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FLOTSAM & JETSAM "Blood In The Water" (Recensione)


Full-length, AFM REcords
(2021)

Cosa dire su questa band? Come cominciare una recensione dei Flotsam and Jetsam? Si può parlare di loro senza fare riferimento al loro passato? Probabilmente molti conoscono il loro nome senza avere mai ascoltato una nota di questa band. I Flosam and Jetsam, è giusto ricordarlo, nascono negli anni Ottanta e si inseriscono nel filone thrash metal, iniziando alla grande con i primi due album, ma rimanendo sempre all’ombra delle grandi band, una delle tante, ma a differenza di tante formazioni che hanno buttato la spugna, per poi riprovarci vent’anni dopo, in piena epoca di revival di qualsiasi cosa, loro in modo più o meno continuo, con produzioni altalenanti, ci sono sempre stati, e questo la dice lunga sulla determinazione e sulla testardaggine di chi ci ha sempre creduto. 

Ma arriviamo al 2021 e parliamo di "Blood In The Water". Questo è un album che ti esplode in faccia. Pesante come un macigno, un thrash moderno che parte da certe dinamiche anni Ottanta ("Brace For Impact"), ma si abbevera soprattutto a quel sound a cavallo tra primi Machine Head ("Too Many Lives") e Nevermore ("A Place To Die" - "Reaggression"), con la voce dello storico Eric A. Knutson ancora potente, capace di dare quel qualcosa in più che innalza il valore della proposta, con il suo timbro acuto, a tratti sporco, che emerge durante tutto l’ascolto. Di non secondaria importanza è la componente più propriamente power metal US (Seven Seconds ‘til The End Of The World), che si mischia perfettamente ad un riffing più aggressivo, come in “Undone”. 

L’inizio affidato all’eponima canzone, è un perfetto mix dello stile dei nostri, in cui a bordate thrash, sostenute da una ritmica veloce e potente, si mischiano elementi più propriamente melodici, sia in certi fraseggi chitarristici che nel ritornello dai toni più power. Ci troviamo di fronte ad un pezzo davvero ben riuscito! Ed è solo l’inizio di un album in cui non si assistono a cali di tono. Con “Burn The Sky” ci avviciniamo a certi Testament, quelli del capolavoro "Low", per certe atmosfere riprodotte in certi frangenti a livello strumentale, a cui si contrappone la voce che si avvicina a certe soluzioni del compianto Warrel Dane. E non sono da disdegnare neanche i momenti più melodici come in “The Walls” necessari a dare respiro all’ascolto ed a rendere l’album più variegato. 

Interessante e classica “Cry For The Dead” divisa da momenti da power ballad e sfuriate thrash, con assoli ben riusciti e ben incastrati nella struttura. Con “The Wicked Hour” ci troviamo di fronte ad un brano con un sound più moderno rispetto al resto dell’album, una musica quasi fuori tema, se non fosse che è davvero ben riuscito con quel ritornello alla Anthrax! Blood In The Water è un album da ascoltare, da avere. 
"Blood In The Water" è un album per tutti gli amanti del thrash evoluto. Non escono tutti i giorni album thrash così potenti. Sarebbe un errore non prenderlo in considerazione. 

John Preck
Voto: 80/100 

Tracklist:
1. Blood in the Water 04:17 
2. Burn the Sky 04:26 
3. Brace for Impact 04:33 
4. A Place to Die 04:22 
5. The Walls 04:41 
6. Cry for the Dead 04:36 
7. The Wicked Hour 04:56 
8. Too Many Lives 04:49 
9. Grey Dragon 04:27 
10. Reaggression 04:10 
11. Undone 03:19 
12. Seven Seconds 'til the End of the World 04:53 

DURATA TOTALE: 53:29

Line-up:
Michael Gilbert: Guitars
Eric A.K.: Vocals
Steve Conley: Guitars
Ken Mary: Drums
Bill Bodily: Bass

Weblinks:
Bandcamp
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Official website
Spotify

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