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IMPERIAL TRIUMPHANT "Alphaville" (Recensione)


Full-length, Century Media Records
(2020)

Il bello di essere arrivato alla fine dell'anno, è che puoi spulciare le classifiche stilate dagli altri. Io praticamente trovo davvero difficile seguire la mole di nuove uscite, ed alla fine mi ritrovo a riscoprire roba come Jimi Hendrix od a mettere su “Reign in blood” per la miliardesima volta. Ecco, sono fortunatissimo ad avere tra i contatti qualcuno che non ha le mie stesse difficoltà, ha tempo da perdere, ed ha messo questo disco nella sua top 15 del 2020: perché si tratta di un disco bellissimo. 

Black metal, sì, si parte sicuramente da quello per il suono delle chitarre, specialmente, freddo e tagliente, ma poi ci fermiamo qui, perché è chiaro che il trio della Grande Mela non è che ci tenga particolarmente ad essere inquadrato in un genere ben definito. Molto lo si deve anche al death, anche per le partiture vocali, ma in definitiva è il lato più jazz/sperimentale a prendere decisamente il sopravvento. Tastiere, effettistica, fiati, qualunque cosa sia funzionale al loro discorso espressivo non si fanno alcun problema di utilizzarlo, per quanto eterodosso, per quanto fuori dai confini. Devo dire, non è certo la prima volta che il black e l'avantgarde si abbracciano, ma il più delle volte il tutto mi era sembrato un freddo esercizio di stile, con il lato snobistico a prendere il sopravvento su tutto il resto. “Alphaville” è diverso. 

E' un metallo estremo del tutto destrutturato e ricomposto per giungere agli stessi traguardi seguendo strade diverse: è violento, non solo per gli sprazzi di autentica pesantezza che fanno spesso capolino, ma per il sentimento di assoluta, plumbea oppressione che pervade ogni singola nota del trio. La cover di “Experiment”dei Voivod rende bene l'idea di quali siano i loro punti di riferimento, ma non possiamo non pensare a John Zorn e, in epoca più recente, anche ai Portal, che assieme ai Gorguts rimane il gruppo cui più facilmente sento di avvicinarli – non solo per la loro smaccata teatralità sul palco. “Alphaville”, in fondo, è solo l'ennesimo modo per mettere efficacemente in musica la morte.

Fulvio Ermete
Voto: 82/100

Tracklist:
1. Rotted Futures 
2. Excelsior 
3. City Swine 
4. Atomic Age 
5. Transmission to Mercury 
6. Alphaville 
7. The Greater Good 
8. Experiment (Voivod cover) 
9. Happy Home (The Residents cover)

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