08/12/11

Heiden "Dolores"

Full-length, Naga Productions, 2011
Genere: Post-Black Metal

Post è una prefisso che indica il giungere poi, oppure l’essere oltre un certo movimento culturale. Gli Heiden hanno trasportato il concetto all’interno del nostro caro black metal, sfornando un quinto full length introspettivo, d’impatto ma soprattutto al di là dei confini. Essendo figli di una terra dell’Est, quale la Repubblica Ceca, e di Brno in particolare, i nostri hanno potuto convivere fin dalla tenera età in un universo dove la trasformazione era ingrediente della vita quotidiana.
Prima l’Impero Asburgico, poi il periodo fra le due Guerre, poi il comunismo (e quel senso di inquietudine continua, impersonato dalla Stasi), infine la scissione della giovane Slovacchia. Un equilibrio impossibile da stabilire, animi in viaggio. Molto Post-Modernismo e poco Romanticismo.

L’album riassume in sé tre concetti principali:
1. l’estinzione del canone black. La morte del tremolo picking per intenderci.
2. la velocità negata e negletta. (scarse le accelerazioni)
3. la frammentazione del centro musicale una volta rappresentato dalla voce, collante fra gli strumenti , le idee ed il pubblico.

Ne consegue che Dolores ha pochissimi pertugi concessi al cantante, il quale preferisce un pulito ritualistico piuttosto che il canonico scream, totalmente assente, comunque sommerso da chitarre in low gain, batteria razionale, effetti da tastiera, basso pulsante. Ogni traccia, declamata in lingua madre (non esistono autorità, l’inglese non è l’unico idioma), è simile alle altre, però allo stesso tempo contribuisce alla varietà del tutto. Sembra paradossale: ascoltate e vi accorgerete della potenza emotiva scatenata dagli scarni arpeggi, dagli accordi distorti, da un uomo addetto alle pelli che svela un’idiosincrasia per il blast beat quasi fuori contesto. Stiamo assistendo da testimoni privilegiati al tramonto, al decadimento inesorabile del black metal come noi lo conosciamo, entrando in piena era Post-Metal. Vi renderete conto in breve di quanto la cattiveria primigenia non sia defunta, di come i temi siano rimasti pressoché i medesimi, di come intatta l’essenza esista ancora. Elementi persi nello spazio cosmico del suono.

Dolores non ha generi, non ha categorie, è semplicemente un derivato: un prodotto della grande Madre Nera Fiamma. Gli ampi paesaggi dissonanti, le costruzione armoniche, le progressioni di accordi non sono affatto originali. Ma dentro le partiture si avverte la spaccatura con la tradizione: a cosa servono scream, a cosa giova un muro sonoro sterile? A nulla quando il processo culturale è al crepuscolo.
Dal lato meramente tecnico, il disco è sincretico: raccoglie dentro di sé le varie influenze, sullo stile Pelican, Isis, Wolves in the Throne Room, senza farle oggetto di una critica. Inoltre si articola in otto episodi dalla crescente tensione, in cui svetta particolarmente il lavoro delle chitarre, impegnate in intrecci ritmici decisamente interessanti. Da notare come il combo sia in grado di generare melodie ben oltre la media utilizzando mezzi semplici, alla portata anche del musicista dilettante. Un altro aspetto della rivoluzione in atto: la totalità degli ascoltatori contribuisce ad attribuire valore, significato, ruolo al prodotto. Impalcature lineare permettono l’accesso alla discussione ad un pubblico più vasto, che giunge da oltre la barriera dei generi. Le bellezze del Post. Ultimo particolare da sottolineare, la capacità innata dell’ensemble di evocare, benché nessuno di noi conosca la lingua ceca, luoghi connessi alla traccia, in un perpetuarsi di una magia, a dimostrazione dell’universalità di linguaggio delle note, più potente della semiotica.

Paragrafo a latere per lo stupendo art work, disegnato dalla band, in cui tre tenebrose figure attraversano una piana desolata. Le posizioni contrapposte di Natura e Uomo, riassumono la proposta: il suonare costa fatica, il proporre un’evoluzione costa fatica se calati in un ambiente ostile (ossia il mondo d’oggi, essendo i tre uomini i tre musicisti). Costa sforzo l’attingere alla tradizione e rifiutarla di getto a livello ideologico (appunto, Dolores). E, fedeli alla filosofia del Post, il risultato non è garantito, in quanto la parola chiave è QUEST, ricerca continua, priva di meta.
In conclusione, fatelo vostro, in qualsiasi modo. Questi ragazzi hanno potenzialità enormi, per ora solo parzialmente espresse (il minutaggio delle canzoni è scarso per la quantità di spunti da esprimere). Ad un livello maggiormente profondo, Dolores, esemplificato dalla coppia sublime Ma euforie-Antisentiment, è il tipico disco di raccordo, il segno di un passaggio di consegne, che qualsivoglia amante di quest’arte deve, almeno una volta, aver incontrato.

Recensione a cura di: Thanatos
Voto: 80/100


Tracklist:
1. Tmář 04:58
2. Pábení 04:36
3. Na břehu 03:49
4. Dnešní noc je žena 05:06
5. Má euforie 05:10
6. Antisentiment 03:36
7. Dolores 04:36
8. Živý? 05:37

DURATA TOTALE: 37:28

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