03/06/17

L'IRA DEL BACCANO "Paradox Hourglass" (Recensione)

Full-length, Subsound Records 
(2017)

Se mi piacciono gli Yes? Non lo so... sicuramente sono tra le punte di diamante del prog britannico, sicuramente mi stanno simpatici Wakeman e Howe, anche se non ho mai digerito fino in fondo le vocals di Anderson (Jon, non il sommo Ian!). Però quella degli Yes è un po' un'ossessione: l'altro giorno ascoltavo in macchina un cd antologico di Santana e... che dire mi è sembrato di riconoscere proprio lo stile di Jon Anderson alla voce, un evento sintomatico del fatto che stiamo parlando di una timbrica inconfondibile, anche se non incontra i miei favori al 100%. E se mettessimo da parte la voce? Beh, l'ho detto: in questo caso apriremmo il campo alla possibilità che nascano belle realtà come L'Ira del Baccano.

Italianissimo e giunto al terzo album, l'ensemble consta di quattro elementi tra cui... non c'è la voce! Eh sì, perché la particolarità degli autori di “Paradox Hourglass” è proprio questa, quella di riuscire a ricreare grandi atmosfere senza l'ausilio del cantato. Il risultato? Ottimo, come è evidente. Ammetto che avevo già sentito parlare della band ma che non l'avevo mai ascoltata, quindi è doveroso aggiungere che “Paradox Hourglass” a quanto pare è il lavoro più direzionato verso quelle influenze prog al limite del jazz/fusion che costituiscono una commistione che negli anni '70 andava molto in voga. Nonostante le apparenze, il sound della band si presenta molto oscuro e “sabbathiano”, onorando quelle che sono le radici della propria evoluzione musicale: dopo poco più di tre minuti dall'inizio della title track in apertura fa infatti la sua comparsa un tritono, e la sensazione di essere dinanzi ad una tela a tinte fosche non ci abbandona mai, nemmeno nei momenti in cui le due chitarre e la sezione ritmica calcano la mano sul versante tecnico.

Come vedete, quello degli Yes era poco più di un artifizio letterario da parte mia, anche se è interessante notare come il pubblico del decennio fatale abbia potuto apprezzare la band di Chris Squire proprio come supporting act a Iommi e soci, in un contrasto di approccio musicale che è un po' il sale di un disco come “Paradox Hourglass”, laddove il fluire di un tempo spezzato lascia volentieri spazio ad un momento anthemico e facilmente memorizzabile. Dalle quattro tracce (dalla durata considerevole!) che compongono quest'album trasale in effetti tutta la passione per il tocco anni Settanta, soprattutto nelle chitarre di Santori e Malerba (quest'ultimo anche al synth) il che mantiene il sound scarno ed essenziale, lontano dalle facili tentazioni “laccate” che sentiamo spesso in giro quando il livello tecnico è elevato, a scapito del groove. Un elemento, quello del groove, che non manca affatto a L'Ira Del Baccano, e che si mostra in tutta la sua evidenza nella conclusiva “Blind Phoenix”, che concorre a riportare il tutto sulle coordinate di un sound plumbeo e desertico, con gran sciorinamento di riff eseguiti con altrettanta maestria. Consigliatissimi.

Recensione a cura di: schwarzfranz 
Voto: 80/100 

Tracklist:
1. PARADOX HOURGLASS – Part 1(L’Ira Del Baccano)
2. PARADOX HOURGLASS – Part 2 (No Razor for Occam)
3. ABILENE
4. THE BLIND PHOENIX RISES 

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