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NOCTURNUS AD "Paradox" (Recensione)


Full-length, Profound Lore Records 
(2019) 

Ricordo ancora quando un amico di penna me li consigliò come un grande gruppo death metal con le tastiere. Ricordo ancora quando un altro mio amico, più esperto di me, mi raccontava di come il primo batterista del bellissimo (ed abortito) “Abomination of Desolation” dei Morbid Angel era trai fondatori di quel gruppo metal con le tastiere. Quella definizione, per quanto formalmente esatta, era però un pochino fuorviante. Le tastiere sono sempre state un elemento fondamentale della band, specialmente in un'epoca in cui metal e sintetizzatori erano visti come antitetici (che stupidaggine!), ma in verità non erano la vera caratteristica precipua dei Nocturnus. La band della Florida era avanti anni luce rispetto a tanti competitori a prescindere dagli effetti speciali: in un'epoca in cui a malapena esisteva il termine death metal, loro si erano già proiettati in quella che sarebbe stata l'evoluzione del genere lì da venire, ovvero il death metal tecnico ed arzigogolato. Se i primi vagiti del genere erano caratterizzati da rozzezza e brutalità espressiva, i Nocturnus, che pure non lesinavano botte da orbi, si affidavano ad un riffing complesso e strutture composite, al limite del progressivo. Quello che oggi passa per una frontiera del death o deathcore – progressività e componenti altisonanti quasi sinfoniche – erano già una realtà programmatica per questa band nata nella seconda metà degli anni ottanta. 

Io non ho mai apprezzato al massimo i loro dischi, perché in mezzo a tante grandi composizioni si annidava sempre il tarlo della ridondanza; cionondimeno non ho mai dubitato della loro importanza, mai pienamente riconosciuta in una scena che, a dispetto dello status underground, tende sempre e comunque a sopravvalutare le sorti commerciali. Ed i Nocturnus non hanno mai raccolto quanto seminato: le solite beghe interne e la solita incostanza li hanno portati presto nel dimenticatoio. Dopo svariati tentativi di riformarsi, tante false partenze, finalmente Mike Browning riesce a rimettere assieme i cocci della band che aveva formato, dopo aver cambiato il nome in Nocturnus AD per motivi di copyright e di beghe con gli ex membri e, finalmente, riesce a dare alle stampe, a distanza di quasi trenta anni, un seguito concettuale e sonoro del celebrato debutto “The key”. 
Il risultato? Una perfetta opera di archeologia sonora. Mike Browning riesce a realizzare un album che riproduce, in maniera assolutamente perfetta, il sound, le atmosfere e le tecniche compositive dei Nocturnus di trenta anni or sono. E quindi andatevi a leggere la descrizione del loro sound, un paio di paragrafi sopra, e saprete com'è venuto fuori questo “Paradox” - che riprende anche lo stesso concept di quel seminale album. 

La cosa, di per sé, potrebbe anche essere stucchevole, ma essendo passati trenta anni non infastidisce per nulla, anche perché di veri e propri epigoni non ne sono mai esistiti, ed il loro stile è sempre rimasto del tutto inimitato. Quello che bisogna sottolineare, invece, è l'assoluta qualità dell'album, che rimane in tutto e per tutto ispirato e convincente, pur non essendo riusciti ad eliminare quel “tarlo di ridondanza” che ne limita l'immediata fruibilità. Anche dal punto di vista sonoro la band opta per soluzioni non plastificate (grazie a satana), anche se da questo punto di vista, in verità, avrei preferito delle tonalità più chiare ed intelligibili. 
Adesso speriamo solo che finalmente un po' di fortuna possa arridere al sottovalutato Mike Browning, e di non dover aspettare così tanto per un nuovo capitolo... 

Recensione a cura di Fulvio Ermete
Voto: 78/100

Tracklist:

1. Seizing the Throne 05:53
2. The Bandar Sign 05:50
3. Paleolithic 05:02
4. Procession of the Equinoxes 04:35
5. The Antechamber 06:26
6. The Return of the Lost Key 07:46
7. Apotheosis 06:17
8. Aeon of the Ancient Ones 05:38
9. Number 9 04:42 instrumental

DURATA TOTALE: 52:09

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