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KING GIZZARD AND THE LIZARD WIZARD "Infest The Rats Nest" (Recensione)


Full-length, Flightless records 
(2019)

I King gizzard & the lizard wizard non sono un gruppo metal. O, almeno, non lo erano fino all'uscita dell'ultimo album "Fishing for fishies", che anzi mostrava al mondo il loro lato più bluesy e mellifluo. Questa mutazione stupisce fino ad un certo punto, considerato che la band viene dall'Australia e, si sa, la fauna del nuovissimo mondo é quanto di più assurdo ci sia sul globo. Già il genere di riferimento (il rock prog psichedelico) é di per sé ricco di ingredienti; poi la band ci ha sempre messo del suo, spostandosi di coordinate in ognuno dei suoi molteplici dischi (tredici in circa cinque anni di esistenza, con il record di cinque album pubblicati nel solo 2017). 

Anche se non sono mancati in passato momenti di maggiore elettricità, colpisce davvero la naturalezza e la decisione con cui adesso la band - solo alcuni membri dei quali pienamente coinvolti nella composizione di "Infest the rats n'est"- riesce a dedicarsi ad un lavoro che é heavy metal in pietra, in tutto e per tutto e senza compromessi. Il grosso dell'album é costituito da un heavy pesante e primigenio, pesantemente imparentato con lo Stoner e pieno di caratteri ovviamente sabbathiani, il tutto dall'alto di un'ugola corrosiva ma anche altisonante che conferisce un tocco a volte anche epico (i Corrosion of Conformity forse il modello più prossimo) e che comunque non rinnega la spina dorsale psichedelica. Tutto ciò rientra perfettamente nel novero musicale dei seventies, e non stupisce. 

Quello che colpisce é il tono squisitamente thrash/speed di certe accelerazioni e di certi riff, elementi che in passato erano davvero assenti nei loro brani, e che collocano a pieno diritto questo lavoro in quell'epoca di transizione in cui dagli eccessi motorheadiani si cominciava a passare a qualcosa di più duro ancora. L'operazione è davvero riuscita, e dimostra ancora una volta quanto abbiano da insegnare gli anni settanta ed il loro approccio multiforme alla musica: nel 2019 la band ha pubblicato quelli che sono i loro lavori più tranquilli e più duri, forse non a caso gli estremi del loro spettro sonoro a distanza di una manciata di mesi l'uno dall'altro. 
Davvero un grande risultato, in epoca di divisione ed auto ghettizzazione.

Recensione a cura di Fulvio Ermete
Voto: 75/100

Tracklist:
1. Planet B 03:56 
2. Mars for the Rich 04:11 
3. Organ Farmer 02:39 
4. Superbug 06:43 
5. Venusian 1 03:20 
6. Perihelion 03:11 
7. Venusian 2 02:44 
8. Self-Immolate 04:28 
9. Hell 03:39 

DURATA TOTALE:  34:51 

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