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MESHUGGAH "Immutable" (Recensione)


Full-length, Atomic Fire Records
(2022)

Contro ogni mia aspettativa i Meshuggah hanno sfornato un album che mi ha riportato quasi all'esaltazione che provai a suo tempo quando uscì "Nothing", album al quale sono particolarmente affezionato assieme a "Destroy Erase Improve". Anzi direi che fondamentalmente questi due sono gli album che meglio rappresentano i Meshuggah del "prima" e del "dopo". Il discorso di base è che questa band dopo "Nothing" ha insistito su un discorso musicale tanto geniale quanto, appunto, immutabile, aggiustando giusto di qualche centimetro il tiro tra un album e l'altro, inserendo quando più atmosfera, quando più brutalità o altro, ma di base credo che abbiano sempre ripetuto la formula che li aveva davvero elevati a status di band geniale con "Nothing", nonchè fautrice di un sound che trovava ben venti anni fa nelle chitarre ad otto corde molte delle sue peculiarità.

"Immutable" in questo senso non si discosta poi troppo dagli ultimi album, ma prova a riportare i Meshuggah su territori più "umani" e lo fa inserendo una emozionalità e un approccio più semplice al loro classico trademark, ma anche una pesantezza incredibile a volte quasi insostenibile (ascoltate ad esempio "Ligature Marks"). Le canzoni suonano come ciò che l'abisso di una mente disturbata può partorire: si respira la paranoia, la tensione e l'ansia dei nostri tempi, e in particolare degli ultimi due anni che ci hanno profondamente segnati. L'esasperazione questa volta non sembra aver bisogno di pezzi troppo brutali o troppo veloci, ma lo fa scardinando tutte le nostre certezze brano dopo brano, in più di un'ora di mattanza psichica. 

Per la prima volta dopo molto tempo alcune canzoni di questa band rimangono impresse dopo pochi ascolti (provare per credere con la doppietta iniziale formata da "Broken Cog" e "The Abysmal Eye"). Dalla terza traccia in poi la band fa ciò che sa fare meglio. Ormai è inutile cercare un senso nel drumming di Tomas Haake e del perchè ponga determinati accenti, come è quasi inutile cercare un senso nel riffing circolare e alieno di Fredrik Thordendal e Mårten Hagström. E' tutto un gioco di composizione e decostruzione continuo dove ormai i Nostri si trovano a proprio agio completamente. Sarebbe interessante sapere se dopo più di due decenni passati a comporre in questo modo, i Nostri saprebbero tornare ai loro primissimi tempi e comporre qualcosa di più canonico....Io credo che per loro la canonicità sia ormai questa e va dato loro merito di aver inventato un genere (chiamatelo djent o come volete, non cambia molto).

"Immutable" è un titolo azzeccato perchè ci restituisce i Meshuggah che conoscevamo, caparbi nel portare avanti un discorso musicale tutto loro, ma è evidente come la band abbia davvero lavorato sodo per portare nel disco un alone leggermente più melodico e malsano che ammanta il tutto come rugiada sulle piante. Le chitarre soliste sono protagoniste in questo, stralunate ma emozionanti. Un disco davvero incredibile, fatto da gente che a più di cinquanta anni ha ancora voglia di non sedersi sugli allori ma di continuare a svilupparsi e rimanere appagati dalla loro creatura. Grandissimo ritorno, che a mio avviso oscura un bel po' il precedente "The Violent Sleep Of Reason". Quello era un buon disco, questo è molto di più.

Sergio Vinci
Voto: 80/100

Tracklist:
1. Broken Cog 
2. The Abysmal Eye 
3. Light the Shortening Fuse 
4. Phantoms 
5. Ligature Marks 
6. God He Sees in Mirrors 
7. They Move Below 
8. Kaleidoscope 
9. Black Cathedral 
10. I Am That Thirst 
11. The Faultless 
12. Armies of the Preposterous 
13. Past Tense

Line-up:
Jens Kidman - Vocals
Fredrik Thordendal - Guitars
Tomas Haake - Drums
Mårten Hagström - Guitars
Dick Lövgren - Bass

Web:
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