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UMBRA NOCTIS "Asylum" (Recensione)


Full-length, Drakkar Productions
(2024)

Black Metal italiano, cantato per lo più in lingua madre, ed estremamente underground, almeno a prima vista: cosa ci più essere di più intrigante? Partiamo subito dalle quisquilie, che per me non sono tali, ma senza dubbio non posso basare la mia valutazione su certi parametri: rispetto al passato, la band ha adottato un discreto logo simmetrico, molto più caratteristico del primo design dello stesso per le loro prime uscite, e senza dubbio ben altra cosa rispetto alla scritta lineare e anonima scelta per le loro prime due release in formato full-length. Lo stile del tratto è molto asciutto e semplice, un po’ alla mia maniera, senza troppi dettagli e ghirigori. Ottimo, direi!

Altro elemento di poca importanza, ma per me invece degno di nota, la scelta dell’artwork per la copertina: una semplicissima foto in bianco e nero di un complesso roccioso. Sono queste piccole cose che ti fanno entrare nella giusta atmosfera, e per un disco Black Metal, non è certo cosa da poco! Come tutti questi indizi grafici lasciano intendere, siamo dinanzi ad un prodotto piuttosto grezzo e minimalista, come magari se ne trovano a centinaia, almeno già subito dopo gli anni 2000, però signori miei: le intenzioni sono chiare, lo stile è quello, e quindi, di cosa lamentarsi esattamente? Capolavoro rivoluzionario? Senza dubbio no, e nemmeno la miglior rilettura del genere, ma tanta, davvero tanta coerenza e passione, e per me, possiamo anche fermarci qui!

Ma chi si vuole fermare? Abbiamo appena iniziato! Produzione poco rifinita, e ci mancherebbe, senza quei suoni post-prodotti ed editati senza pietà per le dinamiche e per le timbriche originali degli strumenti: tutto ha quel bel fetore di analogico, anche un po’ “inscatolato”, come chiamo io l’effetto delle frequenze medie poco ben gestite, ma fa parte del gioco e questi dischi perderebbero molto del loro fascino se incisi e presentati diversamente. A livello tecnico, così come compositivo e di songwriting, nulla di eclatante, ma anche qui: ve ne è bisogno? Riff per lo più melodici, nel loro minimalismo, e pattern di batteria semplici, certo, ma nemmeno poi così monotoni, anzi: i cambi di pattern, di figura ritmica, ci sono e son pure frequenti. Tempi, contro-tempi, blast-beats e mid tempo, tutto in un unico pacchetto. Serve altro?

Screaming vocals secondo una delle varianti che più mi convincono ultimamente, ovvero il grugnito gutturale che attinge senza remore nel pozzo nero delle frequenze basse: non si può sempre avere il solito grido gracchiante alla Quorthon, che sarà anche un marchio di fabbrica del genere, ma ormai sappiamo che ci sono tante alternative valide che non spostano di una virgola l’appartenenza al genere della proposta musicale. Sulla scelta dell’idioma nazionale, mi pronuncio sempre al solito modo: ben venga l’interpretazione in voce distorta di qualsiasi lingua sia sentita come propria dalla band, perché è una preziosa forma di personalizzazione del Black Metal, per me genere fra i più duttili e malleabili in assoluto: parte da materia grezza, destrutturata, praticamente una sorta di Punk Rock del Metal estremo, ma proprio per questo chi ha la giusta sensibilità, lo può modellare a suo gusto e piacimento.

Poche forme d’arte possono vantare una simile caratteristica, dove la materia grezza, in origine solo minimalismo, do-it-yourself e lo-fi, può evolvere, involversi ulteriormente, miscelarsi con tutto, ritagliarsi su misura di un popolo o di un singolo individuo. Per me, lo sapete, l’Heavy Metal è arte popolare di altissimo livello, quindi forse l’unica vera e ultima forma di arte “bassa” che punta, ormai con comprovato successo, alle vette dell’astrattismo, della pura concettualizzazione, della metafisica, di tutto ciò che è “alto”. Il Black Metal, in questo, è la punta di diamante: un diamante grezzo, ma proprio per questo che sa mettere in comunicazione le profondità del suolo (e dell’anima) dal quale viene estratto e la purezza del gioiello prezioso e affilato. Gli Umbra Noctis sono una realtà che mi sembra ancora piuttosto piccola, ma stanno scavando e prima o poi qualcosa di brillante uscirà dalla nera terra: già qualcosa sta affiorando!

Recensione a cura di Luke Vincent
Voto: 75/100

Tracklist:
1. I Cieli Piangono
2. Incontro
3. Sentiero 407 (Asylum)
4. 3.14
5. Green Eyes
6. Anno Horribilis MMXX (Timoria cover)
7. What If...?

Line-up:
Omar Maghella - Drums
Tiziano Valente - Guitars
Filippo Magri - Vocals, Bass
Filippo Oneda - Guitars

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