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EKTOMORF "Reborn" (Recensione)


Full-length, Napalm Records
(2021)

Quindici album e una carriera che ha superato i venticinque anni di attività sono numeri importanti, ma nel caso degli Ektomorf molti sembrano non tenerne conto. Già, perchè se da una parte è pur vero che questa band non ha mai prodotto nulla di originale, rifacendosi sempre alle varie incarnazioni musicali di Max Cavalera, dall'altra parte è anche vero che la critica a mio avviso è stata sempre un po' troppo aspra per questa band. Mi chiedo, è davvero una colpa essere dei buoni cloni se si fa il proprio dovere di musicisti prolifici e sempre pronti ad incendiare i palchi? Per me non lo è, e comunque se gli Ektomorf hanno sempre firmato per label abbastanza importanti, qualcosa vorrà pur dire. Forse ci sono tanti fan che li sostengono, più di quanti immaginiamo, e anche loro come gli Ektomorf stessi non si curano troppo delle malelingue e ascoltano senza troppe paranoie la musica di questa formazione, che tira batoste non da poco da sempre.

Il 2021 per loro comincia con questo "Reborn", album che vede una line-up stravolta, ma questo era già successo in passato, e l'unico ad esserci da sempre è il cantante-chitarrista-leader Zoltan Farkas, caparbio e dedito a questa band in maniera encomiabile. E come suona "Reborn"? Questo album suona Ektomorf, quindi presenta tutte le caratteristiche che già conoscevamo di questa band, cioè il thrash, il groove, il nu metal e vaghi accenni al metalcore, tutto in salsa Sepultura/Soulfly, ma questa volta la band ha deciso di forgiare un album più completo, per certi versi anche più complesso e melodico, facendo propria la lezione dei Metallica e del thrash metal old school. Lo zampino dei Four Horsemen è presente nei frequenti fraseggi e armonizzazioni di chitarra e in un riffing serrato che ricorda quello di album come "Master Of Puppets" o "...And Justice For All". La nuova formazione funziona bene, ma un batterista più dotato avrebbe certamente fatto decollare meglio questi brani, mentre la chitarra di Farkas è come sempre ribassata nell'accordatura (ultimamente vedo che questo musicista usa chitarre ad otto corde) e suona aggressiva come poche. Ottimo apporto anche da parte del basso, che si sente bene e spinge a dovere.

L'album ha diverse tracce davvero ben fatte, le mie preferite sono "Reborn", "And the Dead Will Walk" e "The Worst is Yet to Come", ma la band cerca di proporre anche una strumentale niente male, ovvero "Forsaken", traccia che probabilmente segue la scia dei vari omaggi ai Metallica sparsi nel disco, facendo un po' la "Orion" o "To Live Is To Die" della situazione. Certo, non aspettatevi quelle vette, ma almeno la band ci prova e con risultati non disprezzabili. Si chiude con la devastante "Smashing the Past", pezzo travolgente e veloce che chiude con brutalità questo album.
In conclusione, questo "Reborn" è un disco che si lascia ascoltare molto bene, presenta una formazione determinata e sempre agguerrita e che cerca di innescare qualche elemento di novità su un canovaccio ormai consolidato. Per quanto si voglia etichettare questa band come derivativa, a mio avviso, quando più quando meno, riesce a proporre dei dischi trascinanti e adrenalinici, oltre che ben suonati e prodotti. "Reborn" è la conferma che credere in quello che si fa e avere attitudine è fondamentale, e gli Ektomorf tirano dritti come treni in tutti i sensi. Bentornati!

Sergio Vinci
Voto: 70/100

Tracklist:
01. Ebullition
02. Reborn
03. And the Dead Will Walk
04. Fear Me
05. Where the Hate Conceives
06. The Worst is Yet to Come
07. Forsaken
08. Smashing the Past

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