Intervista: DEMETRIO SCOPELLITI (DIMITRY)
Ospitiamo con molto piacere Demetrio Scopelliti, chitarrista nato in Italia ma da quasi venti anni residente in Norvegia, dove ha potuto coronare il sogno di trasformare in lavoro la sua passione, ovvero la musica. Lui è principalmente un chitarrista e porta avanti il progetto Dimitry, dove però suona anche gli altri strumenti e anzi, si occupa praticamente di tutto. L'ultimo lavoro uscito si intitola "The Revolution Of Evolution", e come sempre segue le coordinate di un metal progressivo strumentale influenzato dalla fusion e altro ancora. Lasciamo la parola a lui!
1. Ciao Demetrio! Puoi raccontarci qualcosa in generale del tuo nuovo album, The Revolution Evolution?
Ciao e grazie per questa intervista. "The Revolution Of Evolution" è un album che ho iniziato a scrivere nel 2022. Il primo brano è stato "In The Air", del quale ho scritto una versione acustica nell'estate del 2022. E da lì ho lavorato ogni singolo brano in forma di demo, ma ogni qualvolta facevo un demo, il demo diventava il vero e proprio brano che poi è diventato parte dell'album. Il titolo "The Revolution Evolution" si riferisce a parecchi argomenti, uno dei quali il fatto che il mio primo album nel 2008 si chiamava "Revolution". "The Revolution Evolution" è uno stravolgimento del genere musicale che ho forgiato nel 2008, o meglio, un'evoluzione costante che ha portato il mio sound a un altro livello, e inoltre si riferisce anche sicuramente all'eccesso di utilizzo di AI, infatti rispetto al primo album che è del 2008, adesso siamo nel 2025 e praticamente siamo tra virgolette nel futuro, da certi punti di vista, ma nel passato da altri. Il disco è uscito il 21 settembre 2025 su Fusion Core Records. ed è disponibile su tutti i DSP on the web, su Bandcamp come Digital Download e su Elastic Stage come CD e Vinyl.
2. Come hai visto cambiare la nostra scena metal in questi anni?
Guarda, io se intendi la scena metal italiana, onestamente non sono troppo aggiornato perché al momento, dal 2008 infatti, guarda caso da quando è uscito "Evolution", risiedo in Norvegia. Ma ovviamente nell'era globalizzata nella quale viviamo riesco comunque ad avere notizie riguardo a quello che succede in Italia da un certo punto di vista. Rispetto a quando io abitavo in Italia, ho visto comunque le band italiane si sono fatte valere anche all'estero e si sono fatti passi da gigante anche nelle produzioni, che forse era in parte uno dei motivi per cui le band italiane faticavano. L'altra secondo me molto probabilmente era la pronuncia dell'inglese e la terza è una cosa più di tradizione italiana e pochi supporti nazionali. Io andando in Norvegia vedo che, non nel mio caso perché non sono norvegese, ma vedo comunque che c'è un grande supporto del governo e del pubblico nei confronti delle band norvegese. Cosa che invece in Italia è sempre mancata e tuttora immagino che manchi. Quindi ancora bisogna fare dei passi in avanti per sviluppare questa unione e questo supporto sia da punto di vista delle istituzioni che dal punto di vista del pubblico, che farà la differenza. Cosa che in altri paesi, quale la Francia, già esiste. Vedi le band che escono dalla Francia, sono molto più grosse. Ovviamente andando in Scandinavia il discorso è molto più ampio perché la Scandinavia è la culla del metal estremo.
3. Quali sono le band che ti influenzano e hanno avuto un peso per il tuo sound?
Ma guarda, tantissime, nel senso che io sono un ascoltatore dipendente da musica, quindi ascolto musica tutto il giorno, da quando mi sveglio la mattina fino a quando vado a dormire. Le influenze, onestamente, nella mia musica non sono solo influenze musicali, ma sono influenze anche, per esempio, di letteratura, oppure anche solo di stati d'animo da un giorno rispetto all'altro. Quindi tutto quello che succede nella mia vita poi confluisce nella musica. Dal punto di vista delle influenze musicali posso dire che, a livello di timeline, se dovessimo partire dall'inizio, quando ero ragazzino ho ascoltato tantissimo blues e R&B soul, perché mio padre ascoltava tantissime band di quel genere lì, e mi sono accorto che nel mio sound c'è una componente blues che è sempre stata lì, anche se non ho mai approfondito l'argomento di quel genere musicale. Ma addirittura, per esempio, mi ricordo che quando ero al Music College in Italia abbiamo iniziato a studiare blues e sembrava ci fosse una componente che fosse già lì dall'inizio. Quindi tutto quello che ovviamente succede in tenera età o addirittura prima della nascita, quando ancora sei nel grembo materno, la musica che ascolti poi si manifesterà nel futuro. Detto questo, nella mia adolescenza ho ascoltato molte band o artisti solisti come ho iniziato con Michael Jackson, che mi ha forgiato dal punto di vista musicale, nel senso che pop old school con tantissimo funk, blues, R&B, rock, per poi passare ai Queen, Iron Maiden, Metallica, fino a Death Metal, Black Metal. Durante il periodo degli studi musicali all'università , funk, blues, tantissimo prog, fusion, jazz. Diciamo che a un certo punto tutto questo è finito nel melting pot che propongo con la mia musica e il tutto succede in maniera molto spontanea e non calcolata.
4. Parliamo un po' di come nasce solitamente un tuo brano e, in generale, del processo compositivo e di registrazione.
Allora, il processo è praticamente molto simile, però l'incipit potrebbe essere diverso, nel senso che delle volte mi è capitato, appunto come in the air, di avere la chitarra acustica in mano e di scrivere il brano acustico con un looper, e poi di svilupparlo in maniera più classica rock. Invece per brani come ad esempio Pulse, mi è capitato invece di dover scrivere della musica per la demo di un pedale, per esempio della ditta Hotone, per la quale lavoro in termini di artista e endorser. Invece altri brani come Undercurrent erano stati pensati per un altro progetto, una band con la quale stavo collaborando, quando poi, come spesso succede, non sono stati utilizzati, e allora li ho riarrangiati in versione strumentale, e molto probabilmente hanno dato anche un minimo di varietà al genere che propongo, che possiamo definire come Instrumental Rock, anche se comunque io lo definisco più Instrumental Prog Metal. Questa ovviamente è solo un'etichetta, a me onestamente non piacciono troppo le etichette, ma nel mondo in cui viviamo, con migliaia di tipi di musica, diciamo che è un bene far capire all'ascoltatore di cosa la tua musica tratta. Ho uno studio mio, quindi ovviamente non bado a spese per quanto riguarda il tempo in studio, questo disco mi è costato penso intorno alle 500 ore di lavoro, tra scrittura e produzione, mix e mastering. Sono colui il quale fa sia da Sound Engineer che da Mixer e da Mastering engineer , anche perché reputo che solo io riesco ad avere la visione della musica come dovrà essere alla fine. Tanti produttori si sono proposti nel corso degli anni e molto probabilmente a livello sonico forse sarebbero riusciti a fare un lavoro magari anche migliore, ma non a livello di personalità del sound. In più sono sempre stato molto interessato a fare le cose proprio a modo mio, per esempio anche nel caso degli strumenti suono solo ed esclusivamente strumenti prodotti dalla mia ditta Inspiria Guitars, perché sono strumenti che mi garantiscono un certo tipo di suonabilità , di sound e di immagine. Dopo aver lavorato per altre ditte produttrici di chitarra ho deciso di aprire la mia azienda che riflettesse di più il mio carattere, le mie intenzioni e il mio design.
5. Cosa pensi di offrire di diverso e di particolare in ambito metal?
Ma sicuramente in ambito metal qualcosa, un'alternativa sicuramente. Sai, tante volte mi capita di pensare quanto metal sia la mia musica. Poi è una domanda che lascio perdere, perché penso che sia poco importante, ma quello che ti posso dire è che suono metal senza suonare metal. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che ovviamente ho background a livello metal, ho suonato death metal, trash metal per anni, quindi sono un vero e proprio metallaro. Però ovviamente nel corso degli anni mi sono aperto a genere diversi che hanno dato il via alla ricerca della mia identità musicale, che penso di aver raggiunto negli ultimi anni, soprattutto con questo disco che rappresenta in toto quello che ho da offrire come musicista e come artista. Come dicevo prima, definisco la musica instrumental prog metal, che è un metal che può andare dall'essere molto pesante, infatti ci sono blast beats, chitarre a otto corde, super distorte, fino a brani molto melodici e quasi new age. Ma delle volte riesco in un solo brano a unire le mie influenze new age alle mie influenze death metal, quindi il brano magari parte in maniera molto pacifica per poi terminare in maniera molto furiosa con magari un blast beat e un riff super ribassato a livello di accordatura. Quindi per quanto mi riguarda potrebbe tranquillamente strattarsi di post metal, anche se come post metal viene riferito ad un altro tipo di sound, un pochino più alla “crisis”, un pochino più all'alternativo. Però magari avrebbe ancora più senso la definizione post instrumental prog metal o qualsiasi roba che si avvicini. Detto questo, non sta a me dare definizioni perché non sono giornalista, anzi a questo punto la domanda la giro a voi. Come definireste il mio sound? (instrumental prog metal, NDR)
6. Hai in programma un tour di supporto a questo nuovo album?
Ho già suonato delle date di supporto, infatti sono appena tornato dalla Germania, dove ho suonato la settimana scorsa al Guitar Summit vicino a Frankfurt. I prossimi appuntamenti saranno in Asia, suonerò infatti in Cina, per poi sbarcare negli USA a gennaio. In più, nel 2026 ci saranno delle date in Europa, tra le quali anche l'Italia.
7. Cosa pensi della fruizione della musica di oggi? Sei a favore della digitalizzazione o pensi che abbia in qualche modo danneggiato la musica e soprattutto le piccole band?
Ma sicuramente, sarò onesto, il lavoro del musicista come lo conoscevamo 25 anni fa non esiste praticamente più. Ogni band ha un business parallelo oppure un business integrato nella propria attività da musicista. Per esempio, nel mio caso, ovviamente ho degli introiti per quanto riguarda la mia musica, le mie canzoni, i miei diritti, la musica dal vivo e quant'altro, ma l'unico modo per me per monetizzare e sopravvivere in questo business è quello di insegnare, infatti insegno chitarra in tre istituti musicali norvegesi, ho la mia ditta di chitarra che produce appunto chitarre e corde e lavoro anche in studio come produttore per altre band. Tutto questo perché appunto la musica al giorno d'oggi è, “gratis”. È stato molto difficile per me fare pace con questa realtà e onestamente non sono neanche troppo sicuro di averlo fatto. Non sono sicuro di supportare il digital streaming, ma questa è la realtà nella quale viviamo e della realtà con la quale dovremmo avere a che fare in futuro. Quindi è molto importante trovare delle alternative che riescano a coniugare la propria vena artistica con le esigenze quotidiane. La cosa positiva è che la tecnologia ha fatto passi da gigante sia per quanto riguarda appunto la fruizione della musica che la produzione della musica, quindi nonostante costi tantissimo tempo, cioè la produzione nel mio caso viene quantificata in tempo piuttosto che in denaro; 25 anni fa fare un album a me sarebbe costato molto di più che al giorno d'oggi. Fondi che posso tranquillamente utilizzare per la promozione e la distribuzione della mia musica. Sicuramente io penso che entrambi i fattori abbiano avuto conseguenze; non nel mio caso onestamente perché comunque ho sempre una produzione di tipo genuino in cui sono io dietro la scrittura dei brani dalla A alla Z, però sicuramente la facilità della produzione ha danneggiato la musica, quindi la musica pop, copia e incolla, anche la musica AI, tanti artisti si affidano a una app AI per scrivere la musica e poi ci cantano sopra. In più ovviamente il fatto che tante band abbiano fronteggiato problemi economici gravissimi causa crisi del music business, ha danneggiato il panorama musicale, nel senso che tante band si sono sciolte, hanno smesso di suonare, oppure non essendo retribuite in maniera adeguata magari non hanno portato avanti il discorso musicale nel modo più professionale possibile, quindi sicuramente ha avuto un effetto da tutti i punti di vista, però ovviamente quello che io penso è che la musica può essere gratis ma è e resta sempre un “lifestyle”, non è solo un lavoro ma uno stile di vita.
8. Quali sono i tuoi piani più immediati? Insomma, dove vorresti che arrivasse il tuo progetto musicale?
Allora, il fatto di essere riuscito, tra i vari impegni, a finire questo disco in tempo utile è già un successo per quanto mi riguarda. Ovviamente ho altri piani. Come dicevo, piani immediati live e anche piani più a lungo termine. Lavorerò con alcune ditte per creare dei pacchetti di sound, di presets basati sul mix del mio album, per ditte produttrici di pedali o di software, tutte cose che entreranno a far parte del mio brand nell'immediato. Infatti, addirittura, con la mia ditta di chitarra (Inspiria Guitars), per esempio, abbiamo appena rilasciato un pacchetto di corde, strumenti signature e quant'altro. E poi, ovviamente, ci sarà un altro disco nei prossimi due anni. Ma nel frattempo, immagino che la cosa sulla quale mi concentrerò sarà sia l'attività live che, ovviamente, la creazione di contenuti per i miei social media, in particolare per YouTube e Instagram.
9. Abbiamo Finito, concludi come vuoi l’intervista!
Grazie mille a te per lo spazio concessomi e per la webzine, e grazie agli ascoltatori per aver letto fino a qui. Esorto tutti ad ascoltare "The Revolution of Evolution" su tutti i DSP, Spotify, Apple Music e simili, scaricare il digital download da Bandcamp e comprare CD e vinili su ElasticStage.com. Supportate gli artisti underground. Ci vediamo in tour, ci vediamo in Italia, ci vediamo ogni settimana su YouTube e tutti gli altri social. A presto e grazie mille!
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