Intervista: NOIRNOISE
Radici nell’inferno e rami verso il paradiso: così i Noirnoise raccontano “Plant Resilience”, un album che rappresenta pienamente la loro identità artistica. Dopo l’EP del 2024, la band sente l’esigenza di dare continuità al proprio percorso con un lavoro viscerale e autentico, orgogliosamente “raw”, lontano dalle produzioni troppo levigate e dalle logiche usa e getta della musica contemporanea. Cresciuti nell’epoca d’oro dei live anni ’90, tra alternative rock, grunge e contaminazioni dark e psichedeliche, i Noirnoise mettono al centro l’attitudine più che le influenze. I brani nascono in modo istintivo, spesso con un approccio diretto e spontaneo, ed è sul palco che la band trova la sua dimensione ideale. In questa intervista emerge una realtà compatta e consapevole, che crede fortemente nel valore dell’espressione sincera e nella forza del live, con l’obiettivo di portare “Plant Resilience” il più lontano possibile.
01. Ciao e benvenuti su Heavymetalmaniac.it. Partiamo parlando in generale di “Plant Resilience”!
È un progetto di cui andiamo estremamente orgogliosi. Dopo l’uscita del nostro EP “Noirnoise”, nell’aprile 2024, sentivamo l’esigenza di dare continuità. Francesco Palumbo, con la sua Club Inferno Ent., dopo aver ascoltato le tracce, ci ha dato la possibilità di uscire con un album che rappresenta molto bene la nostra visione musicale e artistica. Il lavoro di mastering effettuato da Giuseppe “Buzz” Nicolò nel suo Lost Soul Studio ha reso ogni traccia più graffiante, comprendendo fino in fondo il significato dei singoli brani, anche oltre il mero aspetto musicale. “Plant Resilience” è una parte di noi, delle nostre emozioni… è un albero che, a tratti, raggiunge il paradiso, nutrendo però le proprie radici nell’inferno di rabbia, dolore e malinconia…
Lo splendido lavoro grafico di Flavio Nequam Porrati ha sposato perfettamente questa inquietudine…
02. Come avete visto cambiare la scena alternative rock in questi anni in Italia?
I componenti dei Noirnoise hanno avuto la fortuna di crescere in un mondo diverso, anche e non solo musicalmente. Siamo stati fieri partecipi dell’“Effetto Mezcal” degli anni ’90 e, frequentando Torino in quel periodo, abbiamo visto esplodere band pazzesche. È stata l’era dei live in ogni forma possibile, dei concerti a prezzi calmierati, dei locali che proponevano quasi ogni sera musica dal vivo. I pub, e forse ancora di più i discopub, erano i social dell’epoca. La gente semplicemente usciva per soddisfare un bisogno di aggregazione pazzesco. Non vogliamo entrare nel merito di dinamiche sociali, ma, da un certo punto in poi, anche l’alternative rock, così come tutte le forme d’arte “popolari” e basate sull’aggregazione, ha iniziato a morire di inedia, diventando un genere di nicchia e snaturandosi. Crediamo che oggi non resti altro che un gruppo di band incazzate per una scena che non concede molte possibilità. L’underground e il tessuto sociale che mantenevano l’alternative rock sono stati prima confinati in una riserva indiana e poi, semplicemente, hanno iniziato ad estinguersi in campi di concentramento come quelli dei reality musicali.
03. Quali sono le band che vi hanno influenzato e hanno avuto un peso per i Noirnoise, soprattutto agli inizi della vostra carriera?
Ogni componente dei Noirnoise ha un pregresso musicale molto diverso: dalle scene dark e new wave degli anni ’80, all’esplosione pazzesca del grunge degli anni ’90, dalla psichedelia degli anni ’60/’70 alle prime band hard rock. Potremmo citare decine di gruppi: Soundgarden, The Doors, Nick Cave and The Bad Seeds, Killing Joke, Melvins, Sonic Youth, Mudhoney, Alice in Chains… e si potrebbe proseguire praticamente all’infinito. Ma non si tratta di accordi, di testi o di riff: si tratta di attitudine, di diversi modi di vedere la musica e il mondo, di approccio alla propria arte. Crediamo che tutto quello che adoriamo e che ci emoziona possa influenzarci, sia in ambito musicale sia in ogni altro aspetto dell’arte. La musica può essere influenzata da un dipinto di Van Gogh, da un libro di Kerouac, da un film di Antonioni… È un infinito flusso di cose meravigliose che assimiliamo, metabolizziamo e che ci cambia dentro. Nessuno si aspetti dai Noirnoise un approccio imitativo alle band citate o brani originali che ricordino una band piuttosto che un’altra… Noi cerchiamo, con tutti noi stessi, di essere semplicemente Noirnoise.
04. Parliamo un po’ di come nasce solitamente un vostro brano e, in generale, del vostro processo compositivo e di registrazione.
È un processo molto istintivo, in cui ogni componente è assolutamente libero di portare la propria creatività senza limiti personali o di genere. Si parte da un’idea… un riff o un testo… e semplicemente si suona con un approccio davvero live, spesso improvvisando e sperimentando, lasciando che il flow faccia la propria strada… a volte diretta, a volte contorta… fino a raggiungere un risultato che semplicemente ci veste come vorremmo… nasce così un nuovo pezzo…
05. Cosa pensate che offrano i Noirnoise di diverso e/o particolare in ambito alternative rock?
In un mondo musicale in cui l’elettronica e la pulizia dei suoni stanno avendo il sopravvento, in cui troppo spesso le band nascono come riflesso poco spontaneo e sfocato di gruppi emersi sulla scena internazionale, i Noirnoise vogliono tornare indietro, riavvolgere il nastro, ritornando a un periodo in cui generi come grunge, stoner, garage e noise prediligevano suoni più duri e distorti, melodie graffianti. Il nostro suono, volutamente grezzo — “raw”, per dirla all’inglese — ci rappresenta, consentendoci di raggiungere il nostro obiettivo: risultare istintivi e mai artificiosi o artificiali. Non ci interessano filtri digitali che ripuliscano il suono. Crediamo che il nostro approccio e il nostro suono “raw” siano ciò che meglio ci contraddistingue, consentendoci di esprimere le nostre emozioni senza filtri.
06. Avete in programma un tour di supporto a questo nuovo album per il 2026?
Stiamo cercando di portare il progetto “Plant Resilience” più a spasso possibile, per provare a regalarlo a un ampio pubblico. Venerdì 13 febbraio è partito un tour che ci ha portato a suonare, come data zero, al Vicolo Schilke di Vercelli. È un posto davvero figo… fatto per la musica live… e la data ha riscosso un ottimo successo. Stiamo esplorando la scena live e crediamo di poter proporre la nostra musica in altri locali nel breve e nel medio termine, soprattutto perché riteniamo che le live session siano la nostra dimensione ideale.
07. Cosa pensate della fruizione della musica di oggi? Siete a favore della digitalizzazione o pensate che abbia in qualche modo danneggiato la musica, e soprattutto le piccole band?
Siamo nati in un’epoca in cui si ascoltavano le musicassette fino a sfondarle o si era costretti a riavvolgerle con la Bic (e chi ha la nostra età ci capisce benissimo)… poi il mondo ha iniziato ad accelerare e, quasi subito, a muoversi a velocità supersonica. La digitalizzazione ha reso tutto più fruibile, offrendo moltissime possibilità di ascolto aggiuntive, ma questo, come in moltissimi altri ambiti, ha fatto emergere una logica “usa e getta”, del tipo “ascolta e passa oltre”, danneggiando soprattutto le piccole band, che in questo mondo velocissimo non riescono più ad emergere. Questo approccio ha avuto gravi ripercussioni, come logica conseguenza, anche sulla musica live: la gente non esce più di casa e non è costretta a farlo per cercare esperienze ed emozioni. I locali live sono man mano spariti e i pochi rimasti, purtroppo, per un milione di motivi, prediligono le cover band o, peggio, i tributi, più facili e meno impegnativi da ascoltare.
08. Quali sono i vostri piani più immediati? Insomma, dove vorreste che arrivassero i Noirnoise?
Suonare live… il più spesso possibile. Crediamo molto in “Plant Resilience”. È un progetto di cui andiamo estremamente orgogliosi e non vogliamo altro che promuoverlo davvero ovunque. Come dicevamo, i Noirnoise sono sicuramente una band live: il palco riesce a far emergere quell’aspetto raw e quell’istintività che ci contraddistinguono. E poi, come succede sempre, riprenderemo naturalmente a scrivere, improvvisare, comporre musica… In fondo siamo quattro amici che condividono un’idea comune, un progetto comune… questo sappiamo fare… e vogliamo farlo insieme…
09. Abbiamo finito, concludete come volete l’intervista
Questa, per noi, è un’opportunità pazzesca per farci conoscere e promuovere il nostro album. Per cui, un grazie di cuore a Heavymetalmaniac. Ascoltate “Plant Resilience” e aspettateci… noi siamo in giro
Web:
Contacts Band – Noirnoise: http://www.facebook.com/
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