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NOCTU "Gelidae Mortis Imago" (Recensione)


Full-length, Transcending Obscurity Records
(2020)

I Noctu sono una one man band italiana nata nel 2015 e questo è il secondo album prodotto. La musica proposta è una lenta marcia funebre, una colonna sonora horror che accompagna la nostra quotidianità ai tempi del coronavirus. Una voce spettrale, disturbante, che dal sottofondo prova ad incutere timore all’ascoltatore. Non sapremo mai cosa latra, o forse al di là di emettere suoni non c’è alcun testo da cantare. 

Possiamo comunque immaginare le tematiche leggendo i titoli delle canzoni, che credo siano state scritte per definire la parte strumentale. D’altronde i titoli delle canzoni non possono far nutrire alcun dubbio sulle tematiche sonore proposte (Isolato da un mondo senza speranza). La musica, lenta ed ossessiva, viene guidata dalle melodie sinistre delle tastiere che creano ambientazioni orrorifiche. Quella proposta è una musica che va ascoltata con il giusto umore per entrare nella sua ossessività. Infatti non ci troviamo di fronte ad un ascolto facile. 

E’ Una musica dark che risente in parte della tradizione italiana del genere, senza mai essere prog. Infatti le atmosfere richiamano in molti momenti i Goblin per il modo di evocare alla Simonetti. I Noctu non si discostano mai dalla linea tracciata, proponendo un album molto uniforme nelle atmosfere create, restando sempre lenti ed ossessivi, lasciando alle tastiere il ruolo di artefice principale. A lungo andare, un album come Gelidae Mortis Imago, con un’unica impostazione sonora, in cui non si sviluppa mai alcuna variazione ritmica, nessuna variazione vocale, nessuna variazione sonora, porta ad un ascolto impegnativo che può facilmente portare alla noia, passato l’effetto orrorifico iniziale. L’album è una lunga marcia funebre in una lugubre giornata di pioggia e vento. E’ una litania di morte, un suono ossessivo nel suo ripetere melodie sinistre, tastiere horror scandiscono il tempo ad una musica funerea in cui le chitarre solo di rado emettono ruggini distorti, mentre il più delle volte intrecciano melodie. 

La lunghezza estrema dei brani, in cui le musiche sono dei blocchi senza particolari variazioni, sono un altro motivo di difficile approccio alla proposta, forse un limite, ma sono sicuro che la band ha scritto questo album soprattutto per se stesso, evitando qualsiasi compromesso. Un ascolto per certi versi estremo che mette a dura prova l’ascoltatore, una musica non per tutti ma solo per gli amanti del doom più estremo.

Recensione a cura di John Preck
Voto: 64/100

Tracklist:

1. Suicidio al chiaro di luna
2. Fitte tenebre (Le radici dell' inferno)
3. Oltre i cancelli del cimitero
4. Lucida oscurita senziente
5. Sangue sulla mia lapide
6. Isolato da un mondo senza speranza

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