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LORD BELIAL "Rapture" (Recensione)


Full-length, Hammerheart Records 
(2020)

Diciassette anni dopo il loro ultimo emblematico lavoro "Nocturnal Beast" tornano a sopresa sulla scena i colossi del black metal scandinavo Lord Belial con il nono album in studio dal titolo "Rapture", uscito a maggio sotto l'etichetta olandese Hammerheart Records; la band fondata nel 1992 a Trollhattan, nel Gotaland, dai fratelli Micke e Thomas Backelin, dal loro cuginetto Anders (uscito nel 2015 dalla line-up) e da Niclas Pepa Green, dopo cinque anni di inattività ha deciso di ricostituirsi nel 2020 per dare vita ad una nuova alba di violenza infernale e di ferocia satanica in pure stile swedish, sancita da questo nuovo lavoro che perfettamente ricalca lo spirito della band e riprende da dove il percorso si era interrotto, con l'energia dei tempi passati e una tecnica ancor più definita e apprezzabile. "Rapture" si compone di dieci inni di melodic black/death metal che strizza l'occhio ai Dissection di "Storm of the Light's Bane" senza tuttavia mancare di personalità, brillantemente eseguita dai riff taglienti e affilati di Thomas e Niclas e dalla martellante batteria di Micke, vero motore trainante dell'intero album.

Ad aprire le danze troviamo la furiosa "Legion", scandita dal blast-beat spietato di Micke e dallo scream infernale del fratello, dopodichè a dominare la scena subentrano le due chitarre con riff tecnici e sinistri e melodie oscure; un passaggio rallentato centrale dai toni freddi e cupi schiude un assolo virtuoso e incalzante, prima della ripresa finale. "On a Throne of Souls" è dominata da un riffing in continua evoluzione, tagliente e oscuro e dalle eco sinistre, che rallenta solo per far spazio ad una nuova ondata di violenza inumana. Con "Rapture of Belial" il ritmo si abbassa momentaneamente, incontro ad un death/doom sinistro e dal riffing melodico che sfocia in un'accelerazione serrata da capogiro, danzando poi tra passaggi rallentati in growl e chitarre cupe e cambi di tempo repentini, con tocchi quasi acustici. La ben più ragionata "Belie All Gods" chiude la prima parte del lavoro, con le sue melodie lente e ricercate dai richiami epici e i suoi riff sinistri, che sfociano in un assolo struggente a malinconico, a conferma della capacità del trio svedese di emanare sensazioni oscure e infernali anche attraverso la melodia.

La seconda metà del lavoro non aggiunge molto altro a quanto già sentito, nè si fa particolarmente notare ad eccezione del refrain rallentato quasi epico della tirata "Lux Luciferi", almeno fino alla lunga "Infinite Darkness and Death", un crescendo dall'armonia acustica iniziale alla serie di riff taglienti e oscuri in perfetto stile death/doom della parte centrale, prima di una ripresa feroce dai toni epici. Chiude il lavoro la maestosa "Lamentations", ode sofferta e tragica ad un black metal satanico di pura atmosfera, guidata da una progressione lenta ed epica e da un recitato sommesso con sottofondo acustico e cori maestosi a seguire, prima di un assolo melodico semplicemente annichilente, davvero superbo.

"Rapture" rappresenta l'inatteso ritorno sulla scena dei Lord Belial, formazione che in passato ha interrotto più volte il suo percorso ma che in quel fatidico 2015 del "cessata attività" sembrava destinata a rimanere nella storia passata del culto nordico del black metal, in quanto rappresentante di un'ancestrale spirito diabolico di matrice scandinava. Invece, dopo ben diciassette anni, ecco arrivare un altro lavoro colossale, destinato a spazzare via molte delle uscite più recenti e a dimostrare che il nome di Lord Belial ha ancora qualcosa da aggiungere alla storia del black metal. La produzione del lavoro è ottima e il livello qualitativo semplicemente sorprendente: la batteria di Micke picchia con violenza devastante e irrefrenabile, accompagnata dai riff gelidi e brutali dei due compagni, ma è nei rallentamenti melodici e nei passaggi epici che i Lord Belial dimostrano la loro maturazione, che ci auguriamo giunta non a conclusione ma ad una semplice tappa intermedia, che segnerà negli anni a venire una nuova fase del loro percorso.

Recensione a cura di Alessandro Pineschi.
Voto: 80/100

Tracklist:
1. Legion 
2. On a Throne of Souls 
3. Rapture of Belial 
4. Destruction 
5. Belie All Gods 
6. Evil Incarnate
7. Lux Luciferi
8. Infinite Darkness and Death
9. Alpha and Omega 
10. Lamentations

Line-up:
Micke Backelin - Drums, Bass
Niclas Pepa Green - Guitars, Bass
Thomas Backelin - Guitars, Vocals, Bass

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