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25/02/15

Intervista: NEFASTORETH

Abbiamo contattato gli italiani Nefastoreth, freschi autori di un lavoro black metal molto valido, recensito su queste pagine, intitolato "Imperium Serpentis Evangelii", manifesto di piena devozione alle classiche sonorità e tematiche del genere, ma senza disdegnare un certo grado di personalità. A voi il resoconto nelle interessanti parole di Void e Nahash!

1) Ciao ragazzi e benvenuti sulle nostre pagine virtuali! Volete iniziare facendo un breve ripasso della vostra storia come band dagli albori ad oggi?

Void: Grazie per l'interesse a noi rivolto attraverso questa intervista. 
In principio, il progetto Nefastoreth era essenzialmente un'idea nella mente di Lord Demogorgon, colui che divenne, in seguito, il fondatore della band. Essendo un grande appassionato di musica estrema degli anni '80, seguì e promosse (nel nostro interland) i primi gruppi appartenenti al movimento Black Metal underground, che, nei primi anni '90, iniziava ad affacciarsi sulla scena musicale internazionale. Profondo amante del genere, decise di avviare il suo progetto di Black Metal band. Egli iniziò a ricercare elementi per il suo gruppo. Il primo ad essere convocato fui io: Demogorgon conosceva il gruppo Black Metal underground "Imperium Tenebrarum" del quale ero il secondo chitarrista. Successivamente aderirono alla sua proposta il batterista Agaharet e Harob al basso. Egli dispose le prerogative indiscusse riguardanti lo stile e il suono dei Nefastoreth: Black Metal senza compromessi. Nel 2002, iniziai a comporre i primi riff e le idee presero forma nel primo album intitolato: "Shining Crown of an Ending Day", registrato nel mese di ottobre del 2004. Questo primo lavoro contiene una raccolta di sei brani, interamente composti dalla band, e una cover dei Massemord (inserita come ghost track): "I’ve sipped the blood of Christ". Fu per noi il primo disco, nel quale esprimemmo la nostra visione oscura della realtà, attraverso riff ossessivi, un songwriting essenziale e una produzione minimale. Questo album consentì al gruppo di essere riconosciuto come tale. Immediatamente dopo, il batterista Antichristian prese il posto di Agaharet. Con il nuovo drummer, acquisimmo una diversa dinamica ritmica che assicurò un impatto maggiore alle nuove songs. Iniziarono le prime performances live. Il gruppo ottenne così il primo feedback da questa dimensione. Il face-painting ed il rigore sul palco, mostrarono l'attitudine intransigente della band. A questo punto, i Nefastoreth avevano, alle loro spalle, un album e alcune esibizioni dal vivo. Quella che inizialmente era un’idea, divenne una realtà. Insieme a Demogorgon, decidemmo di andare avanti con motivazione, iniziando a scrivere nuovi brani. Poco dopo, il bassista Harob, lasciò il gruppo (a causa di rispettabili esigenze personali). Nel settembre 2006, entrarono due nuovi membri, che avrebbero definito una nuova line-up. Erano: Aleiden al basso e Memento alla chitarra. Il loro ingresso nel gruppo, ne migliorò la capacità compositiva, rimarcando l'impronta stilistica Black Metal. Iniziammo a scrivere nuovi brani, dopo aver trovato la giusta struttura e il giusto feeling. Nell'aprile 2007 i Nefastoreth raggiunsero gli Hagall studios (Marsica - Abruzzo). Nella mistica cornice marsicana , sotto la presenza imponente del Monte Velino e delle rovine di Alba Fucens, registrammo le nuove canzoni sotto l'insegna della Algiz Art Productions. Realizzammo "In Tenebris Radiorum", il secondo album della band. ITR soddisfò pienamente le nostre aspettative: l'album riprese un sound che era sia diretto che istintivo e, soprattutto, vero, reale: le pietre primitive delle mura degli Hagall Studio, contribuirono a caratterizzare il suono con riverberi ancestrali e naturali. Scrivemmo così un altro capitolo nella storia dei Nefastoreth. Dopo nuove date live e l'ingresso nella scena underground italiana, il chitarrista Memento lasciò la band nel 2008. Nell’ ottobre 2009 Demogorgon, senza alcun preavviso, si congedò definitivamente dal gruppo all'inizio di un set di prove. Inaspettato gesto senza senso. Nel settembre del 2010 anche Antichristian e Aleiden lasciarono il gruppo. Tutti sostituiti nell'ottobre del 2010, con Nahash e Tombstone (rispettivamente voce e batteria dei WON). Con questa line-up essenziale,formata da batterista, cantante e una chitarra, nel 2012 abbiamo raggiunto l'obiettivo di un decennio di attività con il progetto Nefastoreth. Nahash, l'attuale leader "de facto" dei Nefastoreth, mi propose di lasciarsi alle spalle il repertorio precedente, assemblato con i componenti dimissionari, per dare un nuovo imprinting al suono e allo stile del gruppo. Accettai la sfida, confidente nelle sue grandi capacità compositive e la sua ampia cultura musicale del nostro specifico ambito. Iniziammo così a scrivere e provare il nuovo materiale. Questo è stato il momento in cui, la location delle prove dei Nefastoreth venne spostata dalla città, al cuore delle montagne limitrofe. Di sicuro questa decisione portò la band a ottenere nuova ispirazione e nuova concentrazione, grazie all' abbraccio intimo con la maestosa Natura e la sua dimensione oscura. Alla fine della primavera del 2012, il batterista Tombstone, lasciò la band a pochissimi passi dalla registrazione del nuovo album. Nel settembre 2012 l'ottimo drummer Svart prese il suo posto. Da settembre a dicembre 2012, tutto il nuovo materiale è stato raccolto, ri-arrangiato e definito per il nuovo album. Da gennaio a maggio del 2013, siamo stati impegnati nella registrazione del nuovo materiale: l'album "IMPERIUM SERPENTIS EVANGELII (processo, nel quale sono stati coinvolti due diversi studi: i Vanth Productions Studio e i Necromorbus Studio di Stoccolma, per il mastering). Nel settembre 2013 due validi musicisti si sono uniti al gruppo: Rahab alla chitarra e Sauzer al basso. Scriveranno un altro capitolo nella storia dei Nefastoreth in qualità di membri ufficiali. Nel giugno 2014 la Vanth Productions è diventata il produttore e rivenditore ufficiale della band. Al giorno d'oggi, i Nefastoreth sono una band attiva, che segue la sua attitudine fortemente critica contro la società ed i suoi falsi idoli odierni.

2) Ho recensito il vostro nuovo album "Imperium Serpentis Evangelii" e l'ho trovato davvero convincente, un bel mix di scuola scandinava, in particolare svedese, ma con diversi momenti cadenzati e dal feeling cupo. Come si svolgono di solito le fasi di composizione?

Void: Non seguiamo delle vere e proprie rigide fasi compositive, piuttosto cerchiamo più di dare seguito ad un determinato tipo di intuizione che scaturisce dalla linea concettuale che seguiamo come band. Parlerei del nostro "approccio compositivo", se così si può definire, come un connubio equilibrato di istintività e contemplazione. Durante la stesura dei pezzi, cerchiamo di dare seguito più all'intuito che a schemi pre impostati. Questo ovviamente non significa che ognuno di noi ignori completamente il suo vissuto musicale a favore dell'ispirazione del momento: cerchiamo sempre di non ripetere "strutture" già utilizzate da altri gruppi e da noi stessi nei nostri precedenti album. Sicuramente, nonostante l'attenzione posta in merito, emergono comunque le influenze musicali che ognuno di noi porta con se e questo rende inevitabilmente i Nefastoreth identificabili in questa o quella "scuola", che la soggettività di chi ascolta, trova più adeguata. In sintesi, abbiamo una dimensione musicale di appartenenza, questo è chiaro, ma non facciamo riferimento diretto a scuole o band specifiche.

3) Il vostro è un sound al 100% black metal, non ci sono elementi che possano portare a mio avviso ad altri stili. Credete che ai giorni nostri sia ancora importante mantenere un approccio puro al genere? E cosa ne pensate di quelle band che hanno un approccio più moderno e sperimentale al genere?

Nahash: Importante… di sicuro posso dirti che non ci vergogniamo di suonare puro Black Metal, come invece sembrano fare alcuni gruppi. Questo è un genere che non fa dell’evoluzione o della sperimentazione la sua priorità, non per forza queste vengono viste da noi in modo negativo, alcune cose comunque penso che non si leghino con lo spirito oscuro di questa musica. Invece se parliamo di approccio al genere sono convinto che deve essere puro, credere in ciò che si fa, questa non è semplicemente musica, è qualcosa che va oltre, un Tantra con una sua forte componente ritualistica.

4) Cosa ne pensate dello stato di salute attuale del black metal, e in particolare di quello italiano? Ci sono band che ritenete davvero degne di nota e che magari vi hanno influenzato e vi influenzano?

Nahash: Questo argomento sembra esse il preferito di un certo tipo di ascoltatori, chiedersi come sta il black metal. Sinceramente a me non importa molto, come tutte le cose, prendo quello che mi piace e ignoro quello che non mi piace. Non sono un nostalgico che pensa che prima le cose erano più belle. Il black metal italiano ha sempre avuto gruppi di tutto rispetto, anche se le correnti che vanno per la maggiore nella nostra nazione a me non piacciono, il vero problema, a mio avviso, è che non c’è mai stata un'etichetta che abbia fatto da faro per creare una vera e propria scena. Bands italiane che ci abbiano influenzato non credo ci siano.

5) La produzione del vostro ultimo album è curata, ma non risulta assolutamente artefatta, come siete riusciti ad ottenere questo risultato?

Void: Utilizziamo la tecnologia attuale, ma non ne facciamo abuso. Amiamo sentire ancora quel feeling analogico nelle nostre produzioni: riteniamo che sia molto importante mantenere delle sonorità il più possibile autentiche e meno "edulcorate" possibile. Alcune produzioni moderne sono impeccabili dal punto di vista tecnico e musicale, di grande ed efficace impatto, ma troppo artefatte in post produzione, al punto di essere percepite come il frutto di un sapiente lavoro di software piuttosto che di un bravo musicista. Trasmettere determinate frequenze, in un regime vibratorio quanto più possibile fedele a quello esistente al momento della ripresa, è per noi fondamentale. Il nostro messaggio, l'intento comunicativo ultimo della nostra musica, passa soprattutto attraverso il suono veritiero, capace di trasmettere quell'oscura energia sottile all'ascoltatore e di guidarlo in quella dimensione trascendentale che è il fine della nostra opera. Un'acquisizione totalmente digitale non consentirebbe tutto questo, pertanto rimaniamo quanto più possibile analogici, sia in fase di ripresa che di post produzione.

6) Come siete messi sul fronte live? Affrontate questa dimensione? E cosa ne pensate delle band che rifiutano di esibirsi?

Void: Allo stato attuale, abbiamo tutti gli elementi per affrontare la dimensione live che non abbiamo mai disdegnato. Mai come ora, il progetto Nefastoreth può fare affidamento su componenti seri e veramente dedicati, capaci di rispondere anche a questo tipo di espressione. Dedichiamo sempre parte del tempo in sala prove a provare la scaletta da riproporre live, in modo da non perdere mai l'attitudine "on stage". E' vero anche che, dopo parecchi anni non accettiamo più ogni proposta che ci arriva riguardo una performance live: cerchiamo di capire se, il contesto nel quale veniamo chiamati ad operare, è consono o no al nostro ambito musicale e concettuale. Questo accade non per superbia, ma poichè prestiamo attenzione al contesto entro al quale andiamo a proporre la nostra musica per non sminuire il messaggio insito in essa. Diciamo che in questo momento, esibirsi dal vivo, non è una priorità per noi, ma ci manteniamo comunque preparati. Riguardo al discorso dei gruppi che rifiutano di esibirsi non ho particolari opinioni e non voglio esprimere giudizi. Ognuno è pienamente consapevole del proprio operato e decide cosa farne. Un gruppo come gli Abigor, ad esempio, hanno suonato live pochissime volte, ma questo non significa che non siano stati un gruppo capace: la loro musica ancora dimostra il loro altissimo livello.

7) Potete parlarci dei vostri testi? Quali sono le tematiche che affrontate? C'è un filo conduttore tra i testi delle canzoni di "Imperium Serpentis Evangelii"?

Nahash: Principalmente noi siamo votati al sentiero di mano sinistra, musica e testi rispecchiano la nostra evoluzione in questa direzione. Il nostro è un percorso sciamanico, ascetico personale che riversiamo ritualisticamente nei nostri pezzi, che diventano una preghiera, un mezzo per arrivare al fine ultimo del vamachara, il superamento di tutte le barriere metafisiche, fino ad arrivare all’auto-deificazione. Noi non ci riconosciamo nelle strutture spirituali preesistenti e di tradizione luminosa. E' di questa essenza che sono cariche le nostre liriche. In particolare in "Imperium Serpentis Evangelii" il filo conduttore è un satanismo gnostico, la visione comune di ciò che è male è in realtà sbagliata, il serpente dona all’uomo la conoscenza, la libertà di decidere, contro l’oppressione di un dio che ci vuole schiavi incapaci di vedere il bene e il male.

8) So che gravitate nella scena da parecchi anni, Avete notato differenze sostanziali in essa rispetto a molti anni fa?

Void: Non posso rispondere a questa domanda con cognizione di causa: non ho mai seguito molto la "scena" esterna. Mi sono sempre concentrato sul mio gruppo. Ho seguito l'evoluzione di alcune band che rispetto molto per il loro operato e per i loro dischi, ma questo non mi consente di poter esprimere un'opinione in merito.

9) Ok ragazzi siamo in chiusura, dite quello che volete!

Void: Siate critici e contemplativi: la nostra esistenza non si esaurisce nel mondo materiale e nei suoi falsi idoli. Il diaframma che divide la nostra realtà, dal mistero dell'infinito, è sottile. Attraverso un uso attento ed intelligente del nostro tempo e della nostra mente, possiamo superarlo e raggiungere un livello più alto di consapevolezza, nel quale riscoprire ed affermare la nostra essenza trascendente. Seguite il Vostro istinto senza trascurare mai l'intuizione, che è alla base del nostro vero sentire. 
Nahash: Abbandonate la luce, immergetevi nell‘oscurità, a sinistra di dio, nella parte più nascosta del mondo e di noi stessi. La rinascita passa per la morte. Ciechi come un serpente durante la muta, una volta rinnovato noi stessi, torniamo a vedere con una coscienza superiore. "L'illuminazione non si raggiunge vedendo la luce, ma esplorando l'oscurità".

Intervista a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"

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