Intervista: PATH OF SORROW


Un disco, un concept inquietante. "Horror Museum" ci consegna una band davvero in forma, capace di rielaborare l'antico concetto di melodic death metal con influenze extreme metal ad ampio respiro. Disco davvero interessante, che ci ha spinto ad intervistare Roberto Crisci (Lucifer), bassista della band. Ah, leggete la nostra recensione di "Horror Museum" a questo link!

01. Ciao Roby e benvenuto su Heavymetalmaniac.it. Partiamo parlando in generale di "Horror Museum"! Potrebbe anche essere il vostro miglior album secondo noi! Sei d'accordo?
Ciao! Grazie infinite per lo spazio concessoci, è un vero piacere! Sì, sicuramente abbiamo alzato il livello rispetto a Fearytales, questo grazie a più maturità compositiva, ai nuovi innesti e al voler lavorare in modo più professionale, ma senza dimenticare che siamo metallari e suoniamo perché amiamo questa musica e gli amici che ci regala!

02. Come hai visto cambiare la nostra scena metal in questi anni e soprattutto quella estrema?
In meglio! In Italia abbiamo cominciato a fare le cose per bene e anche all'estero se ne stanno accorgendo, così che giovani realtà hanno molte più possibilità di esibirsi fuori e di farsi conoscere da un pubblico più vasto. Per l'ambito estremo dobbiamo questo a band come i Fleshgod Apocalypse, seguiti a ruota dai Fulci, senza dimenticare gli Hideous Divinity o i Genus Ordinis Dei. Purtroppo alla bravura delle band manca, di contraltare, uno spazio adeguato per suonare: in alcune grandi città locali o spazi da dedicare alla musica dal vivo si stanno votando a cover band o party band, per cui si muove più gente (anche non metallari). Chi gestisce un locale deve camparci e quindi capisco programmazioni così. Per cambiare la tendenza bisognerebbe supportare le band locali e quelle che si fanno un mucchio di km per venire a suonare; bisogna dare fiducia all’underground come pubblico, per far sì che la scena cresca.

03. Quali sono le band che vi hanno influenzato e hanno avuto un peso per i Path Of Sorrow, soprattutto agli inizi della vostra carriera?
All'inizio dei Path Of Sorrow, 13 anni fa, In Flames e Kreator su tutti. Poi, con gli anni e i cambi di line-up, le influenze sono cresciute e si sono diversificate. La scena svedese degli anni ’90 (Dark Tranquillity, At The Gates, Hypocrisy, Dissection), poi sono subentrate parti più tecniche e brutali del death tecnico americano (Morbid Angel) o più oscure e maligne, polacche (Behemoth, Decapitated), o influenze più moderne date dai membri più giovani come Veil Of Maya o Revocation. A un ascolto attento potrete trovare tutte queste sfumature in Horror Museum.

04. Parliamo un po' di come nasce solitamente un vostro brano e in generale del processo compositivo e di registrazione.
Il nostro processo compositivo è particolare: di solito Carl (Gabry) porta delle idee che in parte “cazzio” (è folle, se non facessi così sarebbe ingestibile, ma avremmo già pronti altri 2 dischi). Cerchiamo di “pathizzare” le sue bozze in modo da renderle suonabili e fruibili; in questo mi dà una grande mano Caesar (che, come me, è old school). Una volta che il brano ha una forma abbastanza definita, lo suoniamo e lo ascoltiamo per capire cosa ci ispira come mood; da lì diamo un titolo/idea a Mat, che lo elabora, lo fa suo e crea il testo. Non è un processo rapido, ma fa sì che musica, testo e atmosfere siano amalgamati in un’identità ben precisa. Per questo difficilmente troverai 2 brani simili nei nostri dischi!


05. Cosa pensi che offrano i Path Of Sorrow di diverso e/o particolare in ambito melodic death metal?
Bellissima domanda! I Path Of Sorrow cercano, come detto prima, di amalgamare testi e musica per dare una sensazione che vada oltre il semplice ascolto. Cerchiamo di immergere l'ascoltatore nel mood del brano. I testi sono rappresentazioni metaforiche delle paure sotto forma di mostri, per questo vi invitiamo a leggerli. Per quel che riguarda i live, invece, è una parte che curiamo molto perché vogliamo offrire a chi è sotto il palco uno spettacolo a 360°, tra opere d'arte, musica e interpretazione. Durante la nostra esibizione vi guideremo, sonoramente e visivamente, nel nostro Museo degli Orrori e siamo sicuri che non lascerà indifferente il pubblico.

06. Avete in programma un tour di supporto a questo nuovo album per il 2026 oppure avete finito per ora con le date?
Con le date abbiamo appena cominciato: stiamo lavorando e contattando band e locali per portare il nostro show a più persone possibile e confidiamo anche nell'aiuto di chi ci legge per espandere questa serie di concerti.

07. Cosa pensi della fruizione della musica di oggi? Sei a favore della digitalizzazione o pensi che abbia in qualche modo danneggiato la musica, e soprattutto le piccole band?
Parliamoci chiaro: lo streaming musicale, oggi, rappresenta un modo per farsi conoscere da persone che magari stanno dall'altra parte del pianeta e che non avresti mai raggiunto! A noi è successo con un ragazzo canadese, per esempio, ma più in generale ci siamo resi conto che ci sono un sacco di persone fuori dai confini italiani che ci seguono o che comunque ascoltano i nostri brani sulle piattaforme online. Certo, questo implica che venderai sicuramente meno dischi (e con gli ascolti di Spotify ecc. non ci paghi manco i plettri), se non ai concerti, ma speri sempre di incontrare qualcuno che ti apprezza in giro per il mondo e, da cosa nasce cosa. Chi ci perde davvero sono le grosse band, che ormai per far cassa puntano sul merch e sui prezzi dei biglietti, diventati estremamente cari.

08. Quali sono i vostri piani più immediati? Insomma, dove vorresti che arrivassero i Path Of Sorrow?
Come detto in precedenza, stiamo cercando date per portare in giro il nostro spettacolo e incontrare più persone possibili amanti del metal. Il sogno rimane sempre quello di suonare in casa dei “padri fondatori” del genere, tipo aprire un concerto dei Dark Tranquillity a Göteborg o suonare al Wacken, e chissà che, col supporto degli amanti del genere, prima o poi non ci arriviamo!

09. Abbiamo finito, concludi come vuoi l'intervista!
Grazie infinitamente dello spazio concesso e delle belle domande che ci hanno permesso di mettere un po’ di curiosità nei vostri lettori. Spero di incontrarvi tutti sotto o sopra un palco. Il metal vive di questi momenti. Vi lascio col saluto che usa il caro amico Trevor: “In alto il nostro saluto!!!”


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