07/02/12

Maerormid "Abissi"

Full-length,  The Unlimited Records, 2011
Genere: Black Metal/Sperimentale

Parliamoci chiaro: nessuno mette in dubbio che l'underground italiano sia ricco di ottime realtà, ma bisogna anche dire che queste ultime ne rappresentano però solo una (piccola) parte; chi spaccia (e lo fanno in tanti) manciate di band per oro colato, più per il loro appellativo di "band underground" che per la qualità della loro musica, ha oggettivamente capito poco perfino della scena che lui stesso supporta con tanto fervore!

Nella scena black nostrana ci sono musicisti non meno meritevoli di attenzione e di notorietà dei loro più fortunati colleghi esteri, che vanno giustamente ascoltati; tuttavia ci sono anche tantissime altre band che sono semplicemente fan che imbracciano gli strumenti per riproporre la musica dei propri idoli (intento nobilissimo), che ahimè troppo spesso però finiscono per comporre tante piccole (brutte) copie di un "De Mysteriis Dom Sathanas" o di un "Transilvanian Hunger" (hanno dunque motivo di essere "underground" nel senso più negativo del termine)...questo poi non vuol dire nulla: si possono rispettare alla lettera i canoni di un genere, pur componendo riff con personalità. 

Proprio questo è il punto di arrivo di questa recensione, perchè esiste anche una tendenza opposta: chi fa della "sperimentazione" l'unica caratteristica saliente della propria musica...e purtroppo nell'underground italiano esiste anche questo a quanto pare. Un esempio perfetto a mio parere lo possono essere questi Maerormid, one man band proveniente dalla zona di Perugia, di cui sono venuto a conoscenza solo da qualche giorno, ascoltando il loro ultimo full. Va detto in primis che questo "Abissi" non è un disco che cerca l'impatto diretto con l'ascoltatore, bensì vuole essere un lavoro atmosferico, (passatemi il termine) "meditativo": parliamo di un album che si muove tra black metal e tinte doom-depressive, dal tono livido e malinconico, infarcito di numerosi effetti vocali e campionamenti che danno al disco in diversi momenti una sottilissima punta noise-industrial. Interessante certo! Ma il punto non è questo, nessuno infatti vuole mettere in dubbio l'originalità della proposta di questo musicista, personalmente però non credo sia questo l'unico fondamentale tratto da perseguire per creare un album valido.
Basta scavare poco sotto, oltrepassare il primo impatto creato dal suono per trovare i punti deboli di questo progetto: ad esempio le soluzioni ritmiche generalmente lente e cadenzate e fin troppo presenti peccano non poco di ripetitività, rendendo il disco assai monotono; la maggior parte dei riff, minimali e decadenti, pur inserendosi in un contesto molto alternativo, in sostanza non colpiscono, nella particolarità del loro sound sanno comunque di "già sentito".

Non è sufficiente dunque una proposta ricercata quanto interessante se non si hanno delle idee di base convincenti e che abbiano una certa personalità. Ripeto, per quanto il mio giudizio sia duro, questo non è un album da cestinare, qualche spunto interessante non manca. Nonostante tutto la sperimentazione in tal caso sembra proprio divenire sperimentazione fine a se stessa che a mio parere non vale molto di più di una qualsiasi proposta musicale più banale e sfacciatamente "di genere".

Recensione a cura di: Static Chaos 
VOTO: 50/100

Tracklist:
1 - Fig. 1
2 - Fig. 2
3 - Fig. 3
4 - Fig. 4
5 - Fig. 5
6 - Fig. 6
7 - Fig. 7
8 - Fig. 8

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