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SADIST "Firescorched" (Recensione)


Full-length, Agonia Records
(2022)

Cosa hanno da dimostrare ancora i Sadist? Cosa ci si può attendere da un loro nuovo lavoro? Vi rispondo subito. I Sadist dopo trent’anni di onorata carriera non hanno nulla da dimostrare. Con i loro album e la loro perseveranza hanno dimostrato di essere tra le migliori band estreme italiane, ma non mi fermerei qui, diciamo che sono tra le migliori realtà estreme. Punto. Per quanto riguarda la seconda domanda, la risposta è altrettanto semplice: evoluzione ed estremismo. La loro consolidata esperienza unita alla voglia di continuare a guardare avanti, tenendo bene in mente da dove provengono, sono il miglior biglietto da visita che possono mostrare. 

“Firescorched” esce a distanza di ben quattro anni dal precedente ottimo “Spellbound”, di cui prosegue l’evoluzione. Oggi i Sadist sono una band consapevole di cosa voler suonare e come. “Firescorched” è un album di technical death metal, che riprende la lezione primigenia di band come Atheist e Pestilence, e la porta compiutamente avanti. Oggi la band suona un mix ben riuscito di fusion e death metal. Già, i Sadist nella loro incredibile evoluzione hanno inserito sempre più partiture estremamente complesse, fondendo in modo credibile la fusion all’estremo (Accabadora). E qui viene fuori la loro incredibile perizia tecnica. Ed il lavoro che più mi ha sorpreso ed esaltato è stato quello di Jerome Paul Thesseling al basso. Di livello superiore, con quel suono jazz e quei fraseggi che riempiono l’aria. E se non bastasse, ecco il lavoro mai banale delle tastiere, come elemento essenziale nel definire atmosfere al limite dell’horror, che riporta a galla quel dark sound italiano, che qui trova una nuova evoluzione (“Finger Food” “Firescorched”). 

Che dire di Trevor alla voce, con la sua interpretazione mai banale, che si amalgama alla perfezione alla musica proposta attraverso un growl profondo e ispirato. Un esempio di fusione perfetta tra i generi citati è sicuramente fornito da un brano incredibile come “Burial Of A Clown”, con un death metal brutale e tecnico, che si apre a momenti fusion e si lascia avvolgere da suoni dark. Pazzesco! E la cosa più pazzesca è la naturalità con cui i brani sono stati costruiti, senza avvertire alcuna forzatura nella fusione tra i generi. Se poi c’è un pezzo che riassume al meglio tutto quello che ho scritto fino ad ora, è lo strumentale “Loa”, pura dark fusion death metal. Un brano sorprendente. Infine c’è quell’elemento progressivo che non abbandona mai il sound generale dell’album e che si sviluppa appieno, attraverso un riffing complesso in “Aggression Regression”, uno dei momenti più pesanti del nuovo lavoro, in cui la voce riesce a fornire linee vocali brutalmente consistenti. 

Se poi dovessi scegliere un brano che meglio possa rappresentare i Sadist di oggi non avrei dubbi nel proporre all’ascoltatore curioso “Three Mothers And The Old Devil Father”. Il lavoro complesso e fantasioso del drumming (Romain Goulon) è un valore aggiunto alla solidità di questo album. E non si può tralasciare il lavoro di un certo Tommy Talamanca alla chitarra, preciso, pesante, tecnico, sopra le righe. “Firescorched” rappresenta uno dei picchi compositivi della band ligure. I Sadist, con il loro stile e le loro contaminazioni, forti di una personalità molto marcata, oggi rappresentano una delle vette dell’estremo italiano.

Recensione a cura di John Preck
Voto: 85/100 

Tracklist:
1. Accabadora 
2. Fleshbound 
3. Finger Food 
4. Burial of a Clown 
5. Loa 
6. Aggression/Regression 
7. Three Mothers and the Old Devil Father
8. Trauma (Impaired Mind Functionality) 
9. Firescorched

Line-up:
Tommy Talamanca - Guitars, Keyboards
Trevor Nadir - Vocals
Romain Goulon - Drums
Jeroen Paul Thesseling - Bass (fretless)

Web:
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