano una visione "internazionale" del metal e di come avesse dovuto suonare. E questo è il primo inghippo, e neanche da poco, perchè mentre tanti generi conoscevano le loro albe migliori sotto ogni aspetto, qui in Italia alla fine degli anni Ottanta uscivano grandi album thrash o estremi, ma con produzioni molto lontane dagli standard sia americani che europei. E volendo rincarare la dose, io ho parlato ora della fine degli anni Ottanta per buttarmi un po' in avanti, ma ovunque già nella metà degli anni Ottanta uscivano dischi di ogni tipo di metal con ottime produzioni, non magari come di lì a poco, ma se prendiamo, che so, Rage, Blind Guardian, Helloween, Sodom ecc., abbiamo già capito di cosa stiamo parlando.

Ecco, andando ora ai nostri tempi, cosa manca al metal italiano, quindi, rispetto agli altri Paesi? Perchè ci siamo messi al passo coi tempi in tutto e per tutto, ma veniamo ancora snobbati? Escluse le derivazioni più accessibili e che hanno iniziato più di 20 anni fa (Rhapsody Of Fire, Lacuna Coil... E BASTA), qui ancora tutto è dannatamente rimasto indietro. Non c'è stata una evoluzione, nemmeno a livello di paesi come il Sud America, che ha comunque detto la sua, sia in ambito power che, soprattutto, in ambito più estremo. E sapete di chi è la colpa? Dei metallari, dei giornalisti, delle band, in poche parole della mentalità italiana. Quando mi è capitato di andare in Germania in edicola c'era una rivista quasi per ogni genere di metal anche nel 2019, e così in altri Paesi. Qui invece sta sparendo tutto, dai locali, ai giornali, e infine sparirà la cosiddetta scena. Se non c'è pubblico, per chi suonano le band? Se non ci sono acquirenti, per chi facciamo i giornali? E tutto questo scempio segue una mania di grandezza e poca umiltà francamente fuori luogo e mortificante, soprattutto per le poche band e i pochi addetti ai lavori seri rimasti. Siamo d'accordo che in un certo senso il pay to play è sempre esistito, così come il comprarsi spazi rilevanti (generalizzando), ma prima aveva un senso. Chiaramente se un artista spendeva per suonare di supporto ai Metallica, poteva avere un senso e soprattutto un ritorno, ma adesso si spende per tutto. Si spende pure per inviare il primo demo ai giornali. Io stesso, che sono nell'ambiente, mi domando cosa potrebbe davvero fare una band esordiente con 4 pezzi sparsa in giro per il mondo da una agenzia qualunque, e mi chiedo soprattutto cosa abbia in mente la band in questione di raggiungere se nessuno neanche il giorno prima aveva sentito parlare di loro. Non c'è più la cultura dello sbattersi, e soprattutto non si capisce che se non ci si costruiscono delle solide fondamenta, nessun palazzo potrà essere solido, stabile, duraturo. In redazione arrivano centinaia di mail di agenzie, e ormai le mail delle band esordienti, scritte di loro pugno, sono rare. Ovviamente da addetto ai lavori non posso dire che le agenzie lavorino male, anzi al contrario, cercano di fare l'impossibile. L'impossibile perchè cercano di mettere allo stesso piano, a livello promozionale, la band esordiente, con quella che dopo dieci album si è stufata e si mette in contatto con qualcuno che la promuova finalmente a dovere. Ho sempre infatti pensato che non sia l'offerta che crea la domanda, ma il contrario, e se le cose vanno così, allora tanti giovani musicisti hanno capito davvero poco. Mi è rimasta impressa una recente conversazione con una band che voleva promozione e mi contattò, la quale mi ha detto, in poche parole, che loro volevano solo comparire su siti da 20.000 like in su...Ovviamente la richiesta è lecita (io potrei ora scender in strada e chiedere ad un semaforo una donazione di 10.000 euro, no?), ma è la realtà che sfugge, ovvero che certi processi e traguardi si guadagnano assieme, con costanza e impegno, ma qui soprattutto è l'arroganza che impera. Perchè il problema a quel punto non sono più io (generico) che posso o non posso accontentarti, ma tu che hai registrato un ep di 5 pezzi, nemmeno esaltanti, e vuoi la tua news e recensione su Blabbermouth, e magari spendendo pochissimo, perchè tu ti senti figo e arrivato. Il problema, quindi, è solo nostro. Un Paese pieno di individui tronfi, poco umili, che si sentono arrivati quando non sono nessuno, e che supportano solo da dietro al loro smartphone (nemmeno PC). D'altronde anche questo è sinonimo di grettezza e di scarsa visione obiettiva e al passo coi tempi.  Internet c'entra fino a un certo punto, credetemi. Quasi tutti i Paesi ora possono dire la loro nel metal (guardate l'escalation del nord Europa), ma noi siamo dietro quel "quasi". Nel 2019 non possiamo ancora monetizzare davvero nulla, purtroppo se non qualche fuoco di paglia, meteore tenute in piedi dai troppi soldi che spendono pur di rimanere in un piccolo stagno a galla. D'altronde, qualcuno dice che ogni Paese ha la classe politica che si merita, e in fondo questo può essere applicato anche alla nostra "scena metal". 
In questo mare di meduse con poco cervello (scusate la franchezza), di tanto in tanto, essendo in qualche modo nel settore umilmente, mi è capitato e mi capita di conoscere persone ed artisti splendidi, umili, e magari già al loro terzo full-length o giù di lì, che hanno voglia di lavorare sodo e in sinergia con chi può aiutarli in qualche modo, perchè ritengono che ci sia ancora molto da lavorare, e non parlo di casi disperati, ma di gente che un minimo di nome già se l'è fatto. E allora mi metto ancora di più a meditare su tanti perchè. E ne deduco anche che questi poveri cristi sono come gli immigrati (compresi noi meridionali): snobbati, guardati di storto e non premiati solo perchè italiani. Tutto merito della maggioranza dei loro colleghi. Che tristezza.

Sergio Vinci

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