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DEMANDE À LA POUSSIÈRE "Kintsugi" (Recensione)


Full-length, My Kingdom Music
(2024)

Sulle prime non ero troppo convinto circa questa band, ma solo perché mi stavo basando su una presentazione grafica, per l’album in oggetto, il terzo nella discografia, un po’ troppo spartana e anonima, senza un logo che possa caratterizzare davvero la band da un punto di vista estetico e immaginifico. Ma questi sono dettagli di contorno (per me importantissimi, però!) e pur soffermandomi spesso su questioni grafiche, alla fin fine dobbiamo valutare la musica. E qui leggo che si tratta di uno strano cross-over di generi, ovvero Sludge e Black Metal, con qualche richiamo Hardcore. Roba interessante, insomma, e se non ricordo male qualcosa di simile, sempre in Francia, era stato proposto dai Glorior Belli, una band che partiva come Black Metal “ortodosso”, come gli Ondskapt o i loro conterranei Deathspell Omega, nel notevole debutto del 2005 “Ô Laudate Dominvs”, per poi virare verso un Sothern Sludge nella cui fanghiglia far affondare il caro vecchio Black Metal.

Se la miscela si prospetta interessante, debbo ammettere che a livello musicale, pur non essendoci nulla che non vada bene a livello tecnico e compositivo, tutto mi scorre via in superficie senza indurmi stimolo alcuno! I miei gusti li sapete ormai abbastanza bene, e spaziano dal Metal classico NWOBHM, ma anche tanto Power Metal, e senza soluzione di continuità passo al Death Metal, fosse pure il peggior Slam, e per lo più Black Metal, di ieri e di oggi. Ma qualcosa di Southern Sludge o Stoner Psych lo ascolto anche io e vi dirò, mi son sempre piaciuti i primi Baroness, quelli del “Red Album”, anno 2007, che aveva dei suoni analogici bellissimi e incisi davvero in modo dettagliatissimo e magistrale, ma anche fino a “Purple” del 2015 tutto andava bene: gli artwork meravigliosi di John Baizley e la sua voce stonatissima, che funzionava forse proprio per questo.

Poi, verso il 2019 è andato tutto a rotoli, ma son cose che capitano: questo per dire come un pochino conosco il genere che questi francesi cercano di miscelare col Black Metal, ma credo non siano stati troppo capaci di proporre delle partiture davvero valide e memorabili, al di là dell’ardita operazione di sincretismo. Ci sono i riff con i chitarroni a corda baritona stoppata spessi un chilometro, e ci sono gli arpeggi minori, e ovviamente, pur in modo sporadico, fughe in blast-beat e tremolo picking: abbiamo le screaming vocals e qualche puntata di growl, e la timbrica distorta spesso si sporca con influenze vocali Hardcore come avevo già rilevato negli svedesi Dödsrit, band Black Metal assai melodico ed epico che proviene da un ambito Crust Punk! Ma laddove gli svedesi hanno prodotto un ultimo album, “Nocturnal Will”, a dir poco memorabile, i francesi qui presenti girano spesso a vuoto, con soluzioni interessanti sulla carta, ma che non lasciano nulla all’ascoltatore e temo finiranno nell’oblio in brevissimo tempo.

Un peccato, perché come musicisti c’è ben poco da appuntare, e a livello esecutivo e di produzione non c’è davvero nulla che non vada, solo l’album dura parecchio, 51 minuti per ben 11 brani di cui alla fine rimane ben poco e durante l’ascolto davvero nulla ha attirato la mia attenzione. L’incedere complessivo dell’intero lavoro, assestato su ritmi certo non particolarmente frenetici e dinamici, non aiuta, vista la mia propensione per la velocità, però il problema secondo me è proprio l’assenza di fraseggi, di linee melodiche, di qualsiasi soluzione che possa far colpo e indurre a risentire il pur impegnativo full-length in futuro.

Purtroppo questo è uno di quei casi peggiori e difficili per me, come recensore: promuovere un album è gratificante, demolirlo può essere anche divertente, se si tratta d’un pessimo lavoro di gente che si sente arrivata chissà dove per via di un contratto discografico importante – non stronco mai le band emergenti, alle prime armi, perché ci siamo passati tutti e so quanto è arduo esordire e ci vuole tempo per acquisire padronanza dei propri mezzi! - ma qui si tratta di quei prodotti ineccepibili, come il funambolico primo e unico album dei Dimhav, ma che non lasciano il segno.

Recensione a cura di Luke Vincent
60/100

Tracklist:
1. Inapte 06:23
2. Kintsugi 03:10
3. La parabole des aveugles 04:23
4. Ichinawa 04:49
5. Le sens du vent 04:37
6. Vulnerant Omnes, Ultima Necat 04:25
7. Attrition 04:39
8. Fragmenté 05:19
9. Miserere 05:46
10. Brisé 05:12
11. Partie

Line-up:
Neil Leveugle - Bass
Vincent Baglin - Drums
Edgard Chevallier - Guitars, Drum programming
Simon Perrin - Vocals (lead)

Web:
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