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Una tempesta di Extreme Epic Metal: STORMLORD (Intervista)


Gli Stormlord sono ormai dei veterani della scena estrema italiana, e con il loro Extreme Epic Metal sono arrivati a perfezionarsi sempre di più, come dimostrato dal loro ultimo, ottimo album, "Far", che abbiamo recensito sulle nostre pagine. Di seguito la nostra lunga chiacchierata con Cristiano Borchi e Francesco Bucci, che non hanno lesinato a impegnarsi nel rispondere accuratamente alle nostre domande. E lasciatemelo dire, questo, al di là dei gusti personali di ognuno sulla musica, non fa che apportare stima mia nei loro confronti, perchè troppo spesso band con un decimo del loro spessore e della loro presenza sul campo si atteggiano a star e non rispondono molte volte nemmeno alle interviste. C'è da imparare ragazzi, se volete che l'Italia Metal davvero cresca. A voi, buona lettura!

1) Benvenuti Stormlord! Siete in giro dai primi anni Novanta, quindi è doveroso chiedervi cosa si prova ad essere ancora qui oggi e cosa vi ha spinto in tutti questi anni a non mollare mai...
(Cristiano Borchi - Voce) Ciao ragazzi! Beh sicuramente si prova una grande gioia ad essere ancora qui, la cosa che ci ha sempre fatto andare avanti è la passione per quello che facciamo, nonché l'affiatamento interno. Suoniamo insieme veramente da una vita e ci conosciamo alla perfezione, abbiamo condiviso qualunque cosa e ogni tipo di situazione, e questa è una cosa che contribuisce alla solidità di un gruppo.

2) Sono sincero, ma non sono super informato riguardo la vostra line-up degli ultimi anni, quindi volevo chiedervi se ci sono stati dei cambiamenti e, in tal caso, cosa hanno portato di nuovo nella band.
(Francesco Bucci – basso) In questo momento la band è formata da quattro membri storici: oltre al fondatore Cristiano, ci sono io e David che siamo presenti da “Supreme Art Of War” del 1999 e Gianpaolo Caprino che è entrato nel 2002, prima di “The Gorgon Cult”. Nel periodo fra “Mare Nostrum” ed “Hesperia”, seguito di una serie di avvicendamenti, sono entrati Riccardo Studer alle tastiere ed alle orchestrazioni ed Andrea Angelini alla chitarra solita. Anche se le nostre due “reclute” hanno partecipato con grande passione alla registrazione di “Hesperia”, è con “Far” che hanno preso definitivamente possesso del sound Stormlord, fornendo un contributo fondamentale sia dal punto di vista del songwriting che degli arrangiamenti (sostanzialmente portando un bel po’ di violenza esecutiva e tanti layer orchestrali in più).

3) Parlateci un po' del titolo del vostro ultimo album, "Far", e di cosa trattano più in generale i testi.
(Francesco Bucci – basso) Ti ringrazio per aver prestato attenzione ad un aspetto, quello dei testi, che non sempre viene valutato con la dovuta attenzione, soprattutto nell’ambito del metal, e che, al contrario, ho sempre cercato di curare in maniera particolare (sarà che sono cresciuto ascoltando King Diamond…). Sin dal nostro disco di esordio, “Supreme Art of War”, i miei testi tendono ad essere incentrati sulla cultura mediterranea; ciò perché, come non mi stancherò mai di ripetere, la Storia, le leggende e le tradizioni tratte dal patrimonio delle terre bagnate dal Mediterraneo - quindi non solo Roma o la Grecia, ma tutta quella sfera culturale in cui non possiamo fare a meno di riconoscere le nostre radici - rappresentano un patrimonio prezioso ed inesauribile che troppo spesso diamo per scontato e che meriterebbe una maggiore esposizione in un ambiente, come quello del metal, dove si tende a rivolgere lo sguardo unicamente a Nord. Rispetto ad “Hesperia”, però, ho deciso di non reiterare la scelta del concept poiché desideravo sentirmi libero di trattare tematiche eterogenee, senza dovermi forzatamente limitare ad un preciso argomento.Inizierei quindi questa disamina con le tracce più vicine ai nostri argomenti consueti. “Leviathan” ruba il titolo ad un imponente mostro biblico (oltre a rappresentare un concetto indissolubilmente legato al filosofo Thomas Hobbes), nato dalle profondità dell’oceano, per parlare del vulcano Etna come uno dei principali simboli del nostro Paese e del Mediterraneo.Questo monte è sempre stato presente nella nostra cultura ed, in antichità, è stato indicato ora come la porta di accesso al Tartaro (gli inferi della mitologia Greca e Romana), ora come la fucina di Efesto, il fabbro degli Dei, ora come il luogo dove Eolo imprigionò i venti, e mille e mille altre storie.Essendo presente anche una parte in dialetto che riprende uno stralcio di un poema Catanese, non avremmo potuto trovare miglior interprete del nostro storico fonico Giuseppe Orlando (The Foreshadowing, Airlines of Terror), Catanese di nascita ed in possesso di uno dei growl più terremotanti della scena (anche se la sua abilità dietro il drumkit è decisamente più nota).Dando poi un’interpretazione simbolica del brano, il monte Etna, che da millenni osserva impassibile i cambiamenti che avvengono alle sue pendici, fra imperi che sorgono e si disfano senza lasciare traccia, funge anche da memento della caducità della nostra esistenza, a cui troppo spesso attribuiamo una centralità esasperata che viene annichilita dall’incessante scorrere del tempo.“Mediterranea” è un elegia dedicata al privilegio di vivere in una terra dove basta chiudere gli occhi per sentire i sospiri e le voci del passato che riportano alla mente infiniti racconti di gloria e rovina. “Sherden” tratta di una popolazione di mercenari e marinai risalente al secondo millennio avanti Cristo, parte della lega dei popoli del mare, che spesso è stata identificata con gli antichi abitanti della Sardegna. È l’ennesimo tributo che ho il piacere di porgere a questa meravigliosa isola, mai troppo celebrata. “Vacuna” è un testo nato quasi di getto dopo la mia visita presso il meraviglioso anfiteatro di Pietrabbondante in Molise, regione in cui risiedono le mie origini, e parla dell’omonima dea adorata dai Sabini e dai Sanniti a cui era dedicata, appunto, l’arena. Colgo l’occasione per consigliare, a tutti gli i lettori, di prendersi del tempo per scoprire le meraviglie di questa terra così trascurata, partendo proprio da Pietrabbondante e da Sepino. Vi assicuro che il Molise esiste ed è splendido, dite che vi mando io.Le tematiche di “Romulus” penso siano abbastanza intuibili. Strano ma vero, non mi ero mai occupato del mito alla base della nascita di Roma, ma ora posso dire di aver rimediato in maniera soddisfacente. Pur avendo elaborato il testo molto prima dell’uscita del film, peraltro, sono rimasto molto appagato dalla contemporaneità con cui è stato pubblicato lo straordinario “Il Primo Re” di Matteo Rovere, ottimamente interpretato da Alessandro Borghi. “Far” che dà il titolo al disco, è un inno al viaggio ed alla scoperta. Per quanto mi riguarda, il concetto di “lontano” racchiude l’essenza stessa della vita: il desiderio di affrontare l’ignoto sfidando ogni pregiudizio ed ogni ristrettezza mentale, senza aver timore di mettere in gioco le proprie conoscenze di fronte alle nuove scoperte, da intendersi queste come arricchimento del proprio bagaglio, piuttosto che come tabu da avversare. Mi piacerebbe che il nostro stile venisse descritto come “musica per volgere lo sguardo all’orizzonte” poiché l’avventura, la sfida, il desiderio di conoscenza, LA TOLLERANZA, che non cessiamo mai di celebrare, sono le cose che rendono la vita degna di essere vissuta ed elevano l’Uomo ad un rango superiore. “Invictus” e “Crimson” sono incentrate su tematiche meno specifiche ed hanno lo scopo di descrivere due sentimenti che fanno parte della natura umana: la prima tratta, infatti, dell’eterna e circolare lotta del nuovo contro il vecchio, della volontà di spodestare colui che detiene il potere per prendere il suo posto ed, un domani, soccombere a propria volta. Ancora una volta ricorre l’ambizione, propria e per la propria stirpe, come scintilla dell’evoluzione umana. Il secondo brano citato, invece, prova ad immedesimarsi in un guerriero che nel cuore della battaglia vive quella sorta di trance combattiva anche nota come berserksgangr: è un momento di furia in cui l’Uomo si riconnette alla sua parte primordiale, spazzando via la superficie di civiltà e facendo emergere sia la preda che il predatore. Inoltre, accanto ai testi che trattano argomenti di carattere classico, ha avuto anche modo di spaziare adattando, ad esempio, il lavoro di R.E. Howard, autore fra l’altro del Ciclo di Conan, al brano “Cimmeria”, oppure prendendo spunto (pur partendo da una concezione antitetica) dalla poesia di Walt Whitmann “Prayer Of Columbus”, per dare voce, in “Levante”, ad alcune mie riflessioni sulla figura di Cristoforo Colombo e, più in generale, sulla natura umana.

4) Il vostro sound si è negli anni sempre più arricchito, quindi volevo chiedervi come potreste descrivere attualmente la vostra musica ed evidenziare cosa secondo voi è cambiato e si è evoluto in questi quasi tre decenni di attività.
(Francesco Bucci - basso) Se con i nostri primi tre dischi abbiamo costruito le fondamenta del nostro stile, andando anche un po’ a tentoni, complice l’incoscienza della giovinezza, con “Mare Nostrum” siamo riusciti, per la prima volta, a dare una forma completa a quel mix di metal estremo, epica e sonorità mediterranee che avevamo in testa. “Hesperia” è un po’ un caso a parte, trattandosi di un concept che, anche dal punto di vista musicale e degli arrangiamenti, potrebbe risultare più intricato e meno immediato rispetto al passato, ma che comunque ha portato ad un gradino superiore la nostra concezione di Extreme Epic Metal. "Far” è la summa di tutto ciò che Stormlord rappresenta nel 2019 ed, ovviamente, beneficia dell’esperienza maturata durante il corso della nostra, non brevissima, carriera. La particolare identità dei brani, oltre ad essere dovuta ad una nostra precisa scelta (siamo sempre molto attenti a non ripeterci ed a trattare ogni canzone come la migliore del disco), è dovuta anche dall’intervento di tutti i membri del gruppo in sede di composizione. Infatti, anche se Gianpaolo è il principale compositore, quasi tutti i membri scrivono musica e tutti noi ci esprimiamo in maniera attiva su ogni aspetto del processo compositivo, dalle fasi preliminari al mix. La principale novità del nuovo materiale risiede sicuramente nel metodo di lavorazione utilizzato: se in passato avevamo quasi sempre composto i brani in sala prove, arricchendoli poi in sede di preproduzione, questa volta il grosso del processo si è svolto di fronte al computer, su materiale composto singolarmente a casa ed elaborato in seguito dal gruppo nella sua interezza, riunito nello studio di Riccardo. Questa scelta potrà suonarti piuttosto “fredda”, immagino, eppure seguendo questa metodologia siamo riusciti a sperimentare di più, lanciandoci senza riserva in tentativi e soluzioni che difficilmente avremmo potuto mettere in pratica in sala prove.Infine, era forte in noi la volontà di dare alla luce un disco più immediato di “Hesperia”, dove la parte “Metal” venisse messa in luce quanto quella epica; in poche parole, volevamo dei pezzi capaci di rendere al massimo sia dal vivo che in studio.

5) Chi ha realizzato l'artwork, stupendo, di "Far", e vogliamo spiegarlo più nel dettaglio?
(Francesco Bucci – basso) Da “Mare Nostrum”, quando i nostri amici Elvenking ce lo hanno fatto conoscere grazie alla stupenda cover di un loro disco dei tempi, in poi abbiamo continuato ad affidarci a Gyula Havancsak ed alla sua arte perché, so di parlare a nome di tutti, lo riteniamo uno degli illustratori più dotati della scena e, soprattutto, è completamente in sintonia con i nostri gusti. Questo gli ha permesso tradurre in immagine la musica di Stormlord come nessun altro prima. Il processo di creazione dell’artwork origina solitamente da un nostro input, in questo caso anche grafico, che poi Gyula interpreta e stravolge secondo la sua ispirazione; noi tendiamo sempre a lasciargli carta bianca, intervenendo solo nel momento in cui vogliamo indirizzarlo verso lo sviluppo di uno spunto che riteniamo particolarmente riuscito. Sul significato della copertina, che a ben guardare comprende parecchi elementi della nostra iconografia, preferisco che gli ascoltatori trovino la propria interpretazione in autonomia; non vorrei che, fornendo una mia spiegazione didascalica, rischiassi di tarpare le ali a letture diverse, magari più creative e fantasiose, nate nella mente degli osservatori. Amo considerare l’opera d’arte come una macchina pigra la quale si rinnova continuamente attraverso l’intervento interpretativo degli utenti, che attraverso il loro sforzo danno nuova linfa vitale alla stessa. Posso giusto lasciare un piccono indizio facendo notare che, osservate in ordine cronologico, le copertine di “Mare Nostrum”, “Hesperia” e “Far” potrebbero essere unite dal medesimo filo conduttore.

6) Dove si sono svolte le registrazioni e il missaggio finale di "Far"? Il risultato a livello di qualità audio è davvero stupefacente!
(Francesco Bucci – basso) Ti ringrazio, in effetti ci abbiamo sputato sangue, sudore e lacrime. Il nostro sound è molto stratificato, con interventi importanti dell’orchestra che rischiano sempre di prevaricare gli altri strumenti, mentre per noi è fondamentale che, oltre alla parte epica ed orchestrale, esca fuori anche il lato puramente metal perché… beh… noi tutti amiamo le chitarre distorte. Le registrazioni si sono svolte principalmente ai Time Collapse Recording Studios di Riccardo Studer, il nostro tastierista, mentre per la voce ed il mixaggio finale ci siamo spostati agli Outer Sound studio di Giuseppe Orlando, nostro storico fonico con cui siamo in procinto di festeggiare venti anni di collaborazione, dove ha concluso il disco con la collaborazione di Riccardo. Per celebrare ultimamente il “made in Italy”, questa volta abbiamo deciso di masterizzare il disco non ai finlandesi Finnvox, come era avvenuto per i due album precedenti, ma da Simone Mularoni (che è di San Marino, ma vabbè…) ai suoi Domination Studio. Il risultato è quello che senti, e ci rende immensamente fieri.

7) Faccio sempre questa domanda, ma anche girandola e rigirandola non se ne viene mai a capo. Ultimamente penso che la scena metal italiana sia cresciuta moltissimo, ma per un motivo o per l'altro, fa fatica ad emergere ancora nel 2019...Come mai secondo voi?
(Francesco Bucci – basso) Viviamo in un paese dove il rock (figurarsi il metal) non ha mai attecchito in maniera particolare, almeno in confronto al nord Europa, ed ancora scontiamo un ritardo endemico alla carenza di strutture e di organizzazione che per lungo tempo ha ostacolato l’organizzazione di eventi e di tour dedicati alla nostra musica. Se adesso la situazione è migliorata, ricordiamo ancora con chiarezza i nostri esordi, le difficoltà per trovare uno studio di registrazione che capisse le nostre esigenze, i concerti nelle pizzerie o nelle pseudo feste di piazza, con le vecchiette vestite di nero che ci guardavano come fossimo il demonio. In ogni caso, non si può dire che ora l’Italia non stia dicendo la sua grazie ad un pugno di nomi che si stanno facendo valere moltissimo in giro per tutto il mondo.

8) Domanda da bar: quale pensate sia stata la critica più ingiusta alla vostra band?
(Cristiano Borchi - voce) Ogni critica esprime il punto di vista di chi la fa, e come tale va rispettata. L'importante e che le critiche siano argomentate, che partono da punti concreti e non da idee precostituite o antipatie epidermiche. Mi è capitato nel corso degli anni di leggere critiche basate sul sentito dire, su interpretazioni personali di fatti che non si conoscono, su convinzioni sul nostro modo di vedere il mondo della musica che erano solo nella testa di chi ci stava criticando. Sono 
questo tipo di critiche che definirei ingiuste, anche se il termine esatto per definirle è sterili. Una critica motivata e spiegata può invece rappresentare un'occasione di crescita.

9) Quali sono i vostri obiettivi più immediati per il futuro?
(Cristiano Borchi - voce) A breve gireremo il videoclip di un nuovo pezzo, poi ci attende un'attività live che speriamo sia più intensa possibile.

10) Vi piace esibirvi dal vivo? E come riuscite a portare sul palco le difficili strutture dei vostri brani, intese anche come gli innumerevoli arrangiamenti orchestrali che avete nei vostri pezzi?
(Francesco Bucci – basso)Quella live è la dimensione ideale di Stormlord. Data la complessità del sound, che tu stesso hai notato, questa affermazione ti potrà sembrare strana, ma la verità è che solo sulle assi dello stage la nostra proposta raggiunge il suo completamento. I nostri show sono un’esplosione di energia, interazione col pubblico, volume e teatralità. Forse a volte andiamo un po’ sopra le righe, ma d’altronde suoniamo una musica che abbiamo chiamato Extreme Epic Metal, quindi dubito che il pubblico si aspetti da noi un set shoegaze. Per quanto riguarda gli arrangiamenti, c’è un processo di selezione che facciamo al momento di preparare i pezzi dal vivo. La parte riguardante gli strumenti a corda non è mai troppo complessa, quindi ce la caviamo velocemente, mentre per quanto riguarda orchestrazioni, cori e quant’altro, Riccardo individua le parti principali da suonare dal vivo, mentre per il resto ci facciamo aiutare dalle basi. Evitiamo, però, di abusarne, perché se da una parte un certo numero di arrangiamenti aggiuntivi sono parte inscindibile della nostra proposta, dall’altra vogliamo assolutamente evitare l’effetto playback stile festivalbar anni ’90.

11) Vi saluto ragazzi. Concludete come volete questa intervista!
(Francesco Bucci - basso) Innanzitutto desidero ringraziare coloro i quali non hanno mai cessato di supportarci e di attendere il nuovo disco, nonostante questi anni di silenzio che avrebbero fatto perdere la pazienza anche ad un monaco. Per i lettori che ancora non ci conoscono: beh, cosa aspettate? Fra Spotify, Youtube e piattaforme varie, i modi per ascoltare nuova musica sono potenzialmente infiniti (alcuni folli, addirittura, arrivano ad acquistare dei CD!). Date una chance alla musica che non conoscete, perché lì fuori ci sono migliaia di realtà bellissime che mettono il cuore e l’anima in quello che fanno.
Un ringraziamento, infine, anche a heavymetalmaniac per averci dato spazio sulle proprie pagine.

Intervista a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum"

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