BAKELIT "No Fear of Drowning" (Recensione)


Full-length, Fosfor Creation
(2025)

Con "No Fear of Drowning Bakelit" realizza un album che è tanto un viaggio sonoro quanto un’esplorazione dei recessi più oscuri dell’esperienza umana. Il lavoro, pubblicato nell’autunno del 2025, mette in luce una band in piena maturazione, capace di fondere rock progressivo, art rock e spunti elettronici con un’attenzione particolare alle dinamiche narrative e all’atmosfera. Il disco si struttura su sei brani che, pur nella loro brevità relativa rispetto alle suite progressive classiche, costruiscono un arco emotivo coerente e avvolgente, un percorso che alterna momenti di inquietudine a pause di riflessione.

L’apertura con "From the Underground" è immediatamente suggestiva: il suono si apre con un tappeto di synth “spacey”, evocativo di paesaggi psicologici oltre che musicali, mentre la voce di Öivin Tronstad intesse parole che suonano come un appello a emergere dalle profondità, una metafora potente di liberazione e risveglio. Il duetto con Cia Backman in questa prima traccia crea un contrasto timbrico affascinante, un dialogo vocale che sembra incarnare la tensione tra disperazione e speranza. La struttura estesa, con quasi otto minuti di durata, permette alla narrazione di dispiegarsi con calma e intensità crescente. "Moment of Peace" prosegue in un registro più sottile, quasi sospeso: qui Bakelit gioca con il contrasto tra quiete apparente e tensione interna. La musica sembra rallentare il suo respiro, e la voce si muove in un territorio emotivo che riflette sull’illusione di tranquillità e sull’inevitabilità del conflitto interiore. È una traccia che richiede ascolto attento, perché sotto la superficie apparentemente pacata emergono sottili correnti di inquietudine e domande esistenziali.

Con "We Still Hate You" l’atmosfera vira verso un’espressione più aspra e drammatica. Le parole sembrano incarnare un conflitto profondo, non tanto esteriore quanto interiore, dove emozioni di rifiuto, frustrazione e incomunicabilità si fondono in un tessuto sonoro denso e pulsante. La ritmica qui è più marcata, i synth e le chitarre si intrecciano in un dialogo che sembra mettere in scena l’eterna lotta tra opposti dentro di noi. "Weak, Immature, Aggressive" accentua ulteriormente questa intensità: il titolo stesso è un invito a confrontarsi con i lati più fragili e contraddittori della natura umana. La musica riflette questo tema con un mix di sonorità elettroniche e rock che procedono in modo quasi ipnotico, trascinando l’ascoltatore in un paesaggio sonoro dove ogni elemento sembra interrogare la stabilità del sé. La title track "No Fear of Drowning" rappresenta il cuore tematico dell’album. Qui la narrazione musicale assume una dimensione simbolica, un passo oltre la semplice esperienza individuale: l’idea di “essere senza paura di affogare” si traduce in un’affermazione di libertà interiore, una sorta di accettazione delle forze contrarie che ci attraversano. La melodia si apre con un fraseggio che ricorda gli spazi ampi, lenti movimenti di un oceano immaginario, mentre i temi vocali e i riferimenti armonici suggeriscono una possibile rinascita, un’emergere dal buio con rinnovato coraggio.

La conclusione con "Bombs in My Head" è una chiusura potente e inquietante allo stesso tempo. Il titolo evoca caos, sovraccarico sensoriale e conflitto, e la musica rispecchia queste immagini con una tessitura densa e stratificata: synth, tastiere, percussioni elettroniche e linee vocali si intrecciano in una composizione che non cerca una risposta consolatoria, ma piuttosto pone la condizione umana di fronte alla sua fragilità e alle sue contraddizioni. È un modo efficace di concludere un album che, pur affrontando temi difficili, non abdica mai alla tentazione del facile catartico, ma conserva la complessità e la profondità che lo rendono memorabile.

Quello che rende "No Fear of Drowning" un’opera convincente è la capacità di Bakelit di trasformare elementi apparentemente disparati — art rock progressivo, elettronica, strutture narrative e temi psicologici forti — in un insieme coerente e personale. Le performance vocali di Öivin Tronstad e Cia Backman formano un duetto che a volte ricorda grandi espressioni del rock sinfonico, capaci sia di evocare paure sia di indicare possibili aperture verso una luce esitante ma presente sotto la superficie delle ombre. La produzione valorizza questa ricchezza di sfumature, mantenendo un suono profondo e dettagliato che permette alle singole parti di respirare senza perdere l’unità dell’insieme. È un album che, pur durando poco meno di quaranta minuti, riesce a creare un senso di immersione totale, come se l’ascoltatore stesse attraversando una narrazione sonora completa, che lascia il segno proprio grazie alla sua sincerità emotiva e alla sua tensione costante tra oscurità e speranza.

"No Fear of Drowning" è un album che non si limita a offrire momenti isolati di bellezza, ma costruisce un viaggio emotivo coerente, capace di catturare e coinvolgere. Bakelit conferma qui una voce autentica nel panorama del progressive art rock contemporaneo, un disco che affonda le sue radici nel disagio umano per risalire, senza timore, verso una possibile rinascita.

Recensione a cura di Simone Lazzarino
Voto: 88/100

Tracklist:
1. From the Underground 
2. Moment of Peace 
3. We Still Hate You 
4. Weak, Immature, Aggressive 
5. No Fear of Drowning 
6. Bombs in My Head 

Line-up:
Carl Westholm – Electric piano, organ, synthesizers, bass, theremin, vocoder, and background vocals
Öivin Tronstad – Lead and background vocals
Cia Backman – Lead and background vocals
Jonas Källsbäck – Drums
Ulf Edelönn – Guitars

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