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HEAVY METAL come strumento psicoterapeutico


Ogni tanto salta fuori qualche ricerca accademica che evidenzia come i fruitori di Heavy Metal siano più tranquilli e felici degli altri. Premetto che a parer mio si stia un po' travisando la questione, facendo valutazioni all'apparenza superficiali. Non credo affatto che gli appassionati di certe sonorità stiano meglio degli altri, anzi, forse l'opposto, è solo che hanno in mano uno strumento che permette loro di elaborare certe problematiche. E' un processo conosciuto in psicologia come sublimazione, ovvero prendere qualcosa dal potenziale critico - conflitti non risolti, rabbia, frustrazione, tristezza - e convertirla in un'espressione accettabile, non pericolosa, tenuta sotto controllo. E' la classica valvola di sfogo, con il vantaggio di convertire pulsioni anche distruttive in attività costruttive. Il Metal da sempre si occupa di rendere, in forma artistica, tutte quelle emozioni considerate socialmente inaccettabili: le coglie dall'animo degli artisti e ne produce arte, disponibile a beneficio di chi, in quelle emozioni, in quel vissuto problematico, ci si riconosce. Mentre la musica mainstream, il Pop, deve dipingere un mondo fatto di buoni sentimenti e felicità a tutti i costi, il Metal può permettersi di parlare d'altro.

Ho spesso sottolineato come il Metal funga da religione laica, per svariati motivi, fra cui l'esorcismo che opera nei confronti della Morte e del fisiologico terrore che proviamo dalla prospettiva di perdere la nostra coscienza. Come alcune religioni, punta lo sguardo al trascendente, all'eternità, alla grandeur epica, anche attraverso immagini di dolore, putrefazione, disfacimento. Ma non solo: con il suo impianto stilistico fatto di ritmi forsennati (Doom Metal a parte, ma anche lì, il rallentamento agonizzante richiama sempre un'effige di Morte, non a caso abbiamo l'estremo del Funeral Doom) e suoni distorti, il Metal ben si presta alla sublimazione dell'aggressività, componente importante nel percorso evolutivo del nostro essere.

Non si può, infatti, sradicare del tutto la destrudo, come anche la libido, cui è fortemente interconnessa: si possono reprimere le condotte di acting-out, producendo una ritenzione dannosissima e dal potenziale esplosivo. Non possiamo nemmeno pensare di scaricare la rabbia ogni qualvolta sperimentiamo una frustrazione: idealmente, dovremmo gestire in un contesto civile questi istinti primordiali! Un ragazzino che, in piena tempesta ormonale, ha un elevato carico di rabbia che non sa elaborare correttamente, magari si produrrà in atti di violenza o vandalismo. Qui arriva il Metal: fin da giovani, il genere ci permette di veicolare in un percorso sicuro istanze umorali che rischierebbero, altrove, di deragliare e far del male a noi stessi e agli altri. Esporre persone comuni al Metal spesso provoca in loro ansia e nervosismo, mentre non è inusuale trovare appassionati che trovano sollievo, pace e tranquillità attraverso quei suoni sferraglianti!

Il bombardamento sonoro a cui ci si sottopone fa da uscita di sicurezza per tutte le pressioni accumulate durante la vita, provocando a livello psico-acustico un rilascio di dopamina ed endorfine. Non stupirà che ci sia chi si addormenti beatamente con un sottofondo di Metal estremo tutto blast-beat e screaming vocals! Un paradosso solo in apparenza, perché con questa musica si vanno a sollecitare le stesse aree del cervello messe a tacere nel vivere civile. La civiltà cos'è, se non una sovrastruttura intellettuale volta a contenere e normare gli istinti più atavici a favore della convivenza e del bene collettivo? Come però accade spesso, questa repressione porta poi ad un sovraccarico che produce anche patologie gravi. E' un'osservazione comune che proprio i paesi più progrediti ospitino il più alto tasso di malattie mentali.

Da un lato, società iper-competitive, con standard di vita imposti a livelli troppo alti, generano un'ondata di disturbi d'ansia e dell'umore, come la depressione. Più ambiziosi sono gli obiettivi proposti per aver successo, più elevati saranno gli individui che non riusciranno a soddisfare le aspettative: dopo una prima fase di ansie, affanni, stress e preoccupazioni, perderanno quindi di vista traguardi troppo lontani, o irraggiungibili, mandando quindi all'aria tutta la spinta motivazionale necessaria per avanzare nella vita. Ritorniamo al Metal: nell'impegno profuso nel portare avanti il genere da parte di appassionati e musicisti, abbiamo una positiva elaborazione di un disagio che non avrebbe modo di esprimersi altrimenti, non con la stessa efficacia. La voglia di sostenere e produrre materiale con una notevole valenza artistica, talvolta ricco di soluzioni tecnico-compositive complesse e brillanti, porta ad un'integrazione dell'Ombra junghiana nel tessuto personologico.

Non so chi dei miei lettori stia studiando in una facoltà di Psicologia o si stia specializzando in Psichiatria, ma se qualcuno di voi fosse fra questi, potreste far tesoro di queste mie indicazioni, a titolo di semplice osservatore ed analista di fenomeni, lontano come sono da ogni cattedra universitaria! Volete mettere il presentare alla commissione di fine corso una tesi sull'Heavy Metal come strumento terapeutico?


Autore: Luke Vincent

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