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DEMOGHILAS "Gallows Hood" (Recensione)


Full-length, Independent
(2019)

Alfred Bestia è il nome che si cela dietro questo progetto chiamato Demoghilas, e vorrei procedere con ordine, perchè le sorprese non sono poche in questo album. Innanzitutto, la proposta si presenta non stereotipata e segue le orme di artisti come Marilyn Manson, Rob Zombie e Clawfinger, tanto per citare i primi che mi vengono in mente, ma c'è una certa predisposizione di questo artista per tutto il metal degli anni Ottanta e piccoli influssi derivanti dalle ultime produzioni più groovy di gruppi di death melodico svedese, anche per l'uso dell'elettronica. Un bel calderone direte voi...Ebbene sì, lo è, ma non in senso negativo, anzi. In un certo senso è proprio questo senso opprimente a collegare tutte le tracce, e il loro ammiccare all'horror metal ne definisce meglio i connotati.

Potremmo anche parlare di dark metal, ma questo termine spesso è associato ad alcuni nomi storici del doom metal, e in questo senso Demoghilas ha poco da spartire con esso (ma qualcosa di sicuro), se non appunto per delle atmosfere funeree che fanno capolino a più riprese nel disco. Volete un esempio lampante di quanto dico? Prendete la traccia "Bearminator (Apocalypse)", una delle migliori del lotto, col suo finale ricco di parti elettroniche e di synth. Il tutto è sicuramente ben architettato e cerca di entrare nell'animo oscuro dell'ascoltatore con l'arma più semplice, ovvero donando sincera oscurità. Un altro brano molto ben riuscito è "I'm at War", canzone praticamente non classificabile in nessuna categoria di metal "ristretto", ma che colpisce per la sua ritmica martellante e per la rabbia delle vocals. Buoni anche i ritornelli che danno più respiro al tutto.

Anche "Cruel Jaws" mi ha particolarmente colpito, col suo incedere quasi cadenzato, con l'inserirsi di strumenti ricchi di effetti e di riverbero, e poi gli ottimi refrain che si poggiano su tastiere. Tutto molto suggestivo, poco da dire! Tutto questo viene riassunto nella quasi geniale traccia finale "Gallows Hood", una specie di opera nell'opera che chiude l'album con mille sorprese e mille colpi di scena. Un gran bel disco, magari un po' acerbo per quel che concerne il cantato, che appare non sempre eccezionale, ma che nel suo insieme si fa ascoltare con molto piacere. Consigliato soprattutto agli "alternative-metallers".

Recensione a cura di "Checco78"
Voto: 70/100


Tracklist:
1. Fiend from the Void 
2. Cruel Jaws 
3. Bearminator (Apocalypse) 
4. I'm at War 
5. Apocademy 
6. Gallows Hood 

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